Mario e gli altri: dentro la storia di Nintendo
Natale 1994: tra i regali una bambina scozzese trova un Super Nintendo Entertainment System con abbinato il videogioco Super Mario All-Stars. Pochi minuti e la collega al televisore di casa, cominciando a saltare sulle tartarughe col guscio verde e i minacciosi funghi semoventi. Inizia così, com’è iniziata per milioni di bambini in quello stesso periodo, la storia d’amore tra Keza Macdonald e i videogiochi prodotti dalla casa giapponese Nintendo.
Una storia che l’ha portata a essere oggi la videogame editor del quotidiano inglese The Guardian e a pubblicare un libro che di Nintendo racconta i successi e le trasformazioni. Si intitola Nintendo. La storia (Tea) ed è uscito da poche settimane, praticamente in contemporanea con il quarantesimo compleanno di Mario, probabilmente il personaggio dei videogiochi più famoso di tutti i tempi.
Una storia lunga oltre un secolo
Oltre all’idraulico Mario, Nintendo è celebre nel mondo per aver fatto nascere altri personaggi e serie di videogiochi dal successo planetario. Sono da ricordare la serie fantasy di The Legend of Zelda o quella fantascientifica di Metroid, oppure le atmosfere rilassate e amichevoli di Animal Crossing o le battaglie tra allenatori di Pokémon.
Nella storia del videogioco, non c’è dubbio che Nintendo occupi un posto di primissimo piano, avendo spesso fatto da pioniera: Mario è il primo personaggio che può saltare, una cosa che oggi si dà per scontata in un videogioco del genere platform; i giochi dei Pokémon saranno i primi a sfruttare la possibilità di giocare in più persone contemporaneamente (multiplayer) per collaborare e non solo per sfidarsi l’uno contro l’altro. Super Mario 64 e Super Metroid 64, i capitoli delle due serie usciti a metà degli anni Novanta sulla console Nintendo 64, sono tra i primissimi a consentire un’esplorazione del mondo di gioco libera (open world), non vincolata a un ordine preciso in cui chi gioca deve affrontare l’avventure. E così via.
Un seti di carte intitolato "Mario hanafuda" prodotte da Nintendo (Immagine: Nintendo)
Ma tutto questo è solo un pezzo della storia, forse quello più eccitante e ricco di successi, per un’azienda di Kyoto che è stata fondata nel lontano 1889. Il business principale, fino alla metà del Novecento, rimane la produzione di un particolare tipo di carte da gioco, hanafuda, molto popolari in Giappone. Legate, però, anche a un’immagine problematica di questo tipo di gioco: l’azzardo e l’associazione con la mafia giapponese, la yakuza.
Produttori di giocattoli
Come racconta Macdonald, nella seconda metà del secolo scorso Nintendo si affranca da questa immagine allargando progressivamente il proprio business e comprendendo diverse tipologie di giochi e giocattoli. In questa fase, il presidente è Hiroshi Yamauchi che tenta di diversificare le fonti di ricavi gestendo anche una compagnia di taxi e - brevemente - anche una piccola catena di love hotel, gli hotel a ore tipici del Giappone.
La svolta vera arriva alla fine degli anni Settanta, quando si diffondono i videogiochi da sala o da bar, quelli che fino agli anni Novanta si trovavano nelle cosiddette “sale giochi” o arcade, in inglese, e quasi in parallelo le prime console casalinghe. Permettevano di giocare a giochi piuttosto semplici, ma avevano mostrato che c’era un mercato per questo tipo di intrattenimento.
In sala giochi, il primo successo di Nintendo è legato direttamente a Mario. Anche se all’epoca non si chiamava ancora così, il baffuto personaggio - che faceva ancora il falegname! - appare nel 1981 in Donkey Kong, un videogioco in cui un enorme gorilla ha rapito una giovane ragazza che va salvata evitando barili rotolanti e arrampicandosi su pericolosi tralicci. Forte di quel successo, Nintendo lancia anche la prima console, il Famicom (da family computer), che vende milioni di esemplari in tutto il mondo e viene esportata fuori dal Giappone con il nome di Nintendo Entertainment Systems (NES).
Dietro le quinte
Nintendo. La storia è una lettura appassionante perché non si limita a ricostruire e narrare una vicenda di successi, ma ci permette di muovere qualche passo dietro le quinte di Nintendo, un’azienda che è da sempre caratterizzata da un limitato interesse a raccontarsi e da una comunicazione molto controllata e centralizzata. Macdonald segue il mondo dei videogiochi da più di due decenni e nel corso della sua carriera ha intervistato molti personaggi chiave nella storia dell’azienda.
Si possono così ricostruire le difficoltà produttive del primo episodio della serie Prime di Metroid, quando per la prima volta Nintendo si affida a una casa di produzione non giapponese per realizzare un proprio gioco. Veniamo a conoscenza della forte ingerenza della casa madre di Kyoto e degli attriti tra gli sviluppatori, ma anche della pazienza di aspettare fino a quando il risultato non fosse giudicato all’altezza.
Da un punto di vista industriale, infatti, Nintendo esce dal libro di Macdonald con una spiccata capacità di saper tenere duro su progetti che non sembravano partire sotto i migliori auspici. Come nel caso di Animal Forest, il primo gioco della serie Animal Crossing. Quando uscì su Nintendo 64 si trattava di un gioco strano, senza un obiettivo preciso da raggiungere, non si poteva “vincere” e non c’era competizione. Tutto ruotava attorno alla vita di un villaggio popolato da animali antropomorfi e dalle interazioni dei giocatori. Non vendette molto, ma Nintendo non mollò lo sviluppo di altri capitoli del progetto e, a oggi, la versione più recente Animal Crossing New Horizon ha venduto 48 milioni di copie nel mondo, decretando uno dei più grandi successi di sempre di Nintendo.
Il fattore Nintendo
In generale, Macdonald sottolinea come l’anima dei produttori di giocattoli sia stata sempre importante per distinguersi all’interno del settore. Nei giochi Nintendo è sempre molto facile cominciare e apprendere i comandi di base, ma è difficile eccellere: c’è insomma una ricerca continua di un equilibrio complesso tra accessibilità per i neofiti e un livello di sfida soddisfacente per chi ha più esperienza. In questo senso, anche durante il periodo più difficile, quello tra la fine degli anni Novanta e i primi duemila, quando sul mercato si è affacciata la più grande minaccia, Playstation, Nintendo ha sempre preferito puntare sugli aspetti di divertimento e giocosità, non rincorrendo prestazioni tecniche più performanti per le proprie console.
È anche per questo che Nintendo continua a occupare un posto particolare nell’immaginario collettivo. Non solo perché ha creato alcuni dei personaggi più riconoscibili della cultura pop contemporanea, ma perché ha contribuito a definire un modo specifico di intendere il videogioco: meno legato all’esibizione tecnologica e più all’esperienza del gioco in sé. È il filo rosso che attraversa tutto il libro di Macdonald: Nintendo sembra aver mantenuto intatta una convinzione semplice e insieme difficilissima da realizzare. Che giocare, prima di tutto, debba essere qualcosa di immediato, sorprendente e divertente.