SCIENZA E RICERCA

Congelare un tumore per sconfiggere l'ipertensione

Guarire dall’ipertensione grazie alla crio-ablazione di un piccolo tumore che ne era la causa: è successo per la prima volta al mondo circa un anno fa presso l’Azienda ospedaliera di Padova, ma solo oggi l’episodio è stato portato alla conoscenza del mondo scientifico tramite la pubblicazione di uno studio sull’American Journal of Hypertension firmato da Giuseppe Maiolino, Michele Battistel, Giulio Barbiero, Valeria Bisogni e Gian Paolo Rossi.

Beneficiaria del complesso intervento, che segna un nuovo passo alla lotta contro l’ipertensione arteriosa, è una giovane studentessa universitaria a cui in un primo momento era stata diagnosticata un’ipertensione primaria o essenziale, non dovuta cioè alle conseguenze di un’altra patologia. In seguito però, utilizzando una tecnica diagnostica innovativa elaborata in Italia e ora venduta in tutto il mondo, è stato scoperto che il tasso troppo elevato di renina (un ormone prodotto dal nostro organismo) presente nel sangue della ragazza, che determinava l’innalzamento della pressione, era sostanzialmente dovuto a un minuscolo tumore localizzato in un rene della paziente.

Questi tumori, osserva Gian Paolo Rossi, direttore della Clinica medica 4 dell’Azienda ospedaliera e docente presso l’università di Padova, sono ancora oggi considerati rarissimi: “Ne sono stati diagnosticati soltanto 102 casi nel mondo sin dalla prima descrizione nel 1967 a Glasgow. Ciò dipende in larga misura dal fatto che sono assai difficili da riconoscere in quanto spesso sfuggono all'imaging (ecografia e TAC) perché sono minuscoli (di pochi millimetri), e possono presentarsi con valori di renina nel plasma non misurabili con la necessaria precisione, soprattutto allorché si usino i vecchi metodi di dosaggio radioattivo”.

Il nuovo metodo chemi-luminescente, introdotto nell'Azienda ospedaliera/università di Padova grazie a uno studio condotto lo scorso anno, ha permesso di diagnosticare due casi di tumore secernente renina negli ultimi sei mesi: un dato assolutamente rilevante, considerando che a Padova nei 35 anni precedenti ne erano stati riconosciuti soltanto altri due casi.

Una volta identificata la causa dell’ipertensione si è trattato di scegliere una strada innovativa per la terapia, insieme a Michele Battistel e a Giulio Barbiero, radiologi interventisti dell'Istituto di Radiologia dell'università diretto dal professor Diego Miotto. Alla fine si è optato per una crio-ablazione, eseguita con anestesia locale tramite l’inserimento di un ago di 16 gauge (circa 1,5 mm) nel fianco della paziente sotto guida della TC (tomografia computerizzata).

Dopo un piccolo prelievo di tessuto, che ha confermato tramite analisi citologica la diagnosi, è stato introdotto nel forellino del primo ago un secondo ago specializzato per la crio-ablazione della lesione (reninoma). Cicli di raffreddamento da 10 minuti, intervallati da cicli di riscaldamento, per due volte hanno letteralmente trasformato il tumore in una piccola palla di ghiaccio, provocando la necrosi delle cellule tumorali. Alla fine della procedura una scansione TC con mezzo di contrasto ha escluso eventuali, possibili emorragie.

Tutta la procedura è stata ben tollerata dalla paziente, che è stata dimessa il giorno successivo all’intervento; un anno dopo sia i valori di renina in circolo (che prima era prodotta in eccesso per il tumore) che quelli della pressione sono risultati assolutamente normali, e la ragazza non deve più assumere alcun farmaco. Un caso sicuramente raro, ma che getta luce sui meccanismi che regolano l’ipertensione e contribuisce a donare speranza a milioni di pazienti sparsi in tutto il mondo.

Guarire dall’ipertensione – che nel mondo affligge circa un miliardo di persone e provoca ogni anno sette milioni di vittime – insomma si può; già oggi circa il 25% dei casi trova spiegazione in altre patologie primarie, sulle quali si può agire per migliorare la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti: un dato destinato in futuro a salire sempre più.

D.M.

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