SOCIETÀ

“In un corpo che non mi appartiene”

“Il suo nome non le piaceva. Il suo nome era Andrea. Divenne col tempo una risorsa, poteva essere usato sia al femminile sia al maschile. Quando entra nel mio studio ha trent’anni. Arriva a me da amici che nel passato avevano attraversato un’avventura terapeutica con buoni risultati […] Si apre con iniziale titubanza. Si apre come è in grado di fare. Racconta che da tempo desiderava approfondire alcuni temi legati alla sua vita, alcuni passaggi non ancora disvelati che ritmicamente ritornavano nei suoi pensieri e lo assorbivano. Anche per questo motivo si era iscritto a Psicologia: per capirsi”. La storia di Andrea e quella di Sara sono raccontate nel libro Sconvolti, viaggio nella realtà transgender (Alpes), scritto da Roberta Rosin e Chiara Dalle Luche, psicoterapeute funzionali laureate in psicologia all’università di Padova, entrambe socie Onig, Osservatorio nazionale sull’identità di genere. Il volume ripercorre le vite di due persone transessuali, accompagnate dalle autrici in un delicato percorso di transizione verso il genere percepito come proprio. Due storie uniche, che però assomigliano a quelle di tanti altri; esistenze vissute tra sofferenze e speranza. “Sono storie che abbiamo scelto con il cuore. Inoltre, io e Chiara volevamo presentare sia una situazione Mtf, Male to female, raccontando la storia di Sara, che Ftm, Female to male, con Andrea, e queste due persone non solo coincidevano con quanto pensato ma si prestavano anche a presentare due momenti evolutivi differenti: Sara ancora adolescente, Andrea giovane adulto”, spiega la padovana Roberta Rosin, attualmente docente e supervisore della Scuola di specializzazione in Psicoterapia funzionale e vicepresidente dell’associazione di Psicologia e Psicoterapia funzionale di Padova.

Gender non conforming, transgender, transessuale: le espressioni collegate alle identità di genere sono molteplici. Con ‘non conformità di genere’ ci si riferisce a tutte le persone che vivono un’identità o un ruolo di genere la cui espressione risulta diversa rispetto a quanto atteso dalle norme e aspettative sociali e culturali. “La persona transgender presenta un’identità di genere non in linea con il sesso sviluppato alla nascita ed esprime quindi un ruolo di genere non congruente rispetto a quello tradizionalmente legato al sesso biologico. Nel senso più stretto del termine, si parla di transgenderismo quando si ha un’identità che non rientra nei sessi dominanti e che incarna le infinite sfumature esistenti tra i due, o un terzo genere, un ‘genere altro’ che non ha niente a che fare con il maschile e con il femminile”. Si parla di disforia di genere, di “un vissuto persistente di inadeguatezza, nonché marcata incongruenza, tra il proprio genere espresso e il genere assegnato alla nascita – spiega Roberta Rosin -. Esiste una discrepanza tra il sesso biologico della persona e l’identità di genere a cui la persona sente di appartenere. Queste persone abitano un deciso desiderio di appartenere all'altro genere, vivendo con disgusto tutto ciò che è ritenuto socialmente e culturalmente legato a esso: una delle prime reazioni evidenzia l’estraneità e spiacevolezza di un corpo percepito come estraneo e non in linea con ciò che si sente e si desidera essere intimamente”.

Al primo incontro con la psicologa, D. si presenta con queste parole: “Da sempre mi sento una donna, ho già scelto anche il nome al femminile, da cinque anni ho in mente di iniziare questo percorso di transizione ma ho sempre avuto paura, adesso non posso più aspettare. Mi trovo in un corpo che non mi appartiene”. Il nome scelto da D. è Sara e proprio quel giorno, nello studio di Chiara Dalle Luche, inizia il suo viaggio verso la definizione di sé: “La sua sofferenza traspariva da ogni parte del corpo, ma i suoi occhi erano pieni di speranza”, racconta Dalle Luche, tornando con la memoria a quel primo incontro, l’inizio di un lungo e difficile cammino di transizione che riguarda tante persone: si comincia da un lavoro di introspezione, per poi passare attraverso la ricerca di un contatto con i professionisti e un percorso psicologico mirato, la terapia ormonale, il test di vita reale (Rlt, Real life test), con cui ci si avvia a vivere nel mondo come persona del sesso a cui sente di appartenere sperimentando pienamente il ruolo scelto, e l’iter legale, regolato dalla Legge 164/82 che autorizza le operazioni di conversione sessuale e la successiva rettificazione anagrafica.

Trattando la questione dal punto di vista terapeutico entriamo nel campo del Neo-funzionalismo o Funzionalismo moderno, che intende la persona nella sua interezza e considera l’individuo come sistema complesso: è tutto il Sé che partecipa alla vita, mai una sola parte. “La persona viene accolta su tutti i piani di funzionamento: cognitivo, emotivo, posturale e fisiologico all’interno di sistemi integrati che la regolano – continua Rosin - Come terapeuta funzionale, io contatto il corpo dei miei pazienti e, attraverso specifiche tecniche, cerco di riconnettere e integrare le esperienze di base che eventi della vita hanno distorto o alterato. Vado oltre l’ascolto”. E sulla situazione specifica del suo paziente Andrea, Rosin precisa: “In questo senso, risulta emblematica: lui non era mai stato protetto e quindi, più e più volte, l’ho preso in braccio come un bambino piccolo, ho tenuto la sua piccola testa vicino alla mia pancia, ho accarezzato la sua schiena: tutte tecniche funzionali che richiamano l’esperienza di base della protezione che in Andrea si era estinta e assopita”.

L’identità di genere viene spesso fraintesa, confusa con l’orientamento sessuale, ma la differenza è netta: quando si parla di orientamento sessuale, l’attenzione è rivolta al rapporto con gli altri, “all’oggetto verso cui si indirizzano le relazioni sessuali/affettive, e non è vincolato all’identità di genere – precisano Rosin e Dalle Luche - Un uomo che sia sessualmente attratto da altri uomini non è meno maschio, la sua identità di genere è salda, mentre il suo orientamento si definisce omosessuale, ossia di persona che vive relazioni con individui del proprio sesso. L’identità di genere indica il persistente senso di sé come maschio o come femmina, è la percezione della propria femminilità o mascolinità e sembra essere una caratteristica stabile della personalità, la cui consapevolezza risale all’infanzia. Rappresenta chi siamo. Si riferisce al rapporto con se stessi”.

Francesca Boccaletto

POTREBBE INTERESSARTI

© 2018 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012