Una insospettabile passione per la pittura: dai paesaggi di Churchill ai ritratti di Bowie
Un’immagine da "The Finest Hours", documentario del 1964 su Winston Churchill. Courtesy Everett Collection/Contrasto
I ritratti rock di Paul McCartney e quelli di David Bowie, il Libro dei sogni di Federico Fellini, i paesaggi meditativi di Sharon Stone. In un'intervista la cantautrice canadese Joni Mitchell confessa di considerarsi "prima di tutto una pittrice", per Dino Buzzati dipingere e scrivere “sono in fondo la stessa cosa". Appassionato pittore della campagna inglese, Winston Churchill aveva un cruccio, sconosciuto ai più: "Ho avuto una meravigliosa vita, piena di molte conquiste, ogni mia ambizione è stata ottenuta, tranne una: non sono un grande pittore". Suona come una battuta, è invece una onesta lettura del proprio percorso e delle proprie aspirazioni.
Sono solo alcuni degli outsider dell'arte raccontati dal giornalista e critico Mimmo di Marzio ne Gli insospettabili. Da Goethe a David Bowie, la pittura come seconda vita (Giunti), un saggio in cui l'autore si interroga sull'origine "di un fuoco sacro che accomuna tante anime così diverse e le conduce, per un’imperscrutabile e irresistibile attrazione, a impegnare il proprio tempo in solitudine davanti a una tela".
“ Ho avuto una meravigliosa vita, piena di molte conquiste, ogni mia ambizione è stata ottenuta, tranne una: non sono un grande pittore Winston Churchill
La copertina del libro con David Bowie e l'attore Tony Curtis al lavoro su una tela, 1950 circa, Courtesy Everett Collection/Contrasto
“ Sono prima di tutto una pittrice e poi una musicista Joni Mitchell
La storia dell'arte è fatta di esseri umani
Attori, attrici, musiciste, musicisti, registi, scrittori, politici. Di Marzio ha selezionato le storie di personaggi noti, ritenendo importante "arrivare a tutti, a un pubblico vasto”. Spiega a Il Bo Live: “Non volevo scrivere un libro d'arte, ma un libro di storie, di persone e di vita. La storia dell'arte, in fondo, è fatta di essere umani. In questo caso la pittura e l'arte visiva rappresentano una sorta di zona franca rispetto all'attività principale del personaggio scelto: davanti alla tela, infatti, si è completamente liberi. Il mio è un invito a scoprire il loro volto privato e inedito, attraverso aneddoti e più immagini possibili, del resto, quando ci si riferisce alla pittura di Winston Churchill o di Sharon Stone, chi legge si aspetta di vedere le opere di cui si parla".
Questo progetto nasce da una passione per Dino Buzzati, “un vero e proprio innovatore dal punto di vista del linguaggio: nel 1969 realizza la prima graphic novel europea, Poema a fumetti. La mia ricerca comincia con lui sapendo, fin dall’inizio, dell'esistenza di altre storie di seconde vite artistiche. Studiando, ho subito capito che non si può parlare solo di second life, perché quando c'è un talento vero non esistono confini: queste storie rivelano attività pittoriche condotte seriamente e in maniera costante nel tempo".
A volte sono amori antichi, ‘che fanno giri immensi e poi ritornano’, altre sono passioni che procedono insieme alle attività principali e ai ruoli ufficiali. “Pensiamo a David Lynch, Federico Fellini, Dario Fo: per loro ogni cosa nasce dal disegno - racconta di Marzio -. Fo disegnava i suoi personaggi, le scenografie e poi creava lo spettacolo. Lo stesso faceva Lynch, che spiegava come l’invenzione dei suoi personaggi cinematografici passasse attraverso la necessità di ‘guardarli in faccia’ e disegnarli”.
Il riconoscimento pubblico
La relazione con l’arte passa anche attraverso il riconoscimento pubblico, determinando spesso un rapporto complesso con la propria produzione e una personale richiesta di risposte e approvazione. Il mancato riconoscimento in vita ha determinato, in alcuni, un senso di frustrazione e lieve sofferenza. “Oggi Churchill è riconosciuto come artista, a lui è ora dedicata una antologica a Londra - spiega di Marzio -, ma in vita non era stato considerato adeguatamente come pittore. Buzzati si interrogava sulla sensazione costante di dover necessariamente esibire una sorta di patente da pittore, ogni volta che si accingeva a fare qualcosa con l'arte. Al contrario, altri si sono perfettamente e subito integrati nel sistema: faccio l'esempio di Bob Dylan, nella scuderia di Gagosian. Lo stesso vale per Sharon Stone, che espone in tutto il mondo”. Non ottenere un riconoscimento per qualcuno si è rivelato un problema, ma questa seconda vita, per altri, è nata ed è cresciuta senza trovare resistenze, traducendosi in successo.
Arte e neuroscienze
Gli scrittori e i politici presenti in questo libro, in generale quelli con capacità legate all'emisfero sinistro della parola, hanno forse tratto il maggior giovamento dall'arte, proprio perché quest’ultima ha permesso loro di liberarsi, di esprimersi solo con le immagini: è successo a Hermann Hesse e a Henry Miller. Le due parti del cervello, a un certo punto, hanno bisogno l'una dell'altra". Il disegno e i colori sono stati, spesso, una forma di catarsi, "la ricerca di una dimensione più intima e profonda rispetto a quella intellettuale, collegata, direbbero i neuroscienziati, all’emisfero cerebrale destro, quello dell’arte".
La riflessione di chiusura del libro è affidata alla scienza, in particolare alle parole del neurochirurgo e antropologo Vittorio A. Sironi, che scrive: "Le neuroscienze aiutano a comprendere compiutamente lo svilupparsi di questa eclettica espressività artistica in ambiti che possono a prima vista apparire così diversi e distanti tra loro. L’interpretazione delle espressioni artistiche non passa più solo attraverso l’analisi semantica di ciò che l’artista ha realizzato, ma si attua attraverso lo studio dei meccanismi cerebrali messi in azione dalla creazione artistica: dal segno al disegno, dalla luce al colore, dall’emozione alla razionalità. Le moderne tecniche di neuroimaging (in particolare la Risonanza Magnetica funzionale dell’encefalo) consentono di indagare cosa avviene nel cervello di chi realizza un’opera d’arte e in quello delle persone che la osservano, attraverso una riflessione sulle basi neuronali della creazione artistica e del piacere estetico".
Da "The Finest Hours", documentario del 1964 su Winston Churchill. Courtesy Everett Collection/Contrasto
Le marine di Strindberg e i paesaggi istoriati di D’Azeglio
Abbiamo chiesto all’autore di scegliere un/una artista, tra i tanti presenti in questo libro. "Dal punto di vista artistico August Strindberg mi ha sempre emozionato moltissimo. Drammaturgo svedese, con una personalità complessa, soffre di depressione. Quando comincia a dipingere, crea opere meravigliose: paesaggi di grande intensità, mari neri e tempestosi delle coste del Nord Europa, cieli plumbei carichi di angoscia. Parliamo di un artista che ha prodotto poco rispetto ad altri, ma le sue marine si trovano al Museo d'Orsay, a Parigi, al Museo nazionale di Stoccolma e in altri importanti spazi espositivi. Poi ce ne sono sicuramente altri, penso a Massimo d'Azeglio. Figura risorgimentale, politico, scrittore, ha inventato i paesaggi istoriati, con battaglie e vicende storiche ambientate nel paesaggio romantico. Un riferimento per i pittori di mezza Europa".
Il baronetto e il duca
Tra i tanti racconti d'arte, condivisi in questo saggio, quello che lega Paul McCartney e David Bowie è talmente irresistibile, e rivelatore della natura umana, da meritare il gran finale: "Un curioso aneddoto lega la vicenda artistica di sir Paul McCartney con quella di un altro ‘nobile della musica’, vale a dire il Duca bianco David Bowie; anche se l’aneddoto in questione, di nobile, ha un po’ poco. Era il 1999 quando l’ex Beatles espose in una mostra a Siegen, in Germania, un ritratto non proprio lusinghiero del suo collega e conterraneo britannico, raffigurato nell’atto di vomitare, sotto il titolo Bowie Spewing. Non è chiaro se e quanto The Duke sia stato realmente infastidito per la birichinata ma, interpellato dai media sull’argomento, la sua risposta fu per le rime: 'Io arrabbiato? Ci mancherebbe. Però coincidenza vuole che anch’io stia lavorando a un quadro che si intitola McCartney shits…'. Battute a parte, un dato è certo: il baronetto e il duca sono stati colleghi, e forse anche concorrenti, non soltanto nella musica ma anche nelle arti visive, entrambi esperti d’arte ed entrambi appassionati collezionisti".