CULTURA

Atelier d'artista: Anna Piratti

“Se dovessi descrivere la mia arte, con un’immagine, sceglierei una formazione di uccelli migratori impegnati in un percorso molto lungo, non privo di difficoltà, ma con un panorama meraviglioso”. Protagonista del quarantaduesimo episodio della serie Atelier d'artista, Anna Piratti condivide un’immagine potente, offrendo una visione di apertura alle molteplici possibilità di indagine ed espressione, dimostrando una naturale predisposizione alla scoperta e allo stupore che sa regalare la pratica artistica. In effetti l’immagine del volo parla di lei, ben rappresenta la sua personalità: il suo sguardo dall’alto e, poi, dentro le cose.

“La formazione prevede la presenza di un uccello che fende l’aria e gli altri al seguito ne traggono vantaggio, volando con minore difficoltà. Ma l’uccello, che guida, cambia continuamente. Così è anche per me: una volta è la pittura, una volta l’arte installativa, un’altra ancora la didattica e i laboratori”. Tutto è connesso e abita armoniosamente la poetica dell’artista.

“Quando mi sento attribuire un accento sociale, rispetto al mio lavoro, io non sono d’accordo. Se si accompagna a una specificazione - partecipata, di relazione, pittorica - l’arte perde nerbo. L’arte è arte, punto. Questa è la mia visione. Aggiungo, andando molto indietro nel tempo, fino alle prime forme visive, ai graffiti rupestri, chiediamoci: non sono forse sociali? Per quanto mi riguarda, i temi sociali sono i temi dell’umano”.

Se dovessi descrivere la mia arte, con una immagine, sceglierei una formazione di uccelli migratori impegnati in un percorso molto lungo, non privo di difficoltà ma con un panorama meraviglioso Anna Piratti

Servizio di Francesca Boccaletto e Massimo Pistore

“Sono devota all’arte“. La passione accompagna da sempre la vita e la quotidianità di Piratti, difficile rintracciare un punto di partenza: “È una costante. Non solo nel corso della vita ma nella quotidianità”. 

Negli anni della formazione, nella fase conclusiva degli studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, scopre la figura di Bruno Munari: un incontro ideale e rivelatore, che trasforma il modo in cui fino a quel momento Piratti aveva concepito ‘l’essere artista’. “Pensavo che nell’arte fosse fondamentale essere ermetici, poi ho scoperto Munari e tutto è cambiato. Oltre alla sua sconfinata e meravigliosa produzione, ciò che mi ha colpito e ancora mi colpisce di lui è la cordialità: l’intellettuale puro è cordiale, perché è innamorato di quello che fa e vuole condividerlo. Questa presa di coscienza mi ha aiutata moltissimo, mi ha permesso di iniziare a godere del momento artistico per quello che è”.

La mia relazione con questo spazio è geometrica: è un rettangolo ma dentro tutto si muove Anna Piratti

Lo studio di Padova, in zona Guizza, è allestito in un appartamento che ospita tele, disegni, oggetti per le installazioni e soprattutto, e prima di qualsiasi altra cosa, accoglie il tempo del pensiero che sta all’origine di ogni progetto. “Qui c’è un ordine/disordine che mi corrisponde, mi è funzionale. La mia relazione con questo spazio è geometrica: è un rettangolo ma dentro tutto si muove, è una scatola ma è priva di divisioni”. Non esiste una routine, “c’è solo quello in cui credo: la ricerca costante di un senso. Un giorno non è mai uguale all’altro, quello che conta per me è stare qui dentro, ascoltando musica, facendo schizzi o guardando fuori dalla finestra”. Quel che conta è la presenza

Quello di Piratti è un luogo essenziale e funzionale “dove posso essere mobile, spostando l’ordine dei fattori, dal tavolo al mobile, e creando dei sotto-spazi: qui immagino le opere di grandi dimensioni, le disegno, le progetto, faccio prove in miniatura, sperimento la luce, penso per esempio a un lavoro come Nulla è come sembra (2022, ndr) dove la luce è determinante più che in altre opere”. Nata da una commissione, Toys? è certamente tra le sue installazioni più significative. “Mi sono ispirata all’articolo quinto della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, per superare la distanza tra osservatore e creazione e trasformare il pubblico in parte attiva del processo artistico. L'opera introduce il concetto di cura e invita spontaneamente a riflettere sulla dignità delle donne, la parità di genere e la necessità di contrastare ogni forma di violenza. “Ho capito che avrei dovuto affidare il tema della mercificazione del corpo a un oggetto: ho scelto di utilizzare molte bamboline leggere, fatte proprio in Paesi dove le persone vengono sfruttate” e che, quindi, parlano di violenza partendo dall’origine, dalla loro stessa realizzazione. Ora quelle bambole sono custodite nell’atelier, le distribuiamo sul pavimento al termine dell’incontro, rendendole protagoniste della fotografia scelta per la copertina di questo episodio.

Uno degli aspetti ricorrenti nell’arte installativa è la ripetizione di un elemento. “In studio io ricreo una installazione in scala: ne realizzo una porzione, valuto lo spazio che occupa e poi la lascio lì, per un po’, come il vino, finché non arriva il momento di lavorare sulla grande dimensione”. Piratti descrive l’approccio all’installazione ripercorrendone le fasi di ideazione e sviluppo e sottolineando il valore dell’imprevisto, anche a lavoro avviato: “Resto sempre pronta ad accogliere la possibilità che tutto possa cambiare”. Una considerazione che presuppone la capacità di accogliere gli imprevisti, e con l’occasione condivide un ricordo legato al periodo di insegnamento di Storia dell’arte alle secondarie inferiori: “Avevo il timore di non essere all’altezza, di non essere abbastanza preparata, e ne parlai con il responsabile dell’equipe pedagogica della scuola, che mi disse: ‘Un insegnante deve certamente essere preparata nella propria materia, ma se domani, arrivata in classe, aprendo la finestra, ti accorgi che ha iniziato a nevicare, dimentica la tua lezione e usa la neve’. Questa frase, dalle suggestioni visive molto forti, mi è rimasta nella mente e nel cuore e ha orientato il mio lavoro artistico. In arte, quando si presenta un problema, per me inizia a nevicare”.


Atelier d'artista 

Una serie ideata e realizzata da Francesca Boccaletto e Massimo Pistore 

Intervista di Francesca Boccaletto, riprese e montaggio di Massimo Pistore 

Con la consulenza artistica di Giulia Granzotto. 


Tutti gli episodi della serie Atelier d'artista sono QUI

© 2025 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012