CULTURA

Quando la musica riflette le emozioni: come Miles Davis ha suonato il suo mondo interiore

Il 26 maggio 1926 nasceva Miles Davis, un artista immortale, un musicista che, con la sua tromba e il suo stile inconfondibile e in continua sperimentazione, ha fatto la storia del Jazz e non solo.

Abbiamo ripercorso le tappe fondamentali della sua vita e della sua carriera insieme a Luca Cerchiari, docente di storia della musica pop e jazz all’università Iulm, dove è anche direttore del master post laurea in editoria e produzione musicale dal 2014. Cerchiari è autore di una biografia del musicista dal titolo Miles Davis. Dal be-bop all’hip-hop, un’opera divenuta ormai un classico fondamentale per indagare la figura di una personalità complessa e non priva di contraddizioni..

Le prime suggestioni che influiranno sulla carriera e sullo stile di Miles Davis - afroamericano e appartenente a una famiglia benestante -, derivano sicuramente dalla città in cui cresce e muove i suoi primi passi nel mondo della musica, East St. Louis: è qui che Davis inizia a suonare spinto dalla madre - che, però, lo indirizza inizialmente verso lo studio del violino. Sarà il padre a regalargli la sua prima tromba, che diventerà il suo strumento.

“A St. Louis - racconta Cerchiari - Davis inizia a suonare in varie orchestre, dapprima  in quelle scolastiche e poi in formazioni musicali vere e proprie. Presto, però, l’artista comprende che questa città gli offre prospettive limitate dal punto di vista musicale. È un caso fortuito che consente a Davis di intraprendere la sua prima importante collaborazione. Prima dell’esibizione a St. Louis del cantante Billy Eckstine e della sua orchestra - di cui fa parte, tra gli altri, Charlie Parker -, il trombettista si ammala, e a Davis viene data la possibilità di sostituirlo”.

Tuttavia, per ampliare le sue prospettive, il musicista sa che la città in cui è cresciuto non gli offre abbastanza: così nel 1944, non ancora diciottenne, Davis si trasferisce a New York con il supporto del padre, e inizia gli studi alla Julliard, un prestigioso college in cui si praticano musica e spettacolo.

Fin da giovane la sua personalità appare incisiva e sfrontata: è lui stesso, per esempio, a presentarsi davanti a Parker, che non lo ha dimenticato e che gli consente di entrare a pieno titolo nel suo gruppo emergente.

“Parker - spiega Cerchiari - è una figura fondamentale: è padre del jazz moderno ed il maggiore fautore del be-bop. Diversamente dallo swing e dalla musica degli anni trenta - più semplice e ballabile -, questo stile ha una connotazione più intellettuale, ed è caratterizzato da rapidi fraseggi, fitte armonie e ritmi serrati. Il Be-bop è espressione di una società appena uscita dalla guerra, e diventa veicolo dei suoni della città di New York, della sua frenesia e del suo continuo movimento”.

Il docente spiega che Davis declina a suo modo questo stile: lo rende più lirico, più introspettivo e sentimentale, senza cadere in comuni stereotipi ma sempre utilizzando una chiave del tutto unica e personale.

“Miles Davis ha introdotto qualcosa di veramente nuovo in rapporto al suo strumento, la tromba. Il padre di quest’ultima e del suo utilizzo nel jazz è stato Louis Armstrong. Tuttavia, se il suo suono era più popolare, cantabile e facile da accogliere, Davis introduce un suono più intellettuale, e lo carica di una profondità emotiva unica nel panorama artistico del novecento”.

Se inizialmente Davis si approccia al be-bop come apprendista, con il tempo il suo contributo diventa sempre più importante, fino a che non si affranca da Parker, per dare il via ad un primo importante cambiamento stilistico.

Il suo album Birth Of The Cool - pubblicato nel 1957 -, segna proprio il passaggio al cool jazz: si tratta - come spiega Cerchiari -, di uno stile più rilassato, misurato, differente anche negli arrangiamenti. I suoi brani hanno una dimensione più orchestrale, non sono più suonati dai quartetti del bibop, e, per eseguirli, vengono utilizzati anche strumenti della tradizione classica europea, come la tuba o il flauto.

“Il cool è uno stile più attento al dato formale, meno nevrotico e più aperto al contributo di musicisti bianchi. Si tratta, però, anche del segno di una generazione che rompe con il passato e che si afferma per intelligenza, brillantezza, intuitività e capacità di dialogo e interazione tra arti diverse: musica, teatro, cinema e arti visive. Anche, tra gli altri, Marlon Brando e James Dean sono parte di questa generazione cool di cui Miles Davis è la colonna sonora”.

Tuttavia, l’album più importante e conosciuto della carriera del musicista è Kind Of Blue. Cerchiari lo descrive come una vera e propria svolta nel suo percorso da artista per differenti motivi. In primo luogo è il disco più venduto di Davis: dal 1959 - anno della sua pubblicazione - a oggi sono state vendute circa sei milioni di copie.

“In questo album il musicista ha trovato un equilibrio geniale tra una rarefazione e semplificazione di alcuni elementi musicali e una complicazione di altri: in Kind Of Blue la semplificazione riguarda la riduzione degli accordi, che sono ridotti al minimo, anche soltanto due in alcuni brani. La complicazione, invece, riguarda la linea dell’improvvisazione: anche nel jazz - oltre che nella musica contemporanea - si cominciano ad utilizzare le scale modali. I modi sono quelli della musica greca: dorico, ionio, frigio o lidio e, grazie ai loro differenti toni, consentono di dare una precisa connotazione emotiva ai brani. Così la manifestazione delle emozioni, del sentimento e dell’ethos, si associa quasi simmetricamente alle singole scale”.

Inoltre, Kind Of Blue vede la piena affermazione di Davis e del suo gruppo di musicisti, tra cui alcune figure fondamentali come il sassofonista John Coltrane o il pianista Bill Evans: insieme formano un ansamble di grande impatto ed efficacia comunicativa.

Per comprendere a fondo lo stile del musicista è necessario considerare anche le molteplici contaminazioni della sua musica - e del jazz in generale - con altri generi e tradizioni.

“Il jazz - afferma Cerchiari - nasce da un incrocio di codici e suggestioni diverse. È costituito da una tradizione orale e scritta e da una parte di improvvisazione che, al contrario di quanto tendenzialmente si pensa, non nasce con il jazz, ma già con la musica barocca europea. Dunque, lo stile di Davis è sicuramente influenzato da una dimensione più classica e dal repertorio orchestrale europeo. Come tutti i personaggi creativi, è continuamente curioso, e ingloba e si fa inglobare da diversi generi, cimentandosi anche con rock, funky o hip-hop, ed attuando e progettando collaborazioni con un gran numero di musicisti”.

Nonostante la tendenza al cambiamento e alla sperimentazione, nello stile di Davis è possibile rintracciare un elemento comune, una linea continua che resterà dominante per tutta la sua carriera. Come spiega Cerchiari, nonostante aderisca prima al be-bop, al cool, al modale o al jazz rock, resta costante il suo stile essenziale, lirico e penetrante.

Davis non è mai stato politicamente attivo in senso stretto; eppure, la sua musica assume anche questo tipo di connotazione:

“La musica, per lui, è ricerca di bellezza, non ha un valore prettamente sociale. Tuttavia, attraverso i suoi brani, l’artista veicola il senso di riscatto, di affermazione e di fierezza dell’afroamericano. La cultura e la musica black, nella sua arte, diventano una forma di affermazione di identità che è indirettamente politica, e che è trasversale agli stili e ai generi e permea ogni aspetto culturale”.

Cerchiari conclude sottolineando l’eredità incommensurabile che Miles Davis ha lasciato: in primo luogo, non esiste, oggi, un musicista del suo spessore.

“Sono tantissimi i musicisti e i trombettisti, statunitensi ed europei, che si rifanno a Davis e che hanno fatto della musica il loro mestiere proprio grazie a lui. La sua influenza non cesserà mai di avere un impatto fondamentale e la sua musica resterà per sempre immortale, come quella di Bach, Chopin o Mozart”.

© 2025 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012