CULTURA

Michele Lanzinger, un intellettuale indisciplinato e indimenticabile

“Come sentirete anche dal mio linguaggio, sono una specie piuttosto alpina, e quindi meno consueto agli ambienti acquatici, se non per quelle poche specie conosciute che solitamente vediamo sotto plastica nei supermercati, alludo alla trota o al salmerino. Ma poi noi abbiamo anche pesci abbastanza scorbutici, con nomi poco proponibili come lo scazzone. Ecco, io non saprei esattamente, in quest'ambito faunistico e acquatico alpino, come collocarmi  tra queste due specie. Mi piacerebbe però rimanere, come sono, indisciplinato, e per questo segnalo da sempre il mio otto in condotta.”

Così Michele Lanzinger, antropologo e geologo, morto ieri nella sua Trento, nel corso di un'intervista per il podcast “Ambiente, partecipazione e futuri del museo”, che vi proponiamo nella sua interezza qui di seguito, organizzato dal Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Padova e realizzato con la collaborazione del gruppo di lavoro Musei, legalità e territorio di ICOM Italia, il principale network italiano di musei e professionisti museali, di cui lo stesso Lanzinger è stato presidente negli ultimi anni. 

Lanzinger e la sua idea di museo scientifico

Un nome, quello di Michele Lanzinger, centrale nella cultura trentina ma più in generale nella cultura scientifica e museale italiana e internazionale. Perché, indisciplinato e ostinato com’era, è stato iniziatore di un coraggioso processo di trasformazione del Museo Tridentino di Scienze Naturali, uno dei tantissimi musei naturalistici presenti praticamente in ogni città italiana, nel MUSE, un luogo unico, dove un'architettura ardita e coraggiosa è stata messa in dialogo con la volontà di generare uno spazio civico, partecipato, vissuto, dove si fa scienza, si educa, si condivide, ci si diverte pure, e si ragiona sul passato e si programma il futuro.  

Un percorso che lui stesso ha raccontato, non ultimo anche nel podcast qui citato, perché ha rappresentato un unicum in Italia, che certamente ha richiesto non solo visione e convinzione, ma anche una grande quantità di tenacia e di capacità di tenere insieme istituzioni diverse, pezzi non sempre facilmente dialoganti della società e, soprattutto, l’anima intellettuale con quella economica. Perché il MUSE è anche questo, un progetto che ha puntato sulla sua capacità di traino nello sviluppo di un intero settore, quello dei musei come luoghi di cultura, ricerca e scienza, ma anche luoghi di attrazione capaci di generare economia e innovazione.  

Insomma, Michele Lanzinger era un raro esempio di fine intellettuale che univa un'immensa curiosità e capacità creativa a un’altrettanto solida visione progettuale e di sviluppo concreto attorno alla conoscenza. Uno dei pochi capace di non svilire la cultura ma al tempo stesso di non considerarla ambito esclusivo, d’elite, da preservare solo per gli addetti ai lavori. 

La contemporaneità e lo sguardo dritto sul futuro

Vorrei però partire da un ricordo preciso, personale, di Michele Lanzinger. L’ho conosciuto mentre frequentavo il Master in Comunicazione della Scienza della Sissa di Trieste, in una sessione sulla museologia scientifica che abbiamo seguito proprio a Trento, al Museo di Scienze Naturali, nel 2002, un bel po’ di tempo fa. Ci ha fatto lavorare su idee di progetto, ci ha chiesto di immaginare percorsi originali che nel Museo avrebbero potuto trovare spazio. Ma noi, ancora studenti con poca esperienza concreta, abbiamo fatto tutte proposte un po’ conservatrici, pensando al posto com’era, al museo com’era, a cosa eravamo abituate a fare in un museo. Lui ragionava già su un museo completamente diverso e ci ha sfidate, con simpatia ma pungolandoci a non essere così banali. 

Ho capito solo negli anni successivi cos’era stare in dialogo con Michele Lanzinger, chiacchierare a cena con lui nel corso di uno o l’altro dei diversi incontri o convegni che riuniscono la comunità di chi fa comunicazione della scienza, quando raccontava il lavoro scientifico ma anche la sua grande passione per la musica. Non sono diventata una museologa. Diversamente da molti altri compagni con cui ho iniziato a lavorare proprio in quegli anni, io mi sono appassionata al giornalismo più che alla divulgazione. Ma ho avuto la fortuna di reincontrare Michele Lanzinger in molte altre occasioni, e sempre, sempre, provavo la forte sensazione di dovermi appuntare qualcosa su cui lui mi aveva fatto riflettere, qualcosa che aveva detto, che come lo diceva lui era ben difficile da ripetere se non te lo appuntavi subito. La consapevolezza di aver avuto la rara occasione di confronto con un pensiero originale, un punto di vista mai scontato, sempre stimolante. E non saccente, non fastidioso, non egoriferito, come purtroppo accade in troppi casi quando si entra in contatto con persone che animano lo spazio culturale.

Ricordo l’occasione in cui ho potuto vedere i progetti iniziali di quello che poi sarebbe diventato il MUSE, e poi, avendo avuto la fortuna di contribuire con un pezzetto di lavoro sui testi a una parte degli allestimenti, di vedere il MUSE diventare sempre più il museo che oggi conosciamo. Ed ero lì, il 27 luglio del 2013, in una giornata torrida come possono essere le giornate estive trentine, quando abbiamo festeggiato in una lunghissima giornata e nottata super affollata l’inizio della vita del Muse, assieme a un'altra carissima amica con cui ho avuto il privilegio di lavorare per anni a Radio3, e che non c'è più, la nostra Rossella Panarese. 

Da lì, ci sono state tante altre occasioni di confronto, di dialogo, di ragionamento sul senso del nostro lavoro, sul mettere insieme ricerca e comunicazione, sull’attenzione che dobbiamo avere sempre, sempre, alle persone che alla ricerca e alla scienza si avvicinano in luoghi diversi, dai musei ai festival, ad esempio, non sempre già edotte, già appassionate, già interessate. L’ultima occasione che ho avuto di collaborare con Michele è stata nella preparazione del podcast “Museo dei futuri”, che abbiamo realizzato con Radio3 Scienza, quando aveva già lasciato la direzione del MUSE ed era presidente di ICOM. Una miniera generosa di contatti, idee, spunti. E uno sguardo dritto avanti, sempre. 

Chiudo con le sue parole, dal podcast di cui sopra, ringraziando Michele Lanzinger per la sua presenza appassionata e il suo contributo, che vorrei tenere come guida del nostro lavoro, non solo nei musei scientifici ma in tutta la produzione e condivisione di cultura scientifica a cui ci dedichiamo.  

“Credo che oggi il museo, non solo dal punto di vista economico, ma dal punto di vista proprio del suo compito e il suo ruolo sociale, sia un'istituzione assolutamente inserita nella contemporaneità. Anzi, per essere inseriti nella contemporaneità bisogna avere uno sguardo lungimirante verso il futuro, altrimenti la contemporaneità è sempre passato, non la puoi fermare.”


Nel nostro libro La scienza nascosta nei luoghi d'Italia c'è un capitolo dedicato al MUSE che abbiamo deciso di pubblicare qui:

Il Museo delle Scienze di Trento e la luce della conoscenza


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