SCIENZA E RICERCA

Inquinamento e coronavirus, una relazione da scoprire

Le aree più colpite da Covid-19 sono, allo stato, tre: Wuhan in Cina; la Pianura Padana e particolarmente la Lombardia in Italia; New York negli Stati Uniti d’America. Viene facile la correlazione: sono tre aree ad alto tasso di inquinamento, dunque il coronavirus Sars-CoV-2 si diffonde soprattutto nelle aree dove l’aria è piena di sostanze come gli ossidi di azoto o di particelle come il PM10e il PM2,5. 

Pandemia e inquinamento dell’aria sembrano dunque andare a braccetto. 

Ma è così? Fabio Zampieri intervistato da Federica d’Auria ha già ricordato come il rapporto tra malattie infettive e ambiente sia molto stretto. Ora cerchiamo di indagare più nello specifico. Qual è la relazione tra l’inquinamento dell’aria e la diffusione di Covid-2019?


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La prima risposta generale è che ne sappiamo poco e che, come spiegano Fabrizio Bianchi (direttore dell’Unità di Epidemiologia Ambientale del CNR di Pisa) e Fabio Cibella (epidemiologo del CNR di Palermo) pubblicata domenica 29 marzo sulla rivista scientifica BMJ (British Medical Journal) è necessario indagare in tempi stretti. Perché capire come vanno le cose tra diffusione del virus può servire non solo a spiegare, ma anche ad agire in tempo reale. 

Ma partiamo da questa constatazione di fatto: anche se i media classici e soprattutto i social ne parlano molto e anche se ci sono stati annunci di inizio di studi approfonditi, dal punto di vista scientifico non sappiamo ancora con sufficiente definizione di dettaglio qual è il rapporto tra inquinamento dell’aria e Sars-CoV-2.  

 Tre sono le aree di maggiore interesse. La prima riguarda la diminuzione dell’inquinamento atmosferico nelle aree sottoposte a lockdown (ovvero a isolamento), a iniziare proprio dalla regione di Hubei, quella della città di Wuhan, in Cina e dalla Lombardia in Italia. Le misure effettuate da satellite – per esempio dal Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) – mostrano una forte diminuzione della concentrazione di biossido di azoto (NO2, un forte indicatore dell’inquinamento atmosferico) sia in Cina che sulla Pianura Padana. Sella regione dello Hubei a causa del lockdown il particolato è diminuito nelle scorse settimane tra il 20% e il 30% rispetto a dicembre. L’inquinamento dell’aria uccide, nella sola Cina, circa un milione di persone l’anno. Cosicché, si calcola, la riduzione rilevata in questi primi tre mesi del 2020 ha (ma è meglio usare il condizionale, avrebbe) salvato la vita a 4.000 bambini e 73.000 adulti. 

Una riduzione degli inquinanti dell’aria analoga è stata rilevata, come abbiamo detto, anche sull’Italia settentrionale.  Come riporta l’astrofisica Patrizia Caraveo sul domenicale del Sole24Ore, il satellite Sentinel 5P dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha ottenuto analoghi risultati per l’Italia e ha rilevato una diminuzione degli inquinanti anche su New York, Los Angeles, San Francisco e Seattle. È lecito attendersi una diminuzione della mortalità da inquinamento dell’aria, dunque, anche in Italia e negli Stati Uniti. Ma per averne certezza, occorre che si pronuncino epidemiologi e statistici. 

In ogni caso, se anche questo fosse verificato, non possiamo né applaudire la Convid-2019 né diminuire di oncia il nostro sforzo di contrastarla restando in casa. Dobbiamo diminuire drasticamente l’inquinamento atmosferico e le sue conseguenze a prescindere da Sars-Cov-2.

In Cina è stata registrata anche la diminuzione delle emissioni di anidride carbonica, il principale gas serra (o climalteranti come amano chiamarli gli esperti). Ottima notizia. Ma non dobbiamo confondere tra un inquinante globale che non attacca direttamente la nostra salute, come l’anidride carbonica, e gli inquinanti locali, come l’NOe il particolato che attaccano direttamente la nostra salute e, in particolare, le vie respiratorie. 

Un secondo punto oggetto di attenzione nell’articolato rapporto tar SARS-CoV-2 e inquinamento dell’aria riguarda la capacità del particolato di essere un carrier e un booster, ovvero di trasportare il virus. Secondo questa ipotesi l’inquinamento in tre aree ad alto tasso in inquinamento da particolato come Wuhan, la Lombardia e New York potrebbe essere spiegato, dunque, non solo dalla trasmissione diretta da uomo a uomo, ma dal trasporto del virus su microparticelle. Se fosse vero, il virus dimostrerebbe di essere molto più subdolo di quanto si ritiene e anche più “furbo” di tanti suoi fratelli. Questa possibilità va indagata. Ma, come ricordano Bianchi e Cibella, finora non c’è alcuna dimostrazione scientifica che il particolato sia un carriere un boosterdel coronavirus. 

Ora ragioniamo per ipotesi, senza alcuna pretesa di solidità scientifica. Ma se l’inquinamento dell’aria e in particolare il particolato avessero un collegamento diretto – tipo causa-effetto – dovremmo risolvere due piccoli o grandi anomalie. La prima è che – a tutt’oggi, speriamo mai – il coronavirus non si è drammaticamente diffuso nelle città più inquinate del mondo, che non sono quelle europee e nord-americane e, per quanto voglia un luogo comune, neppure quelle cinesi. Le città più inquinate del mondo (dal punto di vista dell’aria) sono soprattutto in India, poi in Pakistan, in molti paesi del sud-est asiatico e, anche, in Africa. Lagos, in Nigeria, con i suoi 16 milioni e passa di abitanti è tra queste. Ebbene, lo ripetiamo, a tutt’oggi la diffusione del virus in India, in Pakistan, nel del sud-est asiatico e in Africa non ha raggiunto la diffusione che ha avuto nello Hubei, nell’Italia settentrionale e a New York.

Seconda piccola anomalia, l’ipotesi che l’inquinamento è causa diretta della diffusione non spiega perché la Spagna e in particolare l’area di Madrid abbia un tasso di diffusione del virus paragonabile a quello della Lombardia. Nella penisola iberica, per quanto alto, il tasso di inquinamento dell’aria è nettamente inferiore alla Pianura Padana. 

Queste correlazioni, ovviamente, sono puramente astratte. Potrebbero essere del tutto fuorvianti. C’è bisogno, ancora una volta, di una valutazione scientifica accurata, che non c’è. Dunque, prudenza nel proporre ogni tipo di ipotesi. Per ora non conosciamo con sufficiente definizione di dettaglio come agisce il virus. Di certo c’è solo che si trasmette da uomo a uomo. E, dunque, aderiamo con piena convinzione all’invito delle autorità scientifiche e politiche: stiamo a casa.

Terzo punto che vale la pena indagare (anche e soprattutto perché ha effetti tangibili sulla prevenzione e sulla cura) è la correlazione indiretta tra letalità e inquinamento dell’aria. Non c’è dubbio: una sterminata letteratura scientifica consolidata, come ci ha ricordato anche Fabio Zampieri, ha dimostrato che l’inquinamento dell’aria ci rende più suscettibili alle infezioni da virus. Il principale motivo è che rende più debole il nostro sistema immunitario. Questo può spigare almeno in parte l’alta letalità del Sars-CoV-2 in Lombardia e nella parte settentrionale dell’Emilia-Romagna. Chi da anni respira aria inquinata si è trovato in una situazione di maggiore debolezza quando è stato attaccato dal virus.

Ciò non toglie, tuttavia, l’alta letalità apparente in questa parte del paese sia, appunto, apparente. E che il gran numero di morti in assoluto (con un’età media intorno agli 80 anni e in gran maggioranza con una o più malattie sulle spalle) sia dovuto a un numero di contagiati molto più alto di quello emerso dalle verifiche.

Un giorno, speriamo non troppo lontano, lo sapremo. 

Per ora registriamo le parole di Fabrizio Bianchi: "Anche se un giorno dimostreremo che il particolato atmosferico è carrierboosterdi Sars-Cov-2, non bisogna far passare la convinzione che la causa di Covid-19 sia l'inquinamento". Certo è che l’inquinamento dell’aria «resta un potente killer di altre malattie ed è un predisponente al Covid-19, aumenta la suscettibilità al virus». Ed altrettanto certo è che l’origine e la diffusione di questo nuovo patogeno «è a sua volta l'effetto dello sviluppo insostenibile».

In definitiva: il rapporto tra ambiente e Sars-CoV-2 esiste, ma è molto articolato e complesso. E, soprattutto, va ancora indagato. Al più presto.

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