“Chiedetevi sempre perché” e la bellezza di scoprire che non sapevamo tutto
C’è un’età in cui chiedere “perché?” è una forma di ginnastica mentale quotidiana e anche un modo per sfinire gli adulti. Perché il cielo è blu, perché il Sole non cade, perché moriamo, perché i dinosauri non ci sono più, perché l’acqua del mare è salata, perché le stelle sembrano piccole se in realtà sono enormi? Poi cresciamo, smettiamo di domandare con quella ostinazione, e spesso scambiamo questa resa per maturità. A un certo punto non vogliamo più sapere davvero il perché delle cose: ci basta averlo saputo una volta, e se non ricordiamo pazienza, tanto ci sono Google e l’AI.
Il nuovo libro di Piero Angela, Chiedetevi sempre perché (Mondadori), curato da Massimo Polidoro, sembra partire proprio da qui: dal fatto che la curiosità non dovrebbe ridursi a una fase dell’infanzia, ma accompagnarci anche lungo l’età adulta, perché è uno strumento per restare agganciati al proprio tempo. Anche perché il mondo che abbiamo studiato da bambini, o da adolescenti, nel frattempo non è rimasto cristallizzato in quell’istante, ha continuato a cambiare. O meglio: hanno continuato a cambiare le nostre conoscenze su quel mondo, che è poi una delle cose più belle della scienza.
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Un’enciclopedia dei perché
Il libro nasce dai testi, dagli appunti, dalle interviste e dai materiali conservati nell’archivio personale di Piero Angela, che Polidoro ha riordinato e selezionato dando forma a un volume molto ampio, costruito attorno alle grandi domande che attraversano la divulgazione scientifica da sempre.
La struttura è molto chiara, quasi scolastica nel senso migliore del termine, cioè ordinata, progressiva, pensata per accompagnare chi legge senza lasciarlo in mezzo al bosco con una torcia scarica. Il volume è diviso in quattro grandi sezioni: il cosmo, la vita, l’uomo, la scienza e le sfide del futuro. Si parte dal Big Bang e si arriva all’intelligenza artificiale, passando per il Sistema solare, l’origine della vita, l’evoluzione, i dinosauri, i Neanderthal, l’infinitamente piccolo, l’energia, la tecnologia, la ricerca.
Ogni capitolo procede per domande e risposte, il che, se ci pensiamo, è una dichiarazione di metodo, perché la conoscenza non viene presentata come una parete di nozioni da scalare, ma come una serie di porte che si aprono una dopo l’altra. Alcune danno su stanze già abbastanza illuminate, altre su corridoi ancora bui, altre ancora su cantieri aperti in cui gli scienziati stanno lavorando.
“ Ed è forse questo che ci rende umani: il bisogno di cercare. Anche quando non sappiamo esattamente cosa troveremo Piero Angela
Le tavole che tengono insieme il racconto
Uno degli aspetti più belli del volume sono le quattro tavole illustrate di Marcello Crescenzi, dedicate all’Universo, all’evoluzione, all’uomo e alla scienza sono vere e proprie mappe narrative. Una in particolare colpisce, ed è quella sull’uomo, perché ci aiuta a sfatare il falso mito di evoluzione come marcia trionfale verso Homo sapiens. Non è questo, è un cespuglio fitto di specie, tentativi, convivenze e sparizioni.
Queste tavole aiutano a ricostruire una visione d’insieme. Perché il problema è che a volte le nostre conoscenze sono ridotte a pezzi isolati, magari solo quelli che dovevamo sapere bene all’interrogazione. Ricordiamo vagamente il Big Bang, qualche fossile, due concetti sulla selezione naturale, il nome di un pianeta che nel frattempo ha perso il posto fisso, come succede nelle migliori famiglie astronomiche (per informazioni, citofonare “Plutone”). Non sempre, però, riusciamo a collegare questi frammenti dentro un racconto coerente.
E qui si vede bene uno dei punti di forza del libro: non vuole sostituire un manuale, né fingere di esaurire temi enormi in poche pagine. Vuole fornire chiavi. Angela usa proprio questa immagine: le chiavi che permettono di aprire cassetti diversi, di orientarsi, di continuare da soli.
Il ripasso non è una sconfitta
Leggere Chiedetevi sempre perché da adulti ti riporta in territori familiari: il Sistema solare, l’origine della vita, i dinosauri, i Neanderthal, l’atomo, la relatività. Dall’altro lato, però, ci si accorge che molte cose che pensavamo di sapere sono diventate più complesse. Alcune non le ricordavamo bene, il che è normale: nessuno può conservare intatto tutto ciò che ha studiato tra una verifica di scienze e un’interrogazione con l’ansia da prestazione. Altre, invece, sono proprio cambiate: molte conoscenze oggi acquisite erano assenti dai manuali scolastici, o venivano raccontate in modo diverso anche solo 30 anni fa, per esempio Plutone che non è più classificato come pianeta o l’evoluzione che non è una scala ascendente,
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Le cose non stanno ferme nemmeno nel passato
Un altro esempio riguarda i dinosauri. Per decenni li abbiamo immaginati come lucertoloni pesanti, spesso trascinati in posture improbabili, con la coda a terra e l’aria vagamente depressa di chi è stato ricostruito male. Oggi molte di quelle immagini sono state riviste. Nel libro si parla delle nuove tecnologie che hanno cambiato il modo di studiarli: TAC, modelli 3D, simulazioni al computer, analisi delle impronte, studio dei pigmenti. I grandi sauropodi, un tempo raffigurati immersi nell’acqua perché considerati troppo pesanti per camminare sulla terraferma, oggi vengono ricostruiti come animali terrestri, con una postura molto più dinamica. I bipedi come il Tyrannosaurus non sono più mostrati come pupazzi verticali con la coda appoggiata, ma con un assetto orizzontale, più funzionale, in cui la coda bilancia il corpo.
E poi ci sono le piume. Molti piccoli dinosauri carnivori, come i Velociraptor, erano probabilmente piumati. In alcuni fossili cinesi si sono conservati filamenti simili a piume e perfino tracce di melanine, cioè pigmenti che permettono di ipotizzare colori e disegni della pelle o del piumaggio. Questo cambiamento sposta i dinosauri dall’immaginario dei rettili mostruosi a quello di animali più vicini agli uccelli, più vivi, più strani e, in un certo senso, anche più eleganti. Poi certo, se incontrassimo un grosso teropode piumato il primo pensiero sarebbe “che eleganza”, ma non c’è questo rischio.
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Il passato, insomma, è un archivio che continua a restituire documenti nuovi che erano nascosti chissà dove.
La vita oltre la Terra
Anche la ricerca della vita oltre la Terra si presenta oggi in modo molto diverso rispetto a quando molti di noi erano a scuola. Per anni l'attenzione si è concentrata soprattutto su Marte, ma oggi il quadro si è allargato: il libro parla dei satelliti ghiacciati dei pianeti giganti, come Europa ed Encelado, che potrebbero nascondere oceani sotto la superficie, ma anche delle migliaia di pianeti extrasolari scoperti negli ultimi decenni. Se un tempo ci chiedevamo se nel cosmo esistessero altri mondi, oggi sappiamo che esistono. La domanda è diventata un'altra: quanti di questi mondi potrebbero essere adatti alla vita?
Nel frattempo, si è ampliato anche ciò che sappiamo di non sapere. Nella tavola dedicata all’Universo, per esempio, compare l’energia oscura, la misteriosa componente che sospingerebbe l’espansione accelerata del cosmo. È una delle lezioni più affascinanti del libro: ogni scoperta aggiunge conoscenza, ma spesso allarga anche il perimetro delle domande. L'Universo non diventa più piccolo man mano che lo comprendiamo, diventa più vasto. Ed è proprio per questo che resta interessante.
La scienza non perde credibilità quando “cambia idea”
A tenere insieme tutti questi esempi c’è il punto che forse è il cuore del libro: la scienza non è una lista di verità eterne, ma un metodo per correggere progressivamente i propri errori. Questo è facile da dire quando si parla in astratto, molto meno quando ci tocca rinunciare a qualcosa che abbiamo imparato, ripetuto, interiorizzato.
Però è proprio qui che si misura la differenza tra sapere e identità. Se una nozione cambia, non ci stanno portando via un pezzo di infanzia, non stanno insultando il nostro sussidiario, non stanno tradendo la maestra che ci ha insegnato i nove pianeti, anche perché la maestra faceva del suo meglio con ciò che aveva, e probabilmente doveva anche impedire a qualcuno di mangiarsi la gomma nel mentre. La scienza sta facendo esattamente ciò che deve fare: aggiornare il quadro alla luce di nuove prove.
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Angela insiste molto su questo aspetto. La scienza non pretende di possedere la Verità con la maiuscola, ma costruisce conoscenza attraverso osservazioni, esperimenti, verifiche, controlli e confronto tra persone competenti. Nella scienza le conoscenze sono parziali, provvisorie, sempre esposte alla possibilità di essere superate. È un atteggiamento che va contro molte nostre inclinazioni naturali, perché agli esseri umani piace avere ragione, possibilmente da subito e possibilmente per sempre.
Chiedersi perché, da adulti
Nelle pagine finali, il libro torna su un tema caro ad Angela: la necessità di una vera cultura scientifica. Non basta insegnare materie scientifiche come compartimenti separati, “barattoli di caramelle” allineati sugli scaffali. Serve una mentalità scientifica, cioè la capacità di cogliere connessioni, valutare prove, capire il ruolo della ricerca e della tecnologia nelle trasformazioni sociali, economiche e politiche.
Viviamo in un mondo in cui molte delle decisioni collettive più importanti riguardano temi scientifici o tecnologici: clima, energia, vaccini, intelligenza artificiale, genetica, biodiversità, salute pubblica. Continuare a considerare la cultura scientifica un accessorio, qualcosa che possono permettersi solo gli appassionati o gli addetti ai lavori, significa rinunciare a capire il proprio tempo.
Per questo Chiedetevi sempre perché è un invito a recuperare la vivacità mentale di chi sa che le risposte sono importanti, ma le domande lo sono ancora di più.