CULTURA

Fotoni. Gli scatti di Ila Bêka in mostra al Magazzino delle idee di Trieste

Cosa succede quando la luce colpisce la materia? I fotoni – le particelle elementari che compongono la luce – vengono riflessi, consentendoci così di percepire la realtà attorno a noi attraverso la vista.

È questo il fenomeno fisico che ha ispirato Fotoni, la mostra fotografica di Ila Bêka, inaugurata il 27 giugno al Magazzino delle Idee di Trieste e visitabile fino all’11 ottobre 2026. 

Un’occasione da non perdere per scoprire le oltre 300 fotografie inedite scattate negli ultimi quarant’anni dall’artista, regista e produttore Filippo Clericuzio – in arte Ila Bêka –, noto soprattutto per il lavoro cinematografico realizzato insieme a Louise Lemoine nell’ambito di un sodalizio artistico che prosegue da circa 20 anni.

La fotografia, in questo senso, sembra rappresentare per Bêka soprattutto un modo per raccogliere idee, impressioni e suggestioni da rielaborare in altri progetti, come una sorta di quaderno degli appunti su cui annotare al volo ciò che cattura la sua attenzione nella vita quotidiana, come un raggio di sole che colpisce un passante tra le calli di Venezia o i grovigli di luce che appaiono sulla superficie di un barattolo di vetro trovato sulla spiaggia.

Colpisce, infatti, il carattere incidentale delle opere in mostra (molte delle quali ottenute attraverso la fotocamera del cellulare). Queste riflettono un’interpretazione della fotografia che non ha nulla a che fare con la ricerca dello “scatto perfetto”, ma che rappresenta piuttosto un processo libero, in cui la vera potenza dell’immagine si deve proprio alla spontaneità e alla capacità di cogliere l’unicità di un momento.

Il percorso espositivo non segue un ordine cronologico o tematico in senso stretto. Allo stesso modo, le fotografie sono volutamente prive di titolo, data e luogo: nessuna didascalia orienta lo sguardo, nessuna descrizione rischia di distrarre i visitatori e le visitatrici da ciò che pensano, provano o immaginano di fronte alle opere proposte.

Si passa così da schermi luminosi a giochi geometrici di luci e ombre; e poi dai colori sfavillanti di un lunapark a una serie di scatti in bianco e nero sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro. Ci si perde infine davanti a una parete tappezzata di fotografie con dimensioni e formati diversi, pensata apposta per restituire quella sensazione di caos che contraddistinguerebbe l’archivio fotografico di Bêka. 

Come suggerisce il titolo, la mostra è anche un modo per esplorare la natura della luce e il modo in cui la percepiamo.
I fotoni, infatti, non solo costituiscono l’essenza dell’energia luminosa, ma sono ciò che rende possibile la visione e ci permette di scattare una fotografia. E le foto, a loro volta, diventano per l’artista un modo per riattivare la materia e lo spazio, innescando un processo continuo di esperienza, memoria e immaginazione.

Condividendo con il pubblico la sua percezione, l’artista sembra volerci portare nei luoghi che ha visitato, negli attimi che ha vissuto, negli oggetti che hanno catturato il suo interesse.
Allo stesso tempo, però, non ci impone il suo punto di vista; solletica, piuttosto, la nostra fantasia, cattura il nostro sguardo per rievocare ricordi, vedere qualcosa che conosciamo da un altro punto di vista o suscitare un senso di empatia verso i soggetti ritratti. Ecco allora che, senza i fotoni, niente di tutto ciò potrebbe avere inizio.

Vedere significa tradurre i fotoni in esperienza Ila Bêka

C’è poi un altro tema al centro della mostra. È quello del corpo. O meglio, della sua interazione con la luce e lo spazio in cui si trova. Non conta in quale mare o lago stia nuotando un gruppo di bagnanti visto dall’alto, né dove si trovi il rinoceronte che osserviamo passeggiare al sole. I corpi che popolano queste immagini non raccontano tanto persone o luoghi specifici, quanto la nostra presenza nel mondo, il modo in cui lo abitiamo e lo trasformiamo, venendo trasformati a nostra volta.

In questo senso, l’attività fotografica di Bêka vuole essere in continuità con quella di cineasta condotta insieme a Lemoine. Se il duo si prefigge come scopo quello di sperimentare forme narrative e cinematografiche che indaghino il rapporto emotivo, sociale, politico e culturale tra persone, spazio e architettura, la medesima curiosità sembra orientare anche gli scatti di Bêka quando si soffermano sui lavoratori che riposano al sole, sulle ombre dei passanti sul marciapiede o sul modo in cui i bambini e le bambine giocano tra le piazze di tutto il mondo.

In conclusione, oltre che una mostra fotografica, Fotoni è un anche un esercizio di osservazione. Un invito a concedersi il tempo di guardare e a lasciarsi sorprendere dal modo in cui, se davvero facciamo caso a ciò che vediamo, anche il quotidiano possa trasformarsi in qualcosa di inaspettato.


Ila Bêka. Fotoni

a cura di Barbara Casavecchia.

Prodotta e organizzata da ERPAC (Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli-Venezia Giulia).

Magazzino delle idee, Trieste – dal 27 giugno all’11 ottobre 2026

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