CULTURA

Disegnando i cetacei, in alto mare. Quando la ricerca incontra l'emozione

In navigazione, sulle rotte del Mediterraneo, con l'obiettivo di seguire e osservare da vicino gli spostamenti dei grandi animali che abitano il mare. Tra racconto dell'esperienza, informazioni scientifiche, illustrazioni e fotografie, il nuovo titolo PiNO di Topipittori, collana per piccoli lettori e lettrici appassionati di natura, accompagna alla scoperta dei cetacei, ma non solo, anche di uccelli marini e tartarughe. Si intitola In alto mare. Guida pratica per piccoli navigatori lungo le rotte dei giganti marini ed è un taccuino di viaggio e un diario di bordo, scritto e illustrato da Elisabetta Mitrovic, autrice e illustratrice naturalistica laureata in scienze naturali, che da anni si occupa di educazione ambientale proponendo esperienze, visite, esplorazioni a bambine, bambini e adulti appassionati e attenti, utilizzando il disegno come strumento di apprendimento. 

Insieme a un gruppo di cetologi Mitrovic ha vissuto l'esperienza della ricerca sul campo e l'ha raccontata in un libro: il progetto internazionale a cui ha partecipato si chiama LIFE Conceptu Maris e unisce undici partner italiani, spagnoli e francesi con l'obiettivo di esplorare acque di alto mare ancora poco conosciute, individuare le aree più importanti per cetacei e tartarughe marine in tutte le stagioni dell’anno e sviluppare strumenti per proteggerli. Un progetto, questo, che ha favorito la nascita di una collaborazione sul lungo periodo: FLT Med Net - Fixed Line Transect Mediterranean Monitoring Network punta infatti a raccogliere dati per il monitoraggio dei cambiamenti climatici e la valutazione dell’impatto delle azioni umane sugli ecosistemi marini.

Questo libro nasce da un'esperienza, in alto mare, vissuta insieme a un gruppo di ricercatrici e ricercatori. 

“Non si tratta di un solo grande viaggio, ma di una serie di viaggi che, oltretutto, continuo a fare e che potrebbero sembrare, a un primo sguardo, esperienze eccezionali, come se io fossi una grande esploratrice dei mari. In realtà è una esperienza che possono fare tutti quelli che vanno in vacanza e attraversano il mare Mediterraneo a bordo dei traghetti, con la barca a vela o con le navi da crociera. In particolare, il mio progetto nasce dall'amicizia con la cetologa Antonella Arcangeli, ricercatrice dell'ISPRA, che ha avviato il monitoraggio dei cetacei sui traghetti circa otto anni fa. Inizialmente era una rete spontanea, fatta di collaborazioni e relazioni tra persone, poi sono state coinvolte università e centri di ricerca che studiano i cetacei del Mediterraneo. L'idea è interessante e prevede l'utilizzo di traghetti di linea per fare dei transetti, metodologie di raccolta dati condotte da scienziati: in questo caso, una delle misure utilizzate per raccogliere informazioni utili, in modo sistematico, lungo il percorso. Avere la possibilità di compiere un gran numero di viaggi nel Mediterraneo è un’occasione preziosa: i cetacei, anche se oggi sono più studiati rispetto al passato, restano animali misteriosi che possiamo vedere solo per pochi secondi, nel tempo breve in cui emergono sulla superficie dell'acqua”.

Un grande viaggio fatto di molti piccoli viaggi. 

“Il grande viaggio sta proprio nell'insieme di tutti quelli che in questi anni sono stati organizzati dai ricercatori lungo le rotte di questi cetacei. Io ne ho fatti alcuni, unendomi a loro. Le rotte attraversano aree importanti per gli ecosistemi. Qui aggiungo una riflessione: quando guardiamo il mare, lo vediamo come una tavola blu, piatta, che sembra quasi tutta uguale, e l'unica cosa che risveglia l’attenzione è la comparsa della terra o di un'isola. In realtà, sotto l'acqua, esiste una geografia che non riusciamo a percepire ma che i cetacei conoscono molto bene. Questa geografia è fatta di piattaforme a livello del mare, grandi canyon, che arrivano fino a 4.000 o 5.000 metri di profondità, e scarpate dove la corrente cambia e l'acqua si sposta in modo diverso. Gli animali la conoscono bene e noi esseri umani, piano piano, stiamo cominciando a imparare, anche attraverso i dati che vengono raccolti su questi traghetti. L'idea del libro è quella di avvicinare le bambine e i bambini, ma anche gli adulti che utilizzano questi mezzi sul mare, nutrendo il loro sguardo e condividendo non solo gli strumenti dei ricercatori ma anche il mio strumento, il disegno, perché quando ci si mette in una posizione attiva, per osservare e disegnare, aumenta la capacità di vedere”.

L'osservazione, paziente e accurata, definisce la qualità della ricerca scientifica.

“Gli scienziati hanno a che fare con una grande quantità di immagini. La loro è un'attitudine che è stata affinata, studiando e facendo tantissime esperienze in natura, in mare, riuscendo infine a riconoscere, in mezzo alle onde e alla luce sull'acqua, quelle figure che aiutano a identificare le specie. Nel libro ho voluto fare proprio questo: ho utilizzato fotografie e disegni, come avevo già fatto in altri volumi. Per me è un po' come aprire una piccola finestra e accompagnare l'osservatore in visita, anche chi non sa nulla di cetacei, avvicinando chi legge allo sguardo dello scienziato, ma anche a quello della disegnatrice naturalistica”.

Riuscire a trovare gli elementi giusti e più efficaci per comunicare la scienza a giovani lettrici e lettori prevede un certo tipo di esperienza e allenamento. Nel tempo, arrivando a questo ultimo lavoro, che cosa hai imparato?

“Lavoro nell'ambito dell'educazione ambientale da circa trent'anni. Ritengo che la lezione frontale, quando sono in classe e spiego, sia una metodologia superata: ho iniziato così, quando ero giovane, appena uscita dall'università, con la voglia di trasmettere tante cose, ma nel tempo mi sono resa conto che non funziona. In tutti questi anni ho continuato a formarmi nel campo dell'educazione ambientale. Tra la fine degli anni Novanta e il Duemila c'era un grande movimento anche qui in Italia, portato avanti soprattutto dal WWF, con ricerche sviluppate da diversi gruppi di lavoro, associazioni e musei. Se io ascolto qualcuno che mi racconta qualcosa arrivo fino a un certo punto, ma se agisco, se faccio qualcosa insieme a questa persona, se lei mi propone una ricerca da fare insieme, cambia tutto, perché inizio a immedesimarmi nel ricercatore stesso. Ogni volta che entro in classe o inizio un'esplorazione, in qualsiasi ambiente naturale, nell'aiuola del giardino della scuola o in alto mare, il meccanismo, il metodo e l’invito sempre gli stessi: vieni, ti faccio conoscere questo mondo, con i miei strumenti, andiamo a farlo insieme”.

Uno di questi strumenti è il disegno. 

“Per me il linguaggio del disegno è sempre stato centrale. È un linguaggio a disposizione di tutti, dobbiamo solo riscoprirlo, perché è un'attitudine che appartiene ai bambini: quando gli si dà una matita in mano, la prima cosa che fanno è iniziare a disegnare. Più tardi imparano a scrivere e a far di conto, ma il disegno in realtà comprende tutto: è una descrizione, è un calcolo, è una misura, è tutto quello che si può fare attraverso un insieme di segni. Il disegno spiega qualcosa in più quando passa attraverso l'osservazione di un elemento naturale: il mare, le onde, o le berte maggiori che volano con le linee che lasciano quando si muovono. Mentre disegno qualcosa e lo sto osservando, che sia da fotografie, filmati o, ancora meglio, dal vivo in natura, quell'azione diventa un processo di apprendimento: quello che disegno non la dimentico più, diventa mio. I miei taccuini si riempiono di pagine di disegni che rappresentano ciò che osservo: ogni volta è un po' come portarmi quelle cose a casa, pur lasciando tutto dov'è. Il disegno non è solo un linguaggio che permette di conoscere, imparare e memorizzare, è anche un'attività molto piacevole che dona benessere. Creare un'emozione, accompagnata da un processo di conoscenza, funziona davvero: se faccio una cosa che mi piace e ci trovo gusto, quella cosa mi resterà addosso”.

Il disegno come azione libera e universale. 

“Ho spesso l'impressione che, dei miei libri, le persone ‘leggano’ soprattutto le immagini. Il testo è importante per l'approfondimento e per attivare collegamenti, per andare ancora più a fondo, però il disegno è la prima cosa che attira l'attenzione e favorisce connessioni in autonomia, stimolando la curiosità”.

Disegno qualcosa mentre sto osservando, quell'azione diventa un processo di apprendimento

Parli di partecipazione, esperienza e osservazioni condivise: elementi che troviamo in questo libro già nel sottotitolo, “guida pratica per piccoli navigatori”. Parole che mettono nelle condizioni di essere protagonisti, attivi, agganciando i giovani lettori ma anche gli adulti. 

“È la magia di questa collana, perché è pensata per i bambini dai 6 anni in su, anche se l'ho visto sfogliare con piacere da bambini di quattro anni. In realtà, arriva a tutti. Secondo me gli albi illustrati fanno vivere più sani e felici! C'è questa idea di parlare in modo semplice, allo stesso tempo, trasmettendo concetti complessi. Questa volta però gli scienziati dicono: lo facciamo e lo possiamo misurare insieme. Il bello della ricerca scientifica e del metodo scientifico è che prevede proprio che una cosa non sia scoperta da un singolo, ma da tanti scienziati che, insieme, portano avanti idee, tesi e ricerche utili per la conservazione della natura e per le politiche ambientali. Il mio obiettivo è riuscire a coinvolgere chi viaggia sulle navi: quest’ultime hanno un grande impatto sul nostro mare e rappresentano un problema serio proprio per i cetacei”.

Dunque il lavoro dei ricercatori, a bordo, è anche quello di sensibilizzare le compagnie di navigazione, individuando le aree più a rischio.

“Ci sono zone frequentate soprattutto da capodogli, zifi o grampi, che emergono in modo inaspettato e a volte collidono con le navi. L'attenzione rispetto alla navigazione riguarda tutti, dal comandante al bambino che sta lì sul parapetto, aspettando e sperando di avvistare qualche animale. E poi, quando riesci a vederli è un'emozione grandissima anche se effimera, perché dura veramente poco. È un incontro incredibile: parliamo degli animali più grandi del pianeta”.

C’è un ricordo, relativo all’attività di osservazione, che ti è particolarmente caro? 

“Il fatto più insolito mi è capitato due anni fa in Scozia. Ero sulle falesie che si affacciano sul Mare del Nord e ho visto due globicefali. Li ho visti dall'alto ed è stato molto bello, li abbiamo seguiti per un po’. Ero lì per disegnare, insieme a un gruppo di venti persone, tra artisti e naturalisti: eravamo impegnati a disegnare le urie e le gazze marine, uccelli pelagici che si fermano sulla costa in quel periodo dell'anno per nidificare. Quell'incontro inaspettato ci ha riempito di emozione, anche perché eravamo tra persone particolarmente sensibili a queste cose. Vado ancora più indietro, invece, per rintracciare un altro ricordo: ero con i miei figli e alcuni amici, in viaggio, sul traghetto che va da Livorno alla Corsica. Io soffro un po' il mal di mare, quindi il mio posto fisso è fuori, a prendere aria. Quel giorno ero con i miei figli, ancora piccoli, e ho detto: ‘Sono sicura che adesso vedremo il capodoglio, perché la mia amica Antonella Arcangeli mi ha detto che qui ci sono’. Non so come sia potuto succedere, ma dopo neanche un minuto è sbucato un capodoglio parallelo alla nave, vicinissimo! Ha respirato due o tre volte e poi è ritornato negli abissi. È stato emozionante, i miei figli avranno pensato che la mamma sapesse tutto o che bastasse chiamarli per farli spuntare. Quando vedi una cosa del genere ti viene da urlare: "Il capodoglio! C'è il capodoglio!" e così è andata: sono arrivate tante persone che stavano dentro il traghetto. È veramente un incontro speciale, che coinvolge chiunque. Quando acquistano un significato, quando queste specie hanno un nome, una descrizione della loro ecologia e dei loro bisogni, che riguardano non solo il nutrimento ma anche lo spazio e il territorio di cui hanno bisogno, allora tutto diventa veramente utile e di supporto a chi si occupa di conservazione della natura”.

L'osservazione guidata permette, fin da piccoli, di riuscire a dare un nome agli animali, rendendoli reali e creando una connessione che poi cresce con gli anni. Nutre la sensibilità, l’empatia e la fame di conoscenza, ingredienti fondamentali per la ricerca del futuro. 

Un’ultima domanda, parliamo di revisione: immagino che dopo le osservazioni, e prima della stesura, sia avvenuto un confronto con gli scienziati stessi.

“Il libro è stato costruito insieme ai ricercatori, fin dall'inizio. Io ho fatto una proposta seguendo lo schema logico di chi si occupa di bambini e di attività educative: ho individuato le varie pagine, i contenuti, gli strumenti. Da subito c'è stato uno scambio. Ho partecipato a diversi incontri e alle riunioni del gruppo di ricerca, ho assistito alle presentazioni scientifiche delle attività svolte nel Mediterraneo. È stato utilissimo. Il libro nasce con l'idea di entrare nel mondo della scienza e, allo stesso tempo, di condividere lo sguardo di chi fa ricerca e di una disegnatrice naturalistica. C'è stato un confronto costante anche con Topipittori, la casa editrice che pubblica la collana PiNO. Ormai sono al mio terzo libro con loro, siamo entrati in sintonia. Se ci fai caso, tutti i miei libri hanno un ritmo molto simile, ci sono elementi che ritornano perché abbiamo visto che funzionano, piacciono, sono leggibili e sono stati verificati insieme a insegnanti, educatrici ed educatori, bibliotecarie e bibliotecari, arrivando a capire come utilizzare la grafica, le immagini, e come raccontare le cose. In alto mare è il lavoro condiviso di un gruppo. Le tavole sono pensate e preparate da me, ma c'è il tocco finale nell'impaginazione: noterai anche alcune parti bianche e vuote, importanti per dare valore a quello che è stato disegnato e, allo stesso tempo, invito a scrivere e a disegnare altre cose”. Altri giganti del mare. 


Leggi anche: Come si spostano le specie marine in un Mediterraneo sempre più caldo? 


© 2025 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012