Alfred Eisenstaedt. La fotografia oltre un bacio (non richiesto)
Alfred Eisenstaedt. Università del Michigan. Ann Arbor, Michigan, 1951 © Alfred Eisenstaedt / The LIFE Picture Collection / Shutterstock - Villa Bassi Rathgeb
"Eisenstaedt è il grande dimenticato della storia della fotografia, perché la fama della sua immagine più famosa ha tolto attenzione al resto della sua produzione, che è invece molto interessante e va riscoperta. Le sue fotografie sono calate e raccontano un periodo storico passato, ma ci interrogano ancora, nel presente. Pensiamo, per esempio, agli scatti che realizza in Giappone dopo il lancio delle bombe atomiche e al modo in cui quelle immagini raccontano una società cancellata anche dall'occupazione statunitense. Oppure, pensiamo al volto di Oppenheimer al termine della guerra (messo a confronto con uno scatto di qualche anno prima, ndr): su di lui sono evidenti i segni del travaglio morale che stava vivendo, come conseguenza dell'uso dell’atomica”.
A una richiesta di riflessione sulla relazione della fotografia di Eisenstaedt con il presente, così risponde Monica Poggi, curatrice della mostra Alfred Eisenstaedt. La fotografia era nell’aria, allestita in due sedi, al Museo Villa Bassi Rathgeb di Abano Terme e al MUNAV, Museo Storico Navale di Venezia. “In un momento storico come quello attuale, in cui gli equilibri politici sono sempre più fragili, rintracciare il passato attraverso la fotografia può essere utile per leggere in maniera più consapevole il presente".
Albert Einstein Princeton, New Jersey, 1947 e Sophia Loren Roma, 1961 ©Alfred Eisenstaedt / The LIFE Picture Collection / Shutterstock - MUNAV
"Life": 92 copertine, migliaia di servizi
Nel 1935, a causa delle persecuzioni naziste, è costretto a emigrare negli Stati Uniti. E a New York, già l’anno successivo, viene assunto e dà avvio alla sua lunga carriera nella rivista Life, per la quale firmerà ben 92 copertine e migliaia di servizi, inclusa una delle foto più iconiche del Novecento, ovvero quel bacio di Times Square, immortalato il 14 agosto 1945, simbolo globale della fine del conflitto. “Eisenstaedt è stato un testimone del nostro tempo”: Henry R. Luce, fondatore di Life, non aveva dubbi. Del resto Eisenstaedt è stato il fotografo di punta di una rivista che nel Novecento ha raccontato lo stile di vita americano, celebrandolo.
"I membri della redazione di Life guardarono le mie fotografie e mi dissero: 'Questo è il tipo di fotografie che vogliamo'. Non ho mai dovuto cambiare stile [...] Avevo già fatto quel tipo di lavoro in Europa", racconta nel 1985.
Nel dopoguerra viaggia moltissimo: documenta la ricostruzione del Giappone, ritrae politici, attrici e attori, scienziate e scienziati, da Albert Einstein e J Robert Oppenheimer, da Ernest Hemingway a John Fitzgerald Kennedy, e poi Marilyn Monroe, Angela Lansbury, Sophia Loren, passando per Maria Telkes, quest’ultima direttrice della ricerca per la sintesi delle sostanze chimiche utilizzate nei missili Polaris. Eisenstaedt scatta la sua ultima fotografia nel 1995, ultranovantenne, poco prima di morire nella sua casa di Martha's Vineyard, per ritrarre la famiglia del presidente Bill Clinton.
Tra i fondatori del fotogiornalismo moderno, Alfred Eisenstaedt nasce nel 1898 nell’attuale Polonia, da una famiglia ebrea, e cresce a Berlino, dove inizia a usare la sua prima macchina fotografica, a quattordici anni. Dopo essere stato ferito, nel corso della Prima guerra mondiale, dedica la convalescenza allo studio della luce e della composizione dei maestri della pittura. Negli anni Venti, mentre lavora come venditore di bottoni, studia e pratica la la fotografia da autodidatta, diventando professionista nel 1929. È tra i primi a utilizzare una Leica da 35 mm, con la quale scatta per le più prestigiose riviste illustrate europee documentando la società, le sue tensioni, i cambiamenti, gli eventi, la politica degli anni Trenta e immortalando i potenti del suo tempo, anche i più controversi, tra cui Joseph Goebbels, ritratto con uno sguardo truce, inquietante, pieno di tensione e odio, agganciato con le mani alla sedia in cui è seduto.
"Durante tutta la mia vita professionale ho fotografato persone: re, dittatori, musicisti e star di cinema, contadini e lavoratori, uomini e donne, giovani e anziani - spiegava lui stesso nel 1969, circa trent'anni prima di concludere la sua carriera e al tempo stesso la sua esistenza -. I miei incarichi mi hanno messo in contatto con un numero incredibile e variegato di esseri umani. Quando guardo indietro tra i miei file, mi sento stupito: ho davvero incontrato tutte quelle persone e scattato tutte quelle foto?".
Bambino che mangia zucchero filato, Carnevale del cotone Memphis, Tennessee, 1937 e Alfred Eisenstaedt New York, 1939 © Alfred Eisenstaedt / The LIFE Picture Collection / Shutterstock - Villa Bassi Rathgeb e MUNAV
Il bacio a Times Square e il tema del consenso
Nel 1941 Eisenstaedt racconta da New York l'ingresso in guerra degli Stati Uniti con un servizio dedicato ai baci d'addio tra i militari in partenza, le fidanzate e le madri. Il bacio più noto, però, è quelle realizzato quattro anni più tardi a Times Square, durante i festeggiamenti per la resa del Giappone dopo il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki da parte degli Stati Uniti.
Quello scatto, diventato un’icona, si intitola Victory Over Japan Fay, Vittoria sul Giappone. È il 14 agosto 1945, la guerra è finita, la gente festeggia, in tanti si baciano, ma non sempre con una partecipazione e consenso condivisi. È questa la storia di uno scatto che ritrae un marinaio e un'igienista dentale (no, non era una infermiera) protagonista di un bacio che sembra costruito per l’occasione ma è invece reale e decisamente poco romantico, avvenuto nel giorno della festa per eccellenza. Oggi se ne discuterebbe a lungo: la protagonista era stata raggiunta dall’uomo e obbligata a cedere al suo bacio imposto. Parliamo di consenso, argomento sul quale, negli anni Quaranta, non si era soliti interrogarsi adeguatamente.
Times Square,14 agosto 1945. VJ Day in Times Square ©Alfred Eisenstaedt/The LIFE Picture Collection/Shutterstock e Eisenstaedt bacia la futura moglie Kathy Kaye ©William C Shrout/The LIFE Picture Collection/Shutterstock - MUNAV, Villa Bassi Rathgeb
“La fotografia è diventata subito un simbolo potente - spiega Monica Poggi a Il Bo Live -. L’immagina è stata diffusa in tutto il mondo, diventando l'emblema di un romanticismo che, invece, non esiste. Per prima cosa, dobbiamo tenere a mente che dall'altra parte del mondo il Giappone era dilaniato dal lancio delle bombe atomiche”. E passando all’attenta analisi dello scatto, emerge chiaramente il tema del consenso: “Questo marinaio acchiappava qualsiasi donna si trovasse di fronte, baciandole senza avere il loro consenso. La protagonista non l'aveva neppure visto arrivare”, ritrovandosi coinvolta in un bacio non richiesto, di più, non voluto.
“È un'immagine che, riletta oggi, chiaramente pone dei problemi e delle domande che in quegli anni erano forse vissuti diversamente, ma che nel presente ci obbligano a indagare la complessità di ciò che stiamo vedendo”. La protagonista dello scatto è Greta Zimmer Friedman, che in un'intervista rilasciata nel 2016 alla Library of Congress, spiegava: "Quell'uomo era molto forte. lo non lo stavo baciando. Fu lui a baciare me”. Poche parole su cui riflettere, un ricordo indelebile di quel momento, di un atto subito.
Angela Lansbury, in costume di scena per Il giullare di corte, mangia un hamburger a pranzo con Basil Rathbone, Paramount Studios, Hollywood, California, 1954 ©Alfred Eisenstaedt/The LIFE Picture Collection/Shutterstock - Villa Bassi Rathgeb
Teatro marionette Tuileries, un gruppo di bambini assiste alla rappresentazione di “ San Giorgio e il Drago ”. La foto è del momento in cui il drago viene ucciso Parigi, 1963 ©Alfred Eisenstaedt/The LIFE Picture Collection/Shutterstock - MUNAV
Il viaggio in Giappone
Sempre nel 1945 Eisenstaedt intraprende un viaggio in Giappone: ritrae l'imperatore Hirohito mentre osserva le rovine lasciate dalle bombe atomiche e documenta un Paese devastato dalla guerra, dalle atomiche, tra il dolore vivo delle ferite del conflitto e le trasformazioni introdotte dall'occupazione statunitense. Vent’anni dopo, scrive: “Quando sono andato a Hiroshima, quasi nessun edificio era in piedi, ma le persone avevano ripulito tutte le macerie dalle strade. Una madre e un bambino si aggiravano vicino a un quartiere distrutto dove un tempo avevano vissuto. Stavano guardando alcune verdure verdi che avevano coltivato da semi piantati tra le rovine […] Tutto ciò che potevo fare, dopo aver scattato la foto, era inchinarmi molto profondamente davanti a lei”.
Il fisico J. Robert Oppenheimer Princeton, 1947, e l'inventore Hugo Gernsback con un prototipo di videocchiali, New York City, 1963 © Alfred Eisenstaedt /The LIFE Picture Collection /Shutterstock - Villa Bassi Rathgeb
Alfred Eisenstaedt. La fotografia era nell'aria
a cura di Monica Poggi
Museo Villa Bassi Rathgeb, Abano Terme (Padova) dal 16 maggio al 20 settembre 2026
MUNAV, Museo Storico Navale di Venezia dal 22 maggio al 22 novembre 2026
una mostra prodotta da CAMERA, Centro italiano per la fotografia, e organizzata dal Comune di Abano Terme e D’Uva per il MUNAV