CULTURA

"Olivetti, l'arte di comunicare". Manifesti, agende e leporelli da collezione

Tra manifesti, libretti d'istruzioni, calendari, agende e leporelli spunta una curiosa Lettera allo studente, datata ottobre 1958. Descrive una speciale operazione ideata "per dare a lei ed ai suoi compagni la possibilità di avere presto, tutta sua, la nostra portatile che si chiama, appunto, Lettera 22. Nell'opuscolo che le inviamo troverà tutti i dettagli". Allegata alla lettera - in cui allo studente o alla studentessa si dava del lei, altri tempi - c'è una storia illustrata: una piccola opera, oggi da collezione, che ancora sorprende, per cura dei dettagli e raffinata ricerca artistica, e che si offre nella sua straordinaria efficacia comunicativa. 

Una Olivetti per iniziare a scrivere, per studiare e, soprattutto, per entrare nel mondo degli adulti e investire concretamente nel futuro. "Confidiamo che, al termine della lettura, sarà convinto di non avere sprecato il tempo che ci ha dedicato, e che la sua adesione ci verrà spontanea e fiduciosa; non soltanto per possedere una macchina per scrivere, ma anche in previsione del miglioramento che questo moderno strumento di lavoro offre alle sue future possibilità di affermazione e di successo [...] Faccia leggere l'opuscolo ai suoi Genitori e agli Amici. Desideriamo che tutti conoscano e valutino la nostra iniziativa". 

Con una mirata campagna per un acquisto a rate, con la possibilità di ricevere in omaggio libri e abbonamenti a riviste, l'azienda Olivetti si rivolge direttamente ai più giovani per promuovere la vendita di una icona. Progettata nel 1950 da Giuseppe Beccio e Marcello Nizzoli, nel 1954 la Lettera 22 si aggiudica la prima edizione del premio La Rinascente-Compasso d'oro e nel 1959 viene scelta come miglior oggetto di design degli ultimi cento anni dall'IT-Illinois Institute of Technology, per entrare infine nelle collezioni permanenti del MoMA di New York. Da questa storia partiamo, per iniziare una esplorazione nel ricco universo della comunicazione Olivetti.

La storia e la ricerca visiva

Olivetti. L'arte di comunicare, mostra curata da Fiorella Bulegato e Giorgio Cedolin e allestita nelle sale affrescate di Palazzo Sturm a Bassano del Grappa, racconta la storia visiva, la lezione grafica, la comunicazione vincente e l'eredità olivettiana in circa 130 pezzi, dai manifesti della serie delle ragazze Olivetti ai calendari e le agende d’autore firmate da Enzo Mari, dai manuali di istruzioni ai volumi pubblicati da Edizioni di Comunità, passando per leporelli da aprire a fisarmonica (belli come libri illustrati) e per le iconiche macchine per scrivere, tra cui la già citata Lettera 22 e la rossa Valentine con il design di Sottsass, King e Leclerc. Cinque le sezioni espositive, attraversate dal filo rosso della comunicazione e dell'evoluzione del modello Olivetti, ecosistema in cui cultura, design e industria si fondono facendo dialogare il mondo produttivo e quello umanistico, coniugando felicemente rigore e visione creativa.

L’azienda di Ivrea, fondata da Camillo Olivetti nel 1908, diventa grande con il figlio Adriano, subentrato nel 1932, grazie a precisi interventi per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, puntando tutto sulla “promozione di valori della cultura e dell'arte, perfezione di attrezzature e di strumenti, intima corrispondenza infine tra funzionalità ed estetica, sia nelle fabbriche, sia nei prodotti, sia nelle altre espressioni del rapporto fra industria e pubblico”. Dunque la storia visiva può essere rintracciata indagandone le evoluzioni sia dal punto di vista industriale che culturale. L’eccellenza grafica e, in generale, un nuovo approccio alla comunicazione di identità, prodotti e missione sociale diventa sintesi delle anime rivoluzionarie che abitano l’universo Olivetti. "Particolare rilievo hanno i modi con cui l'azienda comunica all'esterno la sua realtà, definendo nello stesso tempo il suo rapporto con il mondo, con la cultura, con il proprio tempo", diceva Adriano Olivetti, e ci credeva davvero. Dopo la sua prematura scomparsa nel 1960, l’attività grafica si struttura e, già nel 1961, i cataloghi della mostra itinerante Stile Olivetti anticipano la svolta verso una sistematizzazione dell’immagine che culmina con i Libri rossi di Walter Ballmer, realizzati tra il 1971 e il 1977 da un gruppo di progettisti, primo e completo manuale di identità visiva aziendale.

Archivio Storico Olivetti

“Comunicare non è così difficile se hai delle cose da dire”, spiega Enrico Bandiera, responsabile dell’Archivio Storico Olivetti di Ivrea, che conserva la vasta documentazione della società e della famiglia. I valori dell’azienda, dichiarati “fin dall’inizio della storia della prima fabbrica nazionale di macchine per scrivere, trascende l’impresa stessa e offre una visione del mondo, in cui la persona umana è al centro. Grafica, design, ergonomia, comunicazione, prodotti, architetture sono a servizio del benessere della persona. E, come l’arte, risplendono di luce propria”.

Le ragazze Olivetti

Olivetti. Join the Olivetti girl, di Walter Ballmer, è opera della prima metà degli anni Settanta. A Bassano sono esposti tre dei quattro manifesti con Ursula, Inge, Karina e Paula, protagoniste della serie illustrata che nasce dall'incontro tra estetica pop e richiami art déco, riprendendo lo stile delle flappers, le ragazze emancipate degli anni Venti. Definite da colori accesi e in contrasto, le troviamo riprodotte anche nella sala dedicata alle macchine per scrivere. Essere una "ragazza Olivetti" è sinonimo di stile e libertà di pensiero, uno status symbol che guarda già al futuro.

Il leporello di Lettera 32 

Un cartone pubblicitario pieghevole, da appendere, composto da dodici falde rettangolari con fotografie della Lettera 32 e illustrazioni che riprendono, oltre alla tastiera, contesti diversi dove utilizzare la macchina portatile: dallo spazio lavorativo al treno. Il leporello è un pezzo irresistibile, al pari dei più bei lavori illustrati a cui siamo abituati oggi. La ricerca visiva è stupefacente: il veliero del graphic designer Giovanni Pintori, reso attraverso i caratteri della macchina per scrivere e già utilizzato in campagne precedenti, e le due rielaborazioni del logotipo disegnato nel 1947, risalenti agli anni Sessanta. In un'intervista del 1962, Pintori spiega il suo modo di intendere il lavoro con il colore: "La grafica è un linguaggio e il linguaggio ha bisogno di movimento: uno dei fattori fondamentali nel movimento dell'opera grafica è appunto il colore”.

I calendari e le agende d'autore

Prima arrivano i calendari, pubblicati già a partire dal 1951 e fino al 1995. Il progetto grafico, impostato da Giovanni Pintori e sviluppato dal 1971 da Walter Ballmer e dal 1984 da Roberto Pieraccini, presenta riproduzioni di opere d'arte, antiche e moderne, e di queste propone una lettura attenta attraverso un'osservazione dei dettagli. Ben 44 edizioni consecutive per un annuale viaggio nell’arte, nella pittura dei singoli maestri - da Henri Rousseau nel 1951 a Paul Cézanne nel 1995, passando per Raffaello, Giotto, Manet, Goya, Mantegna, Schiele, Giorgione, Modigliani, Vermeer, Renoir, Tiziano, Van Gogh, Caravaggio, e molti altri - ed edizioni dedicate ai mosaici di Ravenna e di San Marco o all’arte giapponese Nanban.

Dopo qualche anno, ecco le agende: attese e desiderate strenne natalizie, per 31 anni. L’iniziativa nasce dall’intuizione dell'art director Giorgio Soavi, che concepisce l’idea dopo un incontro con Leo Lionni, nella sua villa in Liguria, insieme all'artista belga Jean-Michel Folon. Soavi coinvolge Enzo Mari, a cui viene affidata la progettazione di un impaginato coerente con l’immagine e lo spirito dell'azienda: una struttura a griglia su quattro colonne con dodici illustrazioni, a piena e doppia pagina, affidate ogni volta a un autore diverso. Un vero e proprio catalogo d'arte. Folon inaugura la serie nel 1969, poi vengono coinvolti Alechinsky, Sutherland, Marini, Botero, Balthus, Theimer. Molti sono esordienti, lo è lo stesso Folon. Le ultime pagine delle agende riportano i settori operativi, l'elenco degli stabilimenti e, dal 1975, la biografia dell’illustratore scelto. Il layout di Mari viene celebrato per la chiarezza matematica: una sintesi formale che scandisce il tempo in modo fluido, liberandolo da qualsiasi forzatura. Le prime agende vengono stampate in 5.000 copie, tra il 1988 e il 1993 si arriva a 120.000. Il progetto editoriale si conclude nel 2005.

La vie sentimentale de J.M. Folon 

La vie sentimentale è un'opera meravigliosa: nel 1968 Enzo Mari e Jean-Michel Folon realizzano un cofanetto editoriale a tiratura limitata, dodici tavole a colori realizzate da Folon per l'agenda del 1969 (in mostra accanto a un altro lavoro di Folon, Le message, racconto per immagini del 1967). Stampate su cartone spesso e accompagnate da un testo di Soavi, anch'esso su cartone, le tavole sono contenute in un cofanetto con intestazioni sul dorso e descrivono un mondo in cui gli esseri umani sono indirizzati da frecce stradali. Il risultato è un paesaggio visionario, caotico e al tempo stesso poetico. Prima di arrivate alla Olivetti, Folon aveva proposto i suoi disegni a un editore che li aveva rifiutati: è Soavi a notarli e a sceglierli per la prima agenda Olivetti.


Olivetti. L’arte di comunicare

a cura di Giorgio Cedolin e Fiorella Bulegato

dal 24 aprile al 27 settembre 

Palazzo Sturm, Bassano del Grappa

La mostra trova espressione di pregio tra le pagine di Olivetti. Storie da una collezione, Ronzani Editore, ed è accompagnata da una audioguida gratuita per smartphone, in lingua italiana e inglese, realizzata in collaborazione con Audiogiro e con la voce del cantautore e attore Andrea Chimenti.


Un capitolo de La scienza nascosta nei luoghi d'Italia, volume curato dalla redazione de Il Bo Live, è dedicato alla straordinaria avventura della P101 di Olivetti.

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