CULTURA

Antoni Gaudí: una vita tra architettura e spiritualità

“L’architettura crea l’organismo. Pertanto, deve essere governata da leggi in armonia con quelle della natura.” Queste parole di Antoni Gaudí racchiudono la sua idea di espressione artistica: l’essenza e il significato dell’architettura si trovano nella natura, come si vede bene anche nelle forme sinuose e organiche della sua opera più famosa, la Sagrada Familia di Barcellona (il cui nome completo in italiano è Tempio Espiatorio della Sacra Famiglia).

E proprio la basilica catalana il 10 giugno 2026 è stata al centro di una grandiosa festa, in cui il genio di Gaudí è stato celebrato in occasione del centenario della sua morte e del completamento in altezza del suo capolavoro. La Sagrada Familia ha infatti raggiunto il punto più alto del progetto originale, poco più di 140 anni dopo la posa della prima pietra, con la benedizione da parte di Papa Leone XIV della Torre di Gesù Cristo che svetta ora per 172,5 metri sopra la città.

L’ossessione per la Sagrada Familia

Ma chi era Gaudí? Nato a Reus in Catalogna nel 1852, il giovane Antoni manifesta fin da giovane un profondo legame con la sua terra, un carattere schivo e un’acuta capacità di osservazione del mondo naturale. Sebbene inizialmente considerato uno studente poco incline alle regole rigide della scuola di architettura di Barcellona, il suo talento e le sue idee originali emersero già nel progetto finale con cui si diploma nel 1878, portando il direttore della facoltà Elies Rogent a chiedersi se avesse conferito il titolo a “un pazzo o un genio, con il tempo si vedrà”.

E il tempo ben presto sembra dare ragione al giovane architetto, poiché si afferma come uno dei massimi esponenti del modernismo catalano: il suo stile è ricco di influenze neogotiche e orientaleggianti, ma trova la sua vera voce nell’imitazione della natura. Gaudí infatti rifugge le forme geometriche che trova limitanti, preferendo invece curve complesse (come l’iperboloide, il paraboloide e la catenaria) e sostenendo che “la linea retta è la linea degli uomini, quella curva la linea di Dio”. Grazie al mecenatismo dell’imprenditore e politico Eusebi Güell, realizza opere ancora oggi tra le più visitate di Barcellona come il Parco Güell e le celebri residenze cittadine Casa Batlló e Casa Milà (detta “la Pedrera”).

Ma a Gaudí, che era sempre stato profondamente religioso, non bastano i prestigiosi incarichi civili e nel 1914 abbandona la vita mondana per dedicarsi a un unico progetto che diventerà totalizzante: il cantiere della Sagrada Familia. Antoni dismette così l’abbigliamento ricercato da dandy e vive in modo quasi ascetico all’interno del proprio laboratorio nel tempio. Questo progetto, che aveva ereditato nel 1883 dopo le dimissioni del primo architetto Francisco de Paula del Villar y Lozano, diventa per Gaudí una specie di imperativo mistico: un altare espiatorio che, nelle sue stesse parole, “si deve nutrire di sacrifici”.

Per anni, la sua vita è fatta solo di schizzi e modellini in scala, in cui applica creatività e rigore scientifico: per esempio, nei gruppi scultorei utilizza un sistema di specchi e fotografie per studiare l’anatomia, arrivando a realizzare calchi in gesso di persone e animali, come nel caso di un asino che dovette essere sollevato per impedirgli di muoversi durante la posa. La dedizione di Gaudí alla sua opera viene messa alla prova anche da una crisi economica talmente profonda che pare arrivi a chiedere l’elemosina ai passanti per non fermare i lavori. E sotto la sua direzione, la basilica perde i rigidi tratti neogotici del progetto originale per accogliere invece forme organiche e curve complesse.

Nonostante la sua fama, tale per cui già nel 1915 il nunzio papale Francesco Ragonesi lo definì il “Dante dell’architettura”, la morte di Antoni Gaudí fu solitaria e tragica. La sera del 7 giugno 1926 viene investito da un tram mentre sta andando a pregare, ma il suo aspetto è talmente trasandato che non viene soccorso subito perché preso per un mendicante; morirà tre giorni dopo in un ospedale dedicato alle persone indigenti. Della sua magnifica basilica a questo punto aveva completato soltanto la Facciata della Natività e la Torre di San Barnaba, tanto che ancora oggi il cantiere non è concluso.

Uno spettacolo di luci, musica e memoria

Subito dopo la sua morte drammatica e solitaria, Gaudí finisce un po’ nell’ombra perché la critica preferisce altri stili architettonici, ma il suo genio viene riscoperto a partire dagli anni Cinquanta del Novecento, grazie anche all’interesse di artisti come Salvador Dalí. Oggi ben sette delle sue opere barcellonesi sono nel Patrimonio dell’Umanità UNESCO, (tra cui Parco Güell, Casa Milà, Casa Batlló e la Facciata della Natività della Sagrada Familia); inoltre proprio il 10 giugno, giorno della sua scomparsa, è la data scelta per celebrare il World Art Nouveau Day. Questo processo di riconoscimento ha toccato anche la sfera spirituale, culminando con la sua proclamazione a “venerabile” da parte della chiesa cattolica nel 2025.

Ed esattamente cento anni dopo la morte di Gaudí, il Papa ha celebrato una messa solenne all’interno della basilica, alla presenza dei reali di Spagna, del primo ministro Pedro Sánchez e di moltissime persone sia dentro che fuori la Sagrada Familia. La serata si è conclusa con uno spettacolo molto suggestivo: dopo la benedizione papale della Torre di Gesù Cristo c’è stato un crescendo di musica sacra e di luci colorate, oltre a centinaia di droni che hanno ricreato nel cielo il ritratto di Antoni Gaudí e una sua citazione in catalano: “Primer l’amor, després la tècnica” (prima l’amore, poi la tecnica). 

Tuttavia, l’inaugurazione della torre più alta non esaurisce un programma di celebrazioni molto più articolato che si snoda Barcellona per tutto il 2026: il calendario dei prossimi eventi prevede infatti feste di piazza, concerti e conferenze accademiche. E la basilica resta tuttora un’opera aperta: infatti circa il 30% dei lavori non è terminato, inclusa la monumentale Facciata della Gloria che dovrebbe essere il traguardo finale del sogno di Gaudí.

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