CULTURA

L’arte dell’ascolto: una ricerca verticale tra fulmini e miracoli

"La creatività è da sempre una cosa spirituale, un cortocircuito nell'epoca del materialismo", è una connessione con le leggi dell'universo, lontane dalla velocità delle macchine. I nostri ritmi e le nostre imperfezioni, del resto, assomigliano di più ai misteri e allo stupore "dei temporali estivi e della lenta perdita delle foglie, del cambio delle stagioni e dell'alternarsi delle maree". 

All’assaggio segue un’avvertenza per i più sensibili: leggere il libro di Vasco Brondi può aumentare significativamente la consapevolezza di chi, con quella "cosa spirituale", di cui scrive l'autore e che dà il titolo al saggio Einaudi, sente il bisogno di (ri)connettersi, esplorando gli anfratti che definiscono la complessità dell’esistenza e investendo in una ricerca verticale, verso l'alto, rischiando di essere colpiti dai fulmini e, insieme, facendo spazio al tempo disteso della contemplazione - per usare le parole di Byung-Chul Han, da Le non cose (Einaudi) - al “sacro, come fenomeno del silenzio […] che ci fa tendere l’orecchio, acuendo l’attenzione nei confronti dell’ordine superiore”. Al silenzio, come canale privilegiato per un profondo sentire, si riferisce Simone Weil in Attesa di Dio (Adelphi) quando parla di "disponibilità vuota", pronta a ricevere. "Esiste un silenzio interno e un silenzio esterno - scrive Brondi - e non si capisce dove inizia uno e finisce l'altro". 

Un percorso che parte dal profondo di noi stessi, dai fondali oceanici sconosciuti, e che arriva fino alle vette non ancora calpestate dell’essere umano Vasco Brondi, Una cosa spirituale

Una cosa spirituale 

Per molti di noi, punto di riferimento musicale generazionale con Le luci della centrale elettrica, partendo da una piena esperienza come musicista e dalla pratica costante della meditazione, in Una cosa spirituale, Brondi riflette sulla possibilità di contattare il cielo, consapevole del rischio di incrociare una tempesta, quando si sceglie di “spostare l’attenzione della ricerca artistica dal piano orizzontale […] a quello verticale". Il percorso parte dal profondo di noi stessi, "dai fondali oceanici sconosciuti, e [...] arriva fino alle vette non ancora calpestate dell’essere umano, e ancora più in alto fino alla dimensione del mistero che, in un tempo lontanissimo, ci ha fatto avvicinare all’arte”. Brondi considera la creatività come occasione di contatto con il cielo, come traccia per il mistico, indizio per credere in magie e miracoli e accogliere i misteri. Attraverso l'arte, scrive, ci concediamo di vedere "l'incredibile spettacolo delle cose immaginate che diventano reali".

La musica, e prima ancora il suono inteso nella sua spontanea connessione con la natura, favorisce il contatto con cose sepolte. "Ho scritto canzoni che non sapevo da dove provenissero, e solo dopo molto tempo che le cantavo capivo di cosa parlavano davvero o addirittura me lo faceva notare qualcun altro. Creare è un modo per dire quello che non si riesce a dire, tutto quello che sembra intraducibile".

L’orecchio è l’occhio dell’anima

Forse è un azzardo, ma le riflessioni di Brondi sembrano dialogare, senza sforzo, con L’orecchio è l’occhio dell’anima (The Ear Is the Eye of the Soul), il Padiglione della Santa Sede - allestito a Venezia in occasione della 61esima Esposizione internazionale d’arte di Venezia, curato da Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers e realizzato in collaborazione con Soundwalk Collective -, che mette al centro l'ascolto tradotto in preghiera sonora. L'invito all’atto contemplativo è ispirato alla vita e all’eredità di Ildegarda di Bingen (1098-1179), badessa medievale, poetessa, guaritrice e compositrice, proclamata santa e dottore della Chiesa da Papa Benedetto XVI nel 2012, la quale credeva nei legami tra esseri umani ed evoluzione spirituale e che univa lo studio dei testi sacri alla pratica dell'arte e della musica, capace di mettere in comunicazione microcosmo e macrocosmo. Un profilo polifonico quello di Ildegarda, lontano nel tempo eppure in stretto dialogo con il presente. 

Il percorso si sviluppa tra il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, a Castello, diventato scriptorium contemporaneo, con un archivio vivente, l'opera di Alexander Kluge e la liturgia sonora delle monache dell’Abbazia di Eibingen, e il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, a Cannaregio, con una immersione in cuffia nella natura resa possibile da uno strumento sonoro che ascolta il giardino in tempo reale trasformando i suoni naturali in una composizione in continua evoluzione.

"Oggi, più che mai, è necessario unire, superare le divisioni. L'esperienza di Ildegarda ce lo insegna", ha spiegato ieri il curatore Hans Ulrich Obrist durante la presentazione nella sala stampa della Santa Sede. Così, è possibile pensare di fare della contemplazione uno strumento prezioso nel tentativo, citando anche Ben Vickers, di affrontare la turbolenza che il mondo sta vivendo, in continuità con la proposta curatoriale di Koyo Kouoh per la Biennale Arte 2026, che invita a rallentare e sintonizzarsi su un registro più silenzioso. "Per Ildegarda il suono è un modo per conoscere - spiegano Obrist e Vickers -. La sua visione si muove dal respiro (spiritus) al canto, fino alla comprensione. La musica diventa un legame tra corpo e mondo [...] L’opera sonora privilegia l’interiorità e l’equilibrio, concepiti come un’esperienza interiore praticata tanto in silenzio quanto nel suono. L’ascolto diventa una forma di presenza contemplativa, che invita i visitatori a entrare in uno stato di attenzione rituale concentrata, di riflessione silenziosa e di meditazione collettiva".

L’opera sonora privilegia l’interiorità e l’equilibrio, concepiti come un’esperienza interiore praticata tanto in silenzio quanto nel suono. L’ascolto diventa una forma di presenza contemplativa Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers

Il progetto interdisciplinare e transgenerazionale si rivolge a pubblici con differenti sensibilità, età, competenze. Attraverso opere che vanno sentite, abitate, non solo ascoltate, l'esperienza artistica è orchestrale, collettiva, organica e immersiva. Il tema viene esplorato da 24 artisti e artiste, da Brian Eno a Patti Smith, da Jim Jarmusch (Leone d'oro alla Mostra del cinema di Venezia 2025) a Suzanne Ciani, e ancora Meredith Jane Monk, Caterina Barbieri, le monache benedettine dell’Abbazia di Santa Ildegarda a Eibingen, in Germania. L’ultima opera del regista e autore tedesco Alexander Kluge, scomparso il 25 marzo scorso all’età di 94 anni, a cui si deve anche il titolo L’orecchio è l’occhio dell’anima, sarà presentata al Complesso di Santa Maria Ausiliatrice: un’installazione di film e immagini, in dodici stazioni e tre ambienti, ispirata proprio all'opera di Ildegarda di Bingen. 

Brian Eno, tra gli artisti coinvolti, è autore di un recente e agilissimo volume Mondadori, dal titolo Cosa fa l'arte, si interroga non solo su cosa sia, ma soprattutto su cosa l'arte provochi in noi e sul "perché ne abbiamo così tanto bisogno". Così, il concetto di creatività chiude il cerchio della riflessione da cui siamo partiti, confermando la sua natura spirituale e sottolineando anche il valore dell'emozione, il desiderio di farne esperienza attraverso "l'abbandono" che, scrive Brian Eno, "ha luogo quando smettiamo di provare a controllare le cose, quando lasciamo che le cose accadano". Anche e soprattutto nella contemplazione.


Padiglione della Santa Sede - L’orecchio è l’occhio dell’anima 

commissario: Card. José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede 

curatori: Hans Ulrich Obrist, Ben Vickers 

espositori: Alexander Kluge, Monache Benedettine dell’Abbazia di Santa Ildegarda di Bingen, Bhanu Kapil, Brian Eno, Carminho, Caterina Barbieri, Devonté Hynes, FKA Twigs, Holly Herndon & Mat Dryhurst, Ilda David', Jim Jarmusch, Kali Malone, Kazu Makino, Laraaji, Meredith Monk, Moor Mother, Otobong Nkanga, Patti Smith, Precious Okoyomon, Raúl Zurita, Soundwalk Collective, Suzanne Ciani, Tatiana Bilbao - Maio Architects - DOGMA, Terry Riley 

produzione: Nicola Picco & Raul Betti – Mattia Marzaro, Soundwalk Collective & Tessa Nijdam – Elena Origliasso 

sedi: Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Fondamenta S. Gioachin, Castello 450 - Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, Cannaregio 54

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