CULTURA

Come la cultura europea sfuggì ai nazisti, grazie a Varian Fry ed Emilio Lussu

In un'Europa devastata dai totalitarismi e dalla repressione ideologica, il salvataggio di migliaia di dissidenti, artisti e intellettuali in fuga, in prevalenza ebrei, fu il risultato di una complessa e rischiosa architettura di soccorso clandestina. Un'operazione collettiva coordinata da Varian Mackey Fry, giovane giornalista americano della Foreign Policy Association di New York, inviato in Francia dall'Emergency Rescue Committee (ERC). Fondata nel 1940 col sostegno di Eleanor Roosevelt, l'ERC grazie all'azione di Fry salvò oltre duemila ebrei e intellettuali in fuga dalla Francia di Vichy e supportò altri duemila dissidenti che ricevettero aiuti materiali, come cibo e denaro, per sopravvivere sul territorio francese. Nel 1942 l'organizzazione si unì all'International Relief Association, creata nel 1933 da Albert Einstein, dando vita all'odierno International Rescue Committee. Questa importante organizzazione non governativa è ancora oggi pienamente attiva e impegnata nell'assistenza ai rifugiati in tutto il mondo.

Consegna su richiesta

Nel suo straordinario memoriale Consegna su richiesta, Fry racconta l'operazione clandestina che andò ben oltre le aspettative iniziali, arrivando a prestare aiuto e trarre in salvo oltre 4.000 rifugiati. Il supporto attivo di una fitta rete di militanti, falsari e guide che rischiarono quotidianamente l'arresto e la vita consentì il salvataggio, in una sorta di “arca di Noè della cultura”, di gran parte dell'intellighenzia europea che cercava rifugio negli Stati Uniti per sfuggire alla deportazione nei campi di sterminio. Tra loro c’erano oppositori politici, scrittori, artisti, filosofi e scienziati. 

La rete di Varian Fry mise in salvo intellettuali fondamentali del Novecento, tra cui la filosofa Hannah Arendt, l'antropologo Claude Lévi-Strauss e gli scrittori Heinrich Mann (fratello di Thomas), Franz Werfel e Victor Serge. Trovarono scampo anche la compositrice Alma Mahler e artisti straordinari come i pittori Marc Chagall, Max Ernst e Wifredo Lam, il teorico del Surrealismo André Breton e gli scultori Jacques Lipchitz e Marcel Duchamp. L'impresa di Fry non dovette superare solo le maglie della burocrazia collaborazionista, ma anche la gelida ostilità del Dipartimento di Stato americano. Mossa dal calcolo politico di non guastare le relazioni con Vichy e dall'ossessione che tra i profughi si nascondessero agitatori di sinistra, Washington ostacolò infatti in ogni modo l'operazione. Sotto le pressioni francesi, il console statunitense a Marsiglia rifiutò a Fry il rinnovo del passaporto, e nel settembre del 1941 arrivò l'espulsione definitiva dalla Francia, traumatico epilogo che lo stesso Fry avrebbe rievocato nelle pagine del suo memoir.

In particolare fu la fuga di Heinrich Mann e Franz Werfel, accompagnati da Alma Mahler, a rappresentare uno dei momenti più rischiosi dell'intera operazione. Essendo intellettuali di spicco apertamente antinazisti, il regime di Vichy negò loro il visto d'uscita: Varian decise quindi di farli espatriare clandestinamente a piedi attraverso i Pirenei, lungo un ripido sentiero di montagna che collegava la città francese di Cerbère alla località spagnola di Portbou. La traversata fu estremamente faticosa, dato che Mann aveva già 69 anni e Werfel soffriva di gravi problemi cardiaci. Una volta superato il confine e raggiunta la Spagna, il gruppo riuscì a imbarcarsi in Portogallo sul transatlantico Nea Hellas, raggiungendo finalmente New York nell'ottobre del 1940.

Dalla Marsiglia di Vichy ai Pirenei, la rete clandestina organizzata da Varian Fry mise in salvo migliaia di ebrei, artisti e intellettuali

La sponda newyorchese: la diplomazia dell'arte tra Seligmann e il MoMA

Kurt Seligmann fu il primo membro del gruppo surrealista parigino a trasferirsi a New York nei primi mesi della Seconda guerra mondiale, svolgendo in seguito un ruolo significativo nelle reti di soccorso. Tra il 1940 e il 1942 mantenne attivi i collegamenti tra gli ambienti artistici europei e americani, sostenne l’attività di Varian Fry e utilizzò le proprie relazioni nel mondo culturale statunitense, anche attraverso istituzioni come il Museum of Modern Art di New York (MoMA), per favorire l’espatrio di artisti e intellettuali dalla Francia occupata. 

L’entità complessiva dell’operato di Seligmann nel contribuire alla salvezza di tanti artisti rimane tuttavia ancora in larga parte inesplorata. I suoi archivi, conservati presso la Beinecke Rare Book and Manuscript Library della Yale University, sono oggi accompagnati da una guida descrittiva disponibile online (finding aid) che consente ai ricercatori di orientarsi tra i materiali conservati, ma il lavoro di organizzazione e descrizione del fondo non può ancora considerarsi definitivo: la documentazione è stata infatti sottoposta nel 2014 a un primo intervento di descrizione essenziale, finalizzato soprattutto a renderla accessibile alla consultazione. 

Il fondo comprende diverse acquisizioni entrate nella biblioteca tra il 1993 e il 1997, che non risultano ancora completamente integrate e riordinate in un’unica struttura organica. Alcuni documenti conservati nel fondo di Seligmann permettono tuttavia di ricostruire aspetti finora poco conosciuti del suo intervento nella rete di salvataggio. Egli sollecitò Alfred Barr, primo direttore del MoMA, e sua moglie Marga Scolari Barr a invitare André Breton a tenere una conferenza presso il museo, consentendogli così di ottenere un visto d’ingresso negli Stati Uniti. Seligmann chiese inoltre a Barr di predisporre lettere di sostegno e documentazione utile all’ottenimento dei visti per gli Stati Uniti destinati ad alcuni degli artisti e intellettuali che Varian Fry aveva nascosto in attesa di riuscire a farli espatriare.

Château Esper-Visa: il quartier generale del Surrealismo in esilio

Per ospitare e proteggere gli artisti in attesa dei visti e dei biglietti per la nave, Varian Fry affittò la grande residenza alla periferia di Marsiglia chiamata Villa Air-Bel, che fu il quartier generale segreto dell'Emergency Rescue Committee gestito da Fry e ribattezzata dai rifugiati "Château Esper-Visa". La dimora, affittata grazie a Mary Jayne Gold, diventò un nodo cruciale per la falsificazione di documenti e la pianificazione di espatri clandestini. Gold, ricca ereditiera americana, mise a disposizione ingenti risorse economiche, automezzi, documenti falsi e la propria rete di contatti per sostenere le attività del Centre Américain de Secours a Marsiglia e rendere operative numerose fughe di intellettuali, artisti, antifascisti ed ebrei perseguitati dal regime nazista e da quello di Vichy. 

Per circa sette mesi, tra il 1940 e il 1941, la villa divenne un vivace centro culturale clandestino e il quartier generale temporaneo del Surrealismo. Sotto la guida di André Breton, intellettuali e artisti come Max Ernst, Victor Serge e Jacqueline Lamba convissero in una sorta di comune artistica. Per ingannare la costante paura delle retate della polizia di Vichy, gli ospiti riempirono le stanze di disegni e collage, organizzarono letture di poesie e inventarono un celebre mazzo di carte surrealista, il Jeu de Marseille, ridisegnando le figure tradizionali con simboli legati ai loro ideali rivoluzionari.


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I codici di Emilio Lussu: il libro come arma segreta

L'efficacia della rete clandestina di Varian Fry si basò sulla combinazione tra una sofisticata falsificazione di documenti e la complessa traversata montana per aggirare il blocco del regime di Vichy. Il comitato, attraverso il falsificatore Albert Hermant e la collaborazione di diplomatici, alterava passaporti e visti, permettendo ai perseguitati di attraversare legalmente la Spagna fino a Lisbona dopo aver superato i Pirenei a piedi

Passato attraverso cinque identità diverse, Albert Hermant era lo pseudonimo di Albert O. Hirschman, giovane economista tedesco di origine ebraica e attivista antifascista, che divenne il braccio destro di Fry. Conosciuto anche con il soprannome di "Beamish", Hirschman mise a frutto la sua straordinaria audacia gestendo le finanze sul mercato nero, riciclando denaro per finanziare le attività clandestine del gruppo e coordinando i contatti con i contrabbandieri locali; si occupò inoltre in prima persona di tracciare vie di fuga sicure attraverso i Pirenei verso la Spagna e di procurare i documenti falsi necessari per l’espatrio clandestino.Fry strinse un patto con l'Ambasciata britannica di Madrid: in cambio di finanziamenti per la sua organizzazione, accettò di agire di fatto come agente segreto britannico, integrando nella sua rete di fuga clandestina soldati e aviatori inglesi rimasti bloccati in Francia. 

È in questa veste che Fry intensificò i contatti con l’intellettuale, scrittore e politico antifascista italiano Emilio Lussu, tra i fondatori del movimento Giustizia e Libertà, leader dell'antifascismo militante e già protagonista nel 1929 di una leggendaria fuga in motoscafo dal confino di Lipari. A Marsiglia, insieme alla moglie Joyce Salvadori, gestiva una propria cellula clandestina specializzata in rotte di espatrio e falsificazione di passaporti. Tra le persone che riuscirono a sottrarre alla persecuzione nazifascista vi furono anche Giuseppe Emanuele Modigliani (fratello del noto pittore), autorevole dirigente del socialismo riformista italiano, deputato per nove legislature e legale di parte civile nel processo per l'assassinio di Giacomo Matteotti, e la moglie Vera Funaro, entrambi ebrei. Esule in Francia dal 1926, Modigliani divenne uno dei numerosi antifascisti inseriti nelle reti clandestine di soccorso che operarono tra la Francia di Vichy e la Svizzera. Nel marzo 1943, dopo il trasferimento organizzato fino all'area di confine, Joyce Salvadori Lussu riuscì a far espatriare la coppia sacrificando la propria libertà: si gettò contro due militari italiani per consentire ai Modigliani di attraversare il confine, venendo arrestata. 

La comunicazione in codice con i cifrari a libro di Emilio Lussu

Fry trovò in Lussu un vero e proprio co-regista della resistenza sul campo: insieme presero in mano la gestione dei casi più disperati, unendo i finanziamenti americani e inglesi di Fry alla fitta rete logistica e ai contatti internazionali dell’italiano. Poiché le comunicazioni ufficiali erano costantemente intercettate, Lussu ideò un cifrario a trasposizione e sostituzione basato su un libro concordato (un book cipher o cifrario a chiave poetica/letteraria). Il rigore descrittivo riflette perfettamente l'ossessione che Lussu e Fry dovevano avere per i testi scelti come codice segreto (il cosiddetto cifrario a libro), per esempio le opere dello storico scozzese Thomas Carlyle.

Nella rete clandestina entrò anche Emilio Lussu: per sfuggire alle intercettazioni, la comunicazione segreta passava attraverso pagine, righe e parole

Il codice ideato da Lussu consentiva a Fry di comunicare in modo sicuro con Lisbona e gli Stati Uniti evitando la censura del regime di Vichy e della Gestapo, e funzionava in modo apparentemente semplice. I due sceglievano innanzitutto come chiave un libro specifico, ampiamente diffuso e quindi non sospetto, come un classico della letteratura o una grammatica. Ogni parola del messaggio segreto veniva poi trasformata in una sequenza di tre numeri, corrispondenti alla pagina, alla riga e alla posizione della parola all’interno della riga. A questo si aggiungeva un ulteriore livello di sicurezza: le lettere delle parole venivano riorganizzate secondo una griglia numerica concordata in precedenza.

La genialità del sistema risiedeva proprio in questa sua apparente ordinarietà. "Era lento e laborioso, – scrive Fry nelle sue memorie – ma Lussu sosteneva che era estremamente difficile da decodificare". Se la polizia avesse subodorato il trucco, ai due agenti sarebbe bastato un brevissimo messaggio per cambiare testo di riferimento. Per inviare i messaggi codificati senza destare sospetti, la rete di Lussu e Fry nascondeva spesso le serie numeriche o i testi cifrati all'interno di apparenti lettere commerciali, spartiti musicali, o nei tacchi delle scarpe dei corrieri che attraversavano i Pirenei verso la Spagna.

Nel 1994 Yad Vashem ha riconosciuto Varian Fry Giusto fra le Nazioni e nel 2009 è stato inserito nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova

Storicizzare oggi questa vicenda attraverso l'analisi critica delle fonti d'archivio – dalle memorie dirette dello stesso Fry nel suo Consegna su richiesta fino alle maglie del book cipher, passando per le carte del Fondo Seligmann – dimostra come la ricostruzione della memoria passi ineludibilmente attraverso il rigore della ricerca documentaria, restituendo la giusta dimensione storica a ciascun protagonista di quella straordinaria impresa. Giunto oltreoceano nelle università, nei musei e nelle istituzioni scientifiche, questo nucleo di menti libere avrebbe fecondato le fondamenta stesse della cultura accademica e artistica americana contemporanea. 

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