Intelligenza Creata di Alfio Quarteroni: come cambierà il mondo con l’AI?
Quale impatto sta avendo l’intelligenza artificiale e come sta trasformando la nostra società? Questo è uno degli interrogativi affrontati nel libro Intelligenza creata di Alfio Quarteroni, finalista al premio Galileo.
L’opera analizza lo sviluppo dell’AI nel tempo, tra progressi e rischi, offrendo anche una spiegazione tecnica accessibile dei suoi meccanismi. Non mancano riflessioni etiche e filosofiche su come questa tecnologia stia ridefinendo il rapporto tra esseri umani e macchine.
Dalle origini ai modelli attuali
Il libro parte dagli albori dell’intelligenza artificiale. A partire dalla metà del Novecento, emerge una domanda centrale: le macchine possono pensare?
Questo interrogativo porta a ridefinire il concetto di intelligenza, fino ad allora considerato esclusivo degli esseri umani. Tra i pionieri troviamo Alan Turing, che ipotizzò la possibilità che le macchine potessero risolvere problemi complessi.
Nel tempo sono state formulate diverse definizioni di AI. Una delle più note è quella proposta da John McCarthy nel 1956 al Dartmouth College:
“La scienza e l’ingegneria della costruzione di macchine intelligenti, in particolare di programmi informatici intelligenti”.
“ La scienza e l’ingegneria della costruzione di macchine intelligenti, in particolare di programmi informatici intelligenti
Questo concetto cambia e si amplia nel tempo, grazie anche ai progressi del settore, che l’autore ripercorre a grandi linee: i suoi sviluppi sono incentivati dalla sempre maggiore velocità di elaborazione dei dati da parte dei computer, dalla diminuzione dei costi di gestione e dai più ingenti finanziamenti degli stati per la ricerca nel settore.
Parlare di AI, come sottolinea Quarteroni, non deve farci pensare soltanto a quella generativa, per esempio il classico Chat GPT: i campi in cui opera l’intelligenza artificiale sono ormai i più svariati, e le sue caratteristiche cambiano in base alla tipologia di sistemi che vengono utilizzati. Nel libro sono riportati diversi esempi: esiste la visione artificiale, che “consente alle macchine di vedere, interpretare e reagire al mondo visivo che le circonda”.
Ciò avviene attraverso telecamere e sensori, che permettono di svolgere compiti visivi complessi senza l’intervento umano. Abbiamo poi il settore della robotica, che progetta robot che svolgono attività ripetitive o pericolose al posto dell’uomo. I sistemi esperti, invece, sono addestrati per assistere l’uomo nella ricerca di soluzioni a problemi specifici - per esempio in ambito medico -, senza sostituirlo, ma assistendolo e ampliando le sue capacità. l’AI generativa, invece, produce nuovi contenuti, come testi o immagini.
Un ruolo centrale è svolto dal machine learning, ovvero la capacità degli algoritmi di apprendere dai dati e migliorare nel tempo le proprie prestazioni, diventando progressivamente più accurati grazie alla crescente disponibilità di informazioni. Quarteroni mostra - anche attraverso formule matematiche - come avviene tecnicamente l’apprendimento dei programmi di intelligenza artificiale, che stanno diventando sempre più precisi e accurati anche grazie al sempre maggiore quantitativo di dati che viene elaborato ogni secondo.
Accanto ai progressi emergono anche criticità. Tra queste, le cosiddette “allucinazioni” dell’AI generativa: risposte apparentemente plausibili ma prive di fondamento reale. Questo fenomeno dipende da diversi fattori, tra cui dati insufficienti, input poco chiari e limiti dei modelli.
Un ulteriore rischio riguarda la qualità dell’informazione online: contenuti generati da AI potrebbero alimentare altri modelli, riducendo la varietà e l’affidabilità dei dati e contribuendo a una progressiva perdita di contatto con la realtà. Dunque, secondo l’autore, è importante che la creatività e il contributo dell’uomo siano sempre considerati e incentivati, poiché al momento la capacità di cogliere con chiarezza e interezza il contesto è ancora propriamente umana.
Un ulteriore problema dell’AI generativa è la mancanza di sostenibilità: il libro riporta diversi dati che testimoniano l’enorme quantità di energia che richiede l’addestramento degli algoritmi di intelligenza artificiale.
Nel 2024, aziende come Microsoft e Google hanno consumato circa 24 TWh di elettricità: se considerate come Stati, supererebbero il fabbisogno energetico di oltre 100 Paesi, come Tunisia o Giordania. Anche il consumo di acqua per il raffreddamento dei data center rappresenta un aspetto sempre più rilevante.
L’intelligenza artificiale sta inoltre trasformando diversi ambiti della società. In sanità può supportare la diagnosi, ma resta fondamentale la relazione medico-paziente. Nella scuola può favorire percorsi personalizzati, ma è necessario sviluppare un uso critico degli strumenti. Nel lavoro, l’AI può sostituire alcune mansioni ma anche crearne di nuove, rendendo essenziale investire nella formazione e prevenire bias nei sistemi di selezione.
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Anche in ambito scolastico l’utilizzo dell’AI ha generato vari interrogativi: il suo utilizzo in classe può aiutare gli insegnanti a impostare sistemi educativi personalizzati - per esempio per chi ha difficoltà di apprendimento -, ma devono anche dare ai ragazzi gli strumenti per non dipendere completamente dall’AI e imparare a farne un uso critico.
Con l’avvento dell’AI sta crescendo il timore che diminuiscano i posti di lavoro, e che le macchine tolgano spazio all’intervento umano. Secondo l’autore, tuttavia, altri settori lavorativi potrebbero svilupparsi proprio grazie a questi strumenti: è necessario, quindi, garantire a tutte le persone un’adeguata formazione, e non alimentare pregiudizi nell’assunzione del personale, soprattutto se si utilizza l’AI nella scelta. Se viene addestrata in base a determinati parametri, infatti, potrebbe alimentare gli stereotipi e incrementare l’emarginazione di alcune categorie di persone.
È importante, inoltre, che le informazioni che l’intelligenza artificiale veicola siano chiare, trasparenti e spiegabili, per aumentarne e dimostrarne l’affidabilità e per ostacolare la circolazione di notizie false, che questi programmi potrebbero incentivare.
Ciò che l’opera di Quarteroni mette in evidenza è che l’intelligenza artificiale non deve sostituire l’intervento umano: è vero che l’AI elabora enormi quantità di dati in pochi secondi o agevola attività ripetitive, ma è altrettanto importante ricordare che è umana la capacità di comprendere il contesto, di cogliere il senso comune o di adoperare la creatività che serve a generare contenuti totalmente originali. È necessario, dunque, che l’AI integri e completi - e non sostituisca - le attitudini umane.