SCIENZA E RICERCA

La gelsibachicoltura tra storia e scienza. A Padova l'eccellenza della ricerca

La storia della seta è legata a una leggenda. Si racconta che, prima tra tutte e tutti, a osservare un filo di seta srotolarsi, da un bozzolo caduto nel suo tè bollente, fu una imperatrice cinese. "Proprio lei scelse di portare questa scoperta a corte e cominciare la prima dipanatura". A svelare i dettagli della leggenda è Silvia Cappellozza, dirigente di ricerca del CREA, Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e Analisi dell’Economia Agraria, e responsabile del Laboratorio di gelsibachicoltura di Padova, qui intervistata da Il Bo Live. 

Erede della Regia Stazione Bacologica Sperimentale fondata nel 1871, il laboratorio, che oggi ha sede a Brusegana, è un centro di eccellenza che conserva una banca genetica con oltre 180 razze di baco da seta, Bombyx mori, e decine di varietà di gelso: "Alcune razze sono conservate per la loro valore di biodiversità, per il colore della larva, per la forma del bozzolo, per particolari caratteristiche genetiche, altre sono conservate come linee per incroci". Per quanto riguarda il gelso, il laboratorio ne conserva circa 60 varietà, "un numero cresciuto nell'ultimo periodo, grazie al progetto europeo Horizon ARACNE” (concluso nel febbraio scorso) dedicato alla salvaguardia, al rilancio, alla promozione del patrimonio culturale della filiera del baco da seta, "avviato anche con l’obiettivo di recuperare le varietà - aggiunge Cappellozza -, esaminarle da un punto di vista genetico e valutare eventuali corredi diversi da quelli delle varietà già conservate". 

Servizio di Francesca Boccaletto e Massimo Pistore

La relazione tra baco da seta e gelso

"Il baco da seta è un insetto, appartiene all'ordine dei Lepidotteri ed è completamente domestico. Il nome scientifico è Bombyx mori e appartiene alla famiglia Bombycidae. È originario della Corea, della Cina e del Giappone, dove si trova la popolazione selvatica, che è attualmente diffusa e si chiama Bombyx mandarina: il progenitore selvatico vola ed è capace di mimetizzarsi in natura, con una livrea colorata scura che si confonde con quella del tronco del gelso, è meno pesante del baco da seta e proprio per questo motivo fa un bozzolo più povero di seta", spiega Cappellozza.

Il baco da seta mangia solo foglie di gelso, il suo unico alimento, e "nel passato il gelso è stato il primo esempio di lotta biologica. Infatti, quando è stata introdotta accidentalmente la cocciniglia del gelso è stato introdotto anche il parassita di questa cocciniglia, Prospaltella berlesei. Questo è quindi connaturato proprio alla natura del gelso. Il gelso non può essere trattato perché c'è un insetto che ci vive e noi vogliamo continuare a pensare che insieme possano essere delle sentinelle dell'ambiente”.

Diffusione in Italia e in Europa

Dalla leggenda alle fonti storiche le narrazioni cambiano e i fatti raggiungono un tempo più lontano: la domesticazione ha radici antichissime, "probabilmente 6000 anni prima di Cristo. Lo sappiamo perché, in Cina, sono stati trovati reperti che mostrano la filatura della seta e il suo utilizzo da parte dall'uomo nel Neolitico. Questa domesticazione inizia nel momento in cui l'uomo osserva i bozzoli di Bombyx mandarina e capisce che può ricavarne una fibra". In Europa arriva grazie a una duplice introduzione: "Da una parte quella dei Bizantini dalla Grecia e, dall'altra, quella degli arabi in Sicilia - racconta Cappellozza a Il Bo Live -. Al Nord arriva più tardi e questo fatto è soprattutto dovuto alla diffusione dell'albero di cui il baco da seta si nutre. Mentre al Sud si trova, spontaneo, il Morus nigra, un tipo di gelso di cui si può nutrire il baco da seta, al Nord questo gelso non trova le condizioni per una buona crescita, a causa del clima più rigido. Quando il gelso bianco, Morus alba, viene introdotto dalla Cina, si può iniziare ad allevare il baco anche nelle regioni del centro e del nord Italia: si diffonde moltissimo in Veneto, e in altre regioni settentrionali, anche in zone non particolarmente adatte all'allevamento, arrivando persino in Francia e in Inghilterra". 

"Venezia inizia a commerciare filati e tessuti di seta, poi comincia ad allevare il baco da seta nell'entroterra veneto, in particolare attraverso quella forma di agricoltura che si sviluppa attorno alla villa veneta - continua Cappellozza -. Proprio grazie ai proventi derivanti dalla bachicoltura, questa si abbellisce diventando una residenza estiva. Il baco da seta permette di accumulare i capitali che consentono ai nobili, in questo caso soprattutto vicentini, di commissionare ad Andrea Palladio nuove ville di bellissima architettura".

Nascono le stazioni bacologiche 

La seta comincia a essere apprezzata e a diffondersi soprattutto tra le classi abbienti, diventando un elemento di lusso e raffinatezza, e garantisce guadagni ai commercianti e a tutti quelli che praticano la bachicoltura. A metà Ottocento, però, si diffonde una malattia, trasmessa dalla farfalla madre alla discendenza. l governi iniziano a preoccuparsi perché la malattia ha un andamento epidemico, così chiamano uno dei più grandi scienziati dell'epoca, Louis Pasteur, e a lui danno l'incarico di approfondire”. 

La ricerca viene condotta tra Veneto e Friuli, “per la precisione a Villa Chiozza, perché lì alcuni studiosi italiani avevano già cominciato a occuparsene”. Si trova una risposta, individuando l'origine della pebrina, e si individua un metodo di prevenzione, la selezione microscopica: “Per la riproduzione, le uova del baco da seta non potranno più essere affidate agli agricoltori, ma dovranno passare attraverso strutture specializzate per l'analisi microscopica delle farfalle madri. Viene così l'idea, per primo al governo austriaco e successivamente a quello italiano, di fondare le stazioni bacologiche". La prima sorge a Gorizia, la seconda, un paio di anni più tardi, a Padova: è il 1871.

La stazione bacologica di Padova

La prima sede della stazione padovana si trova vicino a Prato della Valle. "Viene da chiedersi: perché proprio a Padova? Perché oltre a esserci una fiorente attività di gelsibachicoltura e alcune filande, come garanzia di studio scientifico, c’era l'università. L'ateneo sembrava un garante per un prosieguo degli studi già iniziati da Pasteur e per la loro applicazione su larga scala”. 

Con l'espansione della città la stazione viene spostata in quella che, una volta, era aperta campagna, oggi periferia, nella zona di Brusegana. “Qui nasce la nuova sede, con i lavori che coprono tre anni, dal 1922 al 1924. Due i corpi principali: uno dedicato all'insegnamento, ai laboratori e agli uffici, e uno per l’allevamento dei bachi, la cosiddetta bigattiera, separata dal primo edificio, perché si inizia a comprendere l’importanza dell’igiene”.  Quando questo edificio viene abbandonato, a causa della crisi che nel secondo dopoguerra affligge la bachicoltura, si pone il problema della collocazione dell'attività di ricerca e conservazione dei bachi da seta e delle cultivar di gelso. Viene avviato il restauro di entrambi gli edifici: uno diventa Esapolis, che diventerà il primo grande insettario d’Italia, e ancora oggi ha il compito di ospitare le collezioni storiche  di bozzoli e seta appartenenti alla originaria stazione bacologica, la biblioteca, l’archivio storico, l’altro, ovvero l'ex bigattiera, viene dedicata alle attività di ricerca e conservazione del laboratorio del CREA.

Laboratorio di gelsibachicoltura e la banca genetica

In Italia l'unica banca genetica per il baco da seta (Bombyx mori) si trova a Padova ed è gestita dal Laboratorio di gelsibachicoltura del CREA. "In Europa ce ne sono solo due - spiega Cappellozza -. Una è appunto in Italia e l’altra in Bulgaria. A livello mondiale le banche genetiche sono poche, solitamente posizionate lungo la Via della Seta: in Giappone, in Cina, in Thailandia, in India”. 

La banca genetica di Padova “conserva razze adattate all'ambiente europeo. Il nostro impegno per la conservazione della biodiversità è molto importante perché, se vogliamo riprendere a fare bachicoltura in Europa e in tutto il bacino del Mediterraneo, è necessario ripartire proprio da queste razze adattate alle nostre condizioni climatiche”. E aggiunge: “Non solo, qui facciamo ricerca, quindi contribuiamo a un miglioramento delle razze cercando di adattarle alle condizioni ambientali che cambiano. Rispondiamo anche alle esigenze di aziende che richiedono una seta particolare: la seta infatti non serve solo all'industria tessile, può servire alla cosmesi e nell’ambito biomedicale. Per questo motivo le esigenze di miglioramento genetico possono essere le più disparate ed è importante partire da un patrimonio di biodiversità quanto più ampio possibile. Inoltre, come in passato, possono presentarsi malattie, per esempio dovute a nuove condizioni climatiche: proprio per questo motivo è essenziale avere a disposizione un vasto background genetico”. Questo discorso vale sia per il baco da seta che per il gelso

Sperimentazione: la dieta artificiale

Nell'arco dell'anno il lavoro del laboratorio è suddiviso in allevamento e riproduzione delle razze, che conserviamo come banca del germoplasma, e attività sperimentale. Gli spazi sono separata: le razze sono conservate in un regime di agricoltura biologica, mentre la parte sperimentale viene condotta in un laboratorio dedicato. "Per quanto riguarda le razze allevate su foglia, c'è una prima fase che si chiama incubazione e segue l'estrazione delle uova dal frigorifero. Le uova vengono conservate durante l'anno, prima con una fase estiva e poi con una fase di ibernazione". Cappellozza descrive nel dettaglio processo: "Nel momento in cui il gelso torna a germogliare in campo, noi le estraiamo dal frigorifero e le poniamo in incubazione. Qui l'embrione si sviluppa per circa dieci giorni, poi le piccole larve sono pronte per schiudersi. Nel momento della schiusa vengono alimentate con la foglia di gelso tagliata molto finemente, per dare la possibilità alle piccole larve di mangiarla dai margini: sarebbero, infatti, incapaci di affrontare una foglia completa mangiandola dal centro e, siccome sono molto piccole, hanno bisogno di trovare vicino a loro il cibo. Proprio per questa ragione le foglie di gelso vengono tagliate". 

Il ciclo biologico del baco da seta attraversa fasi morfologicamente distinte. Questa attività viene svolta non solo per la prima, ma anche per la seconda e terza età. “Tuttavia le dimensioni della foglia tagliata cambiano nel tempo e le striscioline aumentano con la crescita delle larve". In questo modo le larve vengono alimentate nel migliore dei modi, favorendo una crescita crescere omogenea e uniforme. Una volta arrivate nella seconda fase del loro ciclo, quello della maturità, le larve entrano in quarta e quinta età. Il consumo di foglia diventa imponente e "rappresenta circa l'80% della foglia consumata durante tutto il ciclo larvale. In questo momento non hanno più bisogno della foglia tagliata, ma vengono alimentate con foglia intera o addirittura ramoscelli”. Man mano che l'età avanza, aumenta la quantità di residui: feci e frammenti di foglia non consumata. A partire dalla quarta età, dunque, si rende necessario un cambio più frequente delle lettiere che, in quinta età, diventa quotidiano. "Una volta terminata la fase di alimentazione, le larve hanno accumulato abbastanza materiale nelle ghiandole della seta per dare inizio alla filatura del bozzolo”. 

L’inizio della filatura è evidente per alcuni caratteristici segni. “La larva comincia a emettere il contenuto del tubo digerente, la cosiddetta purga, e si notano sulla lettiera alcuni fili di seta. In questo momento dobbiamo fornirle un sostegno per filare il bozzolo: la larva deve avere almeno tre punti d'appoggio, per formare un bozzolo, questi devono essere vicini e in passato erano costituiti da ramoscelli di cespugli spontanei. Oggi utilizziamo i cosiddetti boschi di plastica, facilmente riutilizzabili e disinfettabili”. 

Oltre alla tradizionale alimentazione a foglia, il laboratorio ha avviato una sperimentazione, che dura tutto l'anno, che si basa sulla cosiddetta dieta artificiale che, in realtà, artificiale non è, perché contiene molti ingredienti naturali: foglie di gelso, soia, vitamine e altri elementi indispensabili per la nutrizione della larva del baco da seta. “È un nostro brevetto - precisa Cappellozza -. Naturalmente non è l’unico, ne esistono altri di vari gruppi di ricerca nel mondo, ma il nostro è un brevetto italiano e ci permette di allevare durante tutto l'anno, anche in assenza di foglie di gelso”. 

Alessio Saviane, ricercatore, si occupa proprio della sperimentazione della dieta artificiale, spiega: "È un alimento che sostituisce la foglia di gelso e implica una gestione diversa degli animali. La grande differenza è che, su foglia, i bachi fanno tre pasti al giorno, su dieta artificiale solo uno. Sembra una semplificazione ma in realtà non lo è, perché l'allevamento su dieta artificiale è più delicato e di solito si svolge nell'ambito di alcune sperimentazioni avviate con l'università o con aziende esterne che chiedono di eseguire esperimenti mirati. Le fasi più critiche sono quelle della muta, il momento in cui l'animale cambia l'esoscheletro per passare da uno stadio larvale a quello successivo: abbiamo la necessità di mantenere i lotti ben sincronizzati ma la muta non avviene in massa come su foglia, spostando le reti con i bachi quando sono tutti mutati, così in questo caso procediamo a mano, con le pinzette, spostandoli individualmente. Il processo è molto laborioso e richiede una certa attenzione: dobbiamo infatti riconoscere gli animali quando sono mutati e mantenere il lotto sincronizzato attraverso delle fasi di digiuno e ripresa dell'alimentazione”. 

Sulla sperimentazione, che tale deve restare, Cappellozza puntualizza: “Questa pratica non è trasferibile nella quotidianità senza far diventare il lavoro dell'allevamento del baco da seta da agricolo a industriale. Per questo motivo non desideriamo che questo tipo di allevamento su dieta artificiale si diffonda, volendo invece conservare il valore agroambientale che la coltivazione del gelso e l'allevamento del baco ha per il nostro ambiente, per i nostri allevatori e per la nostra società”.  

I progetti e le tecniche, anche quelle di sperimentazione, nascono e si sviluppano con l’obiettivo di valorizzare e arricchire il patrimonio di conoscenze acquisito nel tempo e, insieme, favorire la ricerca scientifica, l’investimento nell’innovazione e, oggi più che è mai, nella sostenibilità. In questo senso, tra i progetti di innovazione e sostenibilità, avviati in senso ampio dalla filiera serica per rendere i processi più sicuri ed ecocompatibili, in collaborazione con gli allevatori, vi è anche la piattaforma MORUS UP, in continuità con Serinnovation, che introduce la tracciabilità digitale per integrare la certificazione biologica e i crediti di carbonio. Attraverso rilevazioni ambientali da remoto, vengono monitorate le condizioni degli allevamenti per favorire il benessere degli insetti e garantire la qualità del bozzolo.

Per un via della seta europea

"Tutti i commerci avvengono attraverso diversi itinerari, quelli della Via della Seta. Non vi è un'unica strada, sono percorsi marittimi e terrestri che passano per mari, deserti, pianure, montagne e favoriscono il commercio e la diffusione di questo insetto". ARACNE, Advocating the Role of Silk Art and Cultural Heritage at National and European Scale, è stato condotto con un obiettivo principale: sostenere il ruolo della seta nell’arte e della sua eredità culturale, a livello nazionale e su scala europea. Ma la collaborazione con l'Università di Padova, partner associato di questo progetto europeo appena terminato, ha riguardato in passato anche la ricerca di base e in tempi più recenti quella storica. In particolare, conclude Cappellozza, "il DiSSGeA ci ha aiutato per la ricerca storica nei nostri archivi e con la creazione di una banca di conoscenza sulla seta con lo scopo di recuperare la tradizione e trasmetterla in ambito scientifico e nella divulgazione al territorio". Il dipartimento FISPPA "ha invece fornito supporto nella formazione e nella creazione di mappe del territorio, integrate poi in una versione più estesa, a cui hanno partecipato sette Paesi dell'Unione Europea, e che sono state presentate alle comunità territoriali. Non solo, ora le scuole venete stanno contribuendo alla realizzazione di un registro regionale dei gelsi. Inoltre, nel contesto di una più ampia collaborazione avviata con gli istituti agrari, stiamo ospitando gli stage di alcuni studenti, che vengono da noi per imparare le tecniche di bachicoltura". 

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