CULTURA

Migrazioni, diritti, sopravvivenza: il ruolo delle discipline umanistiche

Homi K. Bhabha (Università di Harvard), critico letterario e culturale e influente teorico della cultura postcoloniale, è ospite a Palazzo Bo nell'ambito di BoCulture, rassegna del palinsesto Universa 2018.

L'attuale crisi dei rifugiati in Europa e nel Medio Oriente ha chiarito che la migrazione svolge un ruolo fondamentale nell'immaginazione morale delle scienze umane, così come nel plasmare la visione attivista dell'umanitarismo e dei diritti umani.

L'intervento umanitario avvia urgenti accordi politici necessari per il salvataggio e il rifugio delle popolazioni in extremis; le leggi sui diritti umani proteggono la dignità e la sicurezza dei migranti integrandole in una società giusta con disposizioni per perseguire "la vita buona". La struttura concettuale delle discipline umanistiche è particolarmente rilevante per interpretare e analizzare gli orizzonti culturali e politici dell'esperienza migratoria. Troppo spesso le scienze umane vengono chiamate semplicemente come testimoni dello spettacolo delle ‘crisi’ della vita contemporanea. La letteratura e le arti sono viste come presenze iconiche i cui valori estetici e morali primari si rinvengono nella loro capacità di empatia ed evocazione. Tuttavia, la formazione intellettuale delle discipline umanistiche – la loro stessa concezione della natura del significato, della conoscenza e della morale – è profondamente in risonanza con lo spostamento dei valori e la revisione delle norme che modellano le narrazioni transitorie e traslazionali delle vite dei migranti. Le discipline umanistiche non sono attrezzate per affrontare crisi ed emergenze con l'alacrità della legge o la finalità della politica pubblica. Costruite attorno a pedagogie di rappresentazione e interpretazione – testuale, visuale, digitale, politica, etica, ecologica, ecc. – le discipline umanistiche affrontano la storia del mutamento delle relazioni tra espressione culturale, transizione storica e trasformazione politica. Svolgono un ruolo di mediazione in questo processo a tre vie. Le discipline umanistiche articolano le relazioni contingenti e mutevoli tra significato culturale e valore sociale mentre formano "agenti" – individuali, collettivi, istituzionali – che partecipano alla creazione dell'opinione pubblica e alla definizione dell’interesse pubblico. Oggi l'etica della cittadinanza è definita tanto dalla migrazione e dal reinsediamento quanto dall'appartenenza originaria, tanto dal governo globale quanto dalla sovranità nazionale. E le discipline umanistiche svolgono un ruolo centrale nella definizione dei termini e dei territori della cittadinanza culturale, in quanto propongono istituzioni e identità innovative nella creazione di una società civile. Sebbene non siano ‘attiviste’ in senso tradizionale, le discipline umanistiche sono attivamente coinvolte nello studio dell'impatto dello spostamento di valori e traiettorie culturali dei sistemi di conoscenza mentre migrano da un contesto storico a un altro, passando attraverso territori discorsivi e geografici e stabilendo confini disciplinari ibridi. L'interdisciplinarità ha valore solo quando fa parte di un'indagine interculturale. Le discipline umanistiche, al loro meglio, sono impegnate nella traduzione di significati, norme e credenze nel tentativo di stabilire forme emergenti di conoscenza e riconoscere tradizioni intellettuali emarginate. L'indagine umanistica condivide un'immaginazione morale che valorizza "l'uguaglianza", cioè condizioni uguali di rappresentazione e diffusione culturale. 

Nato a Bombay nel 1949, Bhabha si è formato e ha insegnato nelle università britanniche prima di trasferirsi all'Università di Chicago e, infine, ad Harvard, dove insegna nel Dipartimento di Inglese ed è direttore del Centro di studi umanistici ‘Mahindra’. Sviluppando il lavoro dei pensatori psicoanalitici e post-strutturalisti, Bhabha è diventato una voce profondamente originale nello studio delle culture coloniali, postcoloniali e globalizzate. Le idee e i termini influenti esplorati nei suoi saggi – come ambivalence, mimicry, hybridity – sono centrali alla teoria critica postcoloniale, ma hanno anche ispirato gli studi di management, la teoria artistica, l’architettura, studi sullo sviluppo e sui diritti umani, la teologia e molti altri campi del sapere. La sua opera rimane un riferimento essenziale per chiunque sia interessato alle prospettive culturali ibride associate al colonialismo e alla globalizzazione.

La partecipazione è libera, su prenotazione. I posti sono esauriti.

Locandina

  • QUANDO 6 GIUGNO - ORE 17:00
  • Palazzo Bo, Padova
    Aula Magna

POTREBBE INTERESSARTI

© 2018 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012