CULTURA

L'umanesimo dei dati: i numeri e gli esseri umani

Il primo settembre 2014 Giorgia Lupi avvia una sorta di scambio epistolare con la collega e amica Stefanie Posavec. Da New York a Londra, e viceversa. Per un anno intero inviano, una all’altra, una serie di cartoline disegnate a mano che riportano informazioni settimanali sviluppate attorno a temi personali condivisi - dalle abitudini quotidiane alle relazioni con gli amici -, elaborate in forma di dati. Da una parte l’immagine, dall’altra il francobollo e una legenda per permettere alla destinataria di decifrare il messaggio che, sempre, porta con sé una lenta riflessione: quante volte ci siamo lamentate questa settimana? quanto spesso abbiamo riso sottovoce? quante volte abbiamo controllato l’ora? Nel 2016 questo progetto, dal titolo Dear Data, permette a Giorgia Lupi di entrare nella collezione permanente del MoMA di New York, Museum of Modern Art, dove l'anno successivo realizza un’opera originale site-specific. 

Data Humanism

Lupi è l'information designer che ha introdotto il concetto di Data Humanism, sviluppandolo nel suo primo TED Talk nel 2017: una dimensione intima e qualitativa di numeri, pattern e visualizzazioni, in grado di superare la freddezza delle infografiche tradizionali e mettendo invece al centro le persone e che ora dà il titolo alla sua prima personale, Giorgia Lupi. L'umanesimo dei dati, allestita alle Gallerie d’Italia di Vicenza.

In un presente segnato dalla rincorsa all’ottimizzazione, dalle accelerazioni, dalle scorciatoie e dalla semplificazione, ha spiegato Lupi poco prima dell’inaugurazione, “le opere più interessanti, quelle che invitano maggiormente a riflettere, hanno bisogno di tempo, e questo perché la natura umana è complessa e sfaccettata, piena di significati diversi” e, dunque, va considerata senza fretta, con la giusta attenzione. “Così è anche il mio lavoro, che richiede tempo per essere letto: con strumenti grafici visivi, che possono essere linee o simboli, io racconto storie in cui il dato non è mai un fine ma un linguaggio di astrazione della realtà”. E Lupi continua: “I dati sono molto umani, li abbiamo inventati noi. Anche se passano attraverso un algoritmo, qualcuno prima ha deciso cosa collezionare e cosa no. Dal mio punto di vista di designer, questo linguaggio può anche raccontare storie intime e progetti molto personali”. Un esempio è Book of Life del 2021: tre taccuini Moleskine aperti a fisarmonica, prima smontati poi ricomposti, in cui la sua vita viene svelata attraverso la paziente cucitura a mano di un filo che riporta i momenti cruciali e le svolte in 14.496 punti, partendo dalla sua data di nascita, 24 luglio 1981, e alla soglia dei 40 anni.

Nata a Modena, studi in Architettura e un dottorato in design al Politecnico di Milano, oggi Giorgia Lupi risiede a New York, dove vive e lavora come partner di Pentagram. Nel 2025 riceve il Compasso d'Oro per il progetto 1,374 Days: My life with long COVID, realizzato per The New York Times, pubblicato l'anno precedente e che, attraverso la visualizzazione dei dati, cerca di dare un senso alle conseguenze debilitanti durate ben quattro anni. Partendo da un foglio di calcolo e utilizzando pennellate colorate di differenti intensità, Lupi ha raccolto quotidianamente informazioni dettagliate su sintomi non ancora diagnosticati e gravità, farmaci assunti e cibo consumato, fattori scatenanti e tolleranza all'attività, permettendo ai medici di accedere al grafico e aiutando così a formulare piani di trattamento.

Prima di tutto, carta e matita

La mostra propone un viaggio attraverso il Data Humanism partendo dagli sketchbook e da un lavoro di ricerca preparatorio dal sapore antico. Prima di tutto c’è il disegno, non i numeri, non la tecnologia. E proprio una matita, consumata nei giorni di allestimento, è ora incollata alla parete della prima sala della mostra. Una per tutte, a rappresentare quelle utilizzate negli anni. 

"Ogni volta che inizio un nuovo progetto, mi allontano dallo schermo e comincio a disegnare. Disegno con i dati nella mente, ma senza dati nella penna: schizzo su carta per capire che cosa è contenuto nei numeri e nella loro struttura, e come definire e organizzare quelle quantità in modo visivo per creare opportunità di comprensione". L'atto di disegnare si trasforma in una libera esplorazione di possibilità.

Piccole storie e sfide globali

Il percorso si snoda, dunque, tra sfera intima e grandi sfide sociali, economiche, ambientali. In alcune sale vengono raccontate storie piccole e personali, capaci però di diventare potenti racconti collettivi; in altre, si procede al contrario e i dati relativi a temi globali riescono a parlare a ogni singolo individuo. 

Una selezione dei progetti presentati in mostra: Incroci (2022) è un’indagine sulle linee temporali di 99 individui (scelti tra 1400 persone) che rivela come le memorie personali, legate a momenti privati significativi, si intreccino in pattern collettivi. The Room of Change (2019) è un enorme lavoro artigianale a parete, lungo 30 metri, che illustra le trasformazioni nel corso del tempo: se i temi sono globali e macroscopici - istruzione, salute, partecipazione democratica, migrazioni, cambiamento climatico -, la grafica è essenziale e comprensibile. Lo stesso approccio è utilizzato per Inequalites, progetto del 2025 che comunica i numeri dei fenomeni globali in modo accessibile. Unraveling Stories. Storie che si svelano (2022) racconta 59 tecniche tessili perdute o in pericolo, provenienti da tutto il mondo, utilizzando i pattern dell’information design e della data visualization. In Women in Science (2019) Lupi firma un'intera collezione di moda dedicandola ad Ada Lovelace, Rachel Carson e Mae Jemison, utilizzando grafici stampati, cuciti, ricamati sugli abiti.


GIORGIA LUPI. L'umanesimo dei dati 

a cura dell'associazione Illustri

dal 30 aprile al 2 agosto 2026 

Gallerie d'Italia, Vicenza

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