CULTURA

Fantascienza, l'età dell'oro: Asimov, Heinlein e Clarke inventano il futuro

Nel 1926 Hugo Gernsback aveva dato alla fantascienza un nome e una casa editoriale, come raccontato nel primo episodio di questa serie dedicata al centenario del genere. Dodici anni dopo, nel 1938, il testimone passa a un'altra testata pulp, distinta da Amazing Stories ma nata nello stesso ecosistema editoriale. John W. Campbell diventa direttore di Astounding Stories, la ribattezza Astounding Science Fiction e comincia a chiedere ai suoi autori qualcosa che nella fantascienza pulp degli anni Venti e Trenta non era scontato: coerenza scientifica, personaggi credibili, un'idea sviluppata fino alle sue conseguenze logiche. Il periodo che va, convenzionalmente, dal 1938 al 1950 è passato alla storia come l'Età dell'Oro della fantascienza, un'etichetta retrospettiva coniata in gran parte dallo stesso Isaac Asimov, uno dei protagonisti di quella stagione. In questi 12 anni tre nomi - Asimov, Robert A. Heinlein e Arthur C. Clarke - definiscono un immaginario che arriva fino a oggi: i robot con un'etica incorporata, la colonizzazione dello spazio come impresa politica e sociale, la tecnologia satellitare pensata prima ancora che l’avanzamento tecnologico potesse realizzarla.

Campbell e il cambio di paradigma editoriale

Il contributo di Campbell non è mai stato solo quello di un direttore che sceglie i racconti da pubblicare. Come ha documentato lo storico Alec Nevala-Lee nel suo saggio Astounding (2018), Campbell lavorava fianco a fianco con i suoi autori, proponeva trame, riscriveva incipit, imponeva un metodo. Voleva racconti in cui la scienza fosse un vincolo narrativo serio, non uno sfondo decorativo, e in cui l'umanità - non il mostro, non l'invasore alieno - restasse al centro della storia. Sotto la sua direzione, Astounding Science Fiction smette di essere una rivista tra le tante e diventa il luogo dove si formano le carriere di Asimov, Heinlein, L. Sprague de Camp, A. E. van Vogt e, più avanti, di autori come Theodore Sturgeon. È un modello editoriale fondato su un rapporto quasi pedagogico tra editor e scrittore, che avrà conseguenze durature sulla forma stessa del racconto di fantascienza americano.

Isaac Asimov ospite del David Letterman Show nel 1980

Asimov e le leggi della robotica

Nel numero di marzo 1942 di Astounding, un ventiduenne Isaac Asimov pubblica Runaround, il racconto in cui compaiono per la prima volta le Tre Leggi della Robotica: un robot non può recare danno a un essere umano, deve obbedire agli ordini ricevuti salvo che questo non contraddica la prima legge, deve proteggere la propria esistenza purché ciò non contraddica le prime due leggi. Sembra un espediente narrativo, ed è nato come tale: Asimov era stanco dello schema frankensteiniano in cui la creatura si ritorce sempre contro il creatore, e voleva raccontare di robot come strumenti, non come minacce. Ma quelle tre frasi diventeranno uno dei riferimenti più citati, e più fraintesi, in ogni discussione contemporanea sull'etica dell'intelligenza artificiale. Da Runaround si sviluppa il ciclo dei Robot, raccolto poi nel volume Io, robot (1950): decine di racconti costruiti come piccoli enigmi logici, in cui un robot sembra violare le Tre Leggi e la robopsicologa Susan Calvin deve scoprire come, in realtà, le stia rispettando alla lettera. È un impianto quasi giallo, applicato per la prima volta in modo sistematico alla fantascienza.

Nello stesso periodo Asimov apre un secondo fronte narrativo, forse ancora più ambizioso. Ispirandosi al Declino e caduta dell'Impero Romano di Edward Gibbon, immagina una galassia dominata da un impero millenario destinato al collasso, e uno scienziato, Hari Seldon, capace di prevederne matematicamente la caduta attraverso la "psicostoria", una disciplina che tratta le masse umane come sistemi statistici prevedibili su grande scala. Nasce così, tra il 1942 e il 1950 sulle pagine di Astounding, il ciclo delle Fondazioni, che nel 1966 riceverà a Worldcon il premio Hugo per la miglior serie di sempre. Leggi della robotica e psicostoria sono, in fondo, due varianti dello stesso problema che ossessiona Asimov per tutta la carriera: come si costruisce un sistema di regole capace di governare un potere - meccanico nel primo caso, storico e politico nel secondo - troppo grande per essere lasciato senza controllo.

Heinlein e l'ingegneria sociale del futuro

Se Asimov lavora sull'etica delle macchine, Robert Heinlein lavora sulla plausibilità delle società a venire. Tra il 1947 e il 1958 scrive per l'editore Scribner's una serie di dodici romanzi rivolti a un pubblico giovane, dal debutto Rocket Ship Galileo fino a titoli come Space Cadet, Red Planet e Time for the Stars. Sono libri di formazione ambientati nello spazio, in cui l'avventura è sempre accompagnata da un impianto tecnico e politico dettagliato: come si governa una colonia lunare, come si organizza un equipaggio, quali competenze servono per sopravvivere fuori dalla Terra. Scribner's rifiuterà il tredicesimo titolo della serie, Starship Troopers, giudicato troppo militarista per il pubblico giovanile a cui la collana si rivolgeva: un episodio che chiude il sodalizio editoriale e segna il passaggio di Heinlein verso una narrativa più adulta e apertamente politica. Resta però il tratto distintivo dell'autore in questi anni: la fantascienza come esercizio di simulazione sociale, non solo come racconto di viaggio.

Clarke, o quando la fantascienza precede la scienza

Arthur C. Clarke arriva alla narrativa dalla parte tecnica: è un tecnico radar della Royal Air Force e un membro attivo della British Interplanetary Society, l'associazione britannica che dagli anni Trenta studia la possibilità del volo spaziale. Nell'ottobre 1945, sulla rivista tecnica britannica Wireless World, pubblica un articolo dal titolo Extra-Terrestrial Relays. Propone un sistema di stazioni radio in orbita a circa 42.000 chilometri di altezza sopra l'equatore, dove un satellite impiegherebbe esattamente 24 ore a compiere un'orbita completa, restando così apparentemente immobile rispetto a un punto della superficie terrestre. Tre di questi ripetitori, distanziati di 120 gradi, basterebbero a coprire l'intero pianeta con segnali televisivi e radio. All'epoca la proposta non viene presa sul serio come progetto tecnico. Vent'anni dopo, il 6 aprile 1965, viene lanciato Intelsat I - Early Bird -, il primo satellite commerciale in orbita geostazionaria. Da allora quella fascia orbitale è nota tra gli specialisti come "Clarke Belt". È il caso più citato di un rapporto che percorre tutta la storia della fantascienza: quello tra invenzione narrativa e ricerca scientifica.

Ma ridurre Clarke al solo satellite significherebbe sacrificarne la statura letteraria. Nello stesso arco di anni scrive The Sentinel (1948), un racconto breve su un manufatto alieno scoperto sulla Luna che resterà per due decenni un'idea in cerca di sviluppo. Sarà proprio quel seme a diventare, nel 1968, 2001: Odissea nello spazio, il romanzo scritto in parallelo alla sceneggiatura del film di Stanley Kubrick: uno dei rari casi in cui letteratura e cinema di fantascienza si costruiscono a quattro mani, e forse l'opera che più di ogni altra ha portato il genere fuori dal recinto dei lettori specializzati. Pochi anni dopo l'Età dell'Oro, nel 1953, pubblica anche Le guide del tramonto (Childhood's End), il romanzo sull'incontro con un'umanità superiore che consolida la sua reputazione di autore capace di tenere insieme rigore scientifico e portata quasi metafisica. È questa doppia natura - l'ingegnere che calcola un'orbita e il narratore che immagina una trascendenza - a rendere Clarke il terzo vertice, insieme ad Asimov e Heinlein, del triangolo che definisce l'Età dell'Oro e la sua eredità.

Gli Hugo Award e la maturità industriale del genere

Nel 1953, all'undicesima edizione della Worldcon di Philadelphia, viene assegnato per la prima volta quello che diventerà noto come Hugo Award, in onore proprio di Hugo Gernsback. L'edizione del 1954 salta, ma dal 1955 il premio diventa un appuntamento fisso e continua a esserlo ancora oggi. L'istituzione di un riconoscimento ufficiale, votato dai membri della convention, segna il momento in cui la fantascienza smette di essere percepita come un fenomeno editoriale minore e comincia a darsi gli strumenti di un campo culturale maturo, con una propria gerarchia di valore e una propria memoria storica.

I limiti di un'epoca

L'Età dell'Oro raccontata dai manuali è quasi interamente un affare di uomini bianchi americani. Autrici come C. L. Moore e Leigh Brackett scrivevano e pubblicavano nello stesso periodo, spesso sulle stesse riviste, ma sono rimaste ai margini della narrazione canonica costruita negli anni successivi. Va inoltre detto, con la cautela che il tema richiede, che lo stesso John W. Campbell - la figura che più di ogni altra ha dato forma a questa stagione - ha espresso nel corso della sua carriera posizioni razziste ed eugenetiste, documentate con precisione da Nevala-Lee sulla base della sua corrispondenza privata e dei suoi editoriali. È lo stesso Campbell, va ricordato, che nel 1950 ospitò sulle pagine di Astounding la prima presentazione di Dianetics, la teoria di L. Ron Hubbard che sarebbe poi confluita in Scientology: un episodio che segnala quanto la rivista fosse, in quegli anni, anche un luogo di sperimentazione ideologica non priva di derive. Riconoscere queste ombre non significa ridimensionare l'importanza letteraria del periodo, ma restituirne una immagine meno levigata di quella che la nostalgia del genere tende a proporre.

Un'eredità lunga cent'anni

Quando l'Età dell'Oro si esaurisce, verso il 1950, il genere ha già acquisito gli strumenti che lo accompagneranno per i successivi settant'anni: un'etica del robot che l'intelligenza artificiale contemporanea continua a citare, un modello di colonizzazione spaziale che il programma Artemis della NASA sembra voler riprendere in alcuni tratti, un'intuizione tecnica sui satelliti e non occorre ricordare quanti ce ne siano in orbita sopra alla nostra testa. È anche, però, un'eredità parziale, costruita attorno a un canone ristretto che i decenni successivi - a partire dalla New Wave degli anni Sessanta - cominceranno progressivamente a mettere in discussione.

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