CULTURA

Scienza e restauro dell'arte. Il laboratorio dei Musei Civici di Padova

"La scienza ha un ruolo fondamentale nel restauro perché ci aiuta a comprendere fino in fondo la natura dei materiali e il loro comportamento, e ci permette di intervenire in maniera rispettosa senza cancellare la memoria storica". Per avviare la nostra indagine scegliamo di condividere le riflessioni di Antonella Daolio, restauratrice di lunga esperienza del Museo d'arte medievale e moderna dei Musei Civici di Padova. È lei stessa a descrivere il proprio ruolo nel contesto di tutela e trasmissione dell’arte: ciò che viene richiesto è una attenzione e una cura costanti rispetto all'originalità dell'opera, per permettere a quest’ultima di continuare a vivere e raccontare la propria storia.

Questo è il cuore di un processo puntuale e complesso, di un lavoro di squadra e di un impegno quotidiano di prevenzione, manutenzione e restauro, competenza tecnica e passione, che consente all'arte di attraversare il tempo: è il risultato di un lavoro quasi invisibile, ma estremamente prezioso, che nasce dallo studio e dall'esperienza di chi, ogni giorno, valuta lo "stato di salute" delle opere delle collezioni cittadine e se ne prende cura. 

Servizio di Francesca Boccaletto e Massimo Pistore

La scienza ha un ruolo fondamentale nel restauro perché ci aiuta a comprendere fino in fondo la natura dei materiali e il loro comportamento, e ci permette di intervenire in maniera rispettosa senza cancellare la memoria storica Antonella Daolio, restauratrice

Il laboratorio di restauro

Il laboratorio di restauro dei Musei Civici di Padova, dedicato principalmente ai dipinti su tela e su tavola, è uno spazio ampio e ben attrezzato, allestito in un edificio retrostante gli Eremitani, inaugurato nel 2016 e inizialmente pensato per ospitare una caffetteria, un'aula didattica e, appunto, questo laboratorio. L’abbiamo visitato e abbiamo incontrato Elisabetta Gastaldi, conservatore del Museo d'arte medievale e moderna, e la già citata restauratrice Antonella Daolio

Il Museo d'arte medioevale e moderna, insieme al Museo archeologico e alla Cappella degli Scrovegni, fa parte del complesso museale ospitato nei chiostri dell'ex convento dei frati Eremitani e comprende una ricca pinacoteca con opere dei maestri della pittura italiana, dal Trecento all'Ottocento, tra cui capolavori di Giotto, Tiepolo, passando per Romanino, Veronese, Tintoretto. "All'interno della pinacoteca vi è una sezione dedicata alla collezione Emo Capodilista, giunta al museo nel 1864, e che si apre con il Ritratto del giovane senatore di Giovanni Bellini, per proseguire con le opere giovanili di Giorgione e Tiziano e opere di pittrici come Chiara Varotari e Ginevra Cantofoli", spiega Gastaldi a Il Bo Live.

Un'eccellenza

"Pochi musei italiani possono contare su un laboratorio di restauro interno: quello padovano rappresenta un'eccellenza. La presenza della nostra restauratrice garantisce il monitoraggio quotidiano delle opere esposte e in deposito - spiega Elisabetta Gastaldi - . Inoltre ci permette di valutare interventi tempestivi, in caso di bisogno".

Tre gli ambienti che compongono l'ampio spazio di studio e intervento: il più grande è dedicato alla manutenzione e al restauro delle opere, a cui si aggiungono un laboratorio ligneo, per lavorare sui supporti, e la cabina di verniciatura che consente di proteggere le opere in fase di verniciatura e di procedere anche con la disinfestazione.


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La conservazione preventiva 

La prevenzione, il controllo costante delle condizioni delle opere sono elementi fondamentali all'interno del laboratorio dei Musei Civici di Padova. Si tratta di "un investimento a lungo termine per il futuro", commenta Gastaldi, perché lo studio delle condizioni e del loro cambiamento può aiutare a non dover intervenire in maniera invasiva. "Per conservazione preventiva intendiamo quelle attività indirette che servono a rallentare lo stato di degrado dei beni culturali agendo sull'ambiente e non direttamente sulle opere d'arte, riducendo al minimo gli interventi invasivi successivi. Il restauro rappresenta l'ultima soluzione da adottare all'interno di una politica di conservazione".

Come avviene e con quali modalità viene attuata una conservazione preventiva? "Innanzitutto - risponde Gastaldi - attraverso il controllo microclimatico delle sale espositive e dei depositi, mantenendo costanti i valori di temperatura e umidità relativa. Ancora, attraverso il controllo dell'illuminazione e della qualità dell'aria, e ancora, il controllo entomologico, per contrastare la presenza di insetti dannosi, come i tarli, e attraverso una adeguata movimentazione delle opere. L'impegno in questa attività di conservazione preventiva è quotidiano ed è un processo culturale che coinvolge da un lato la dimensione materiale, perché l'opera è materia, e dall'altro quella immateriale, ovvero il significato e il messaggio che l'opera porta con sé". 

I Musei Civici dispongono anche di un Gabinetto fotografico, curato da Marco Campaci, che permette una documentazione visiva puntuale e risulta prezioso nella complessiva azione di prevenzione perché, spiega Daolio, "ci permette di avere sempre un confronto diretto e renderci conto di quello che sta avvenendo in ogni opera d'arte". 

Per conservazione preventiva intendiamo quelle attività indirette che servono a rallentare lo stato di degrado dei beni culturali agendo sull'ambiente e non direttamente sulle opere d'arte Elisabetta Gastaldi, conservatore del Museo d’arte

Attualmente, tra quelle presenti in laboratorio, vi sono anche opere simbolo del patrimonio artistico, non solo cittadino: riconosciuti come capolavori a livello internazionale, gli Angeli di Guariento sono al centro di una accurata manutenzione. "In questo momento ci stiamo occupando di diverse manutenzioni, sia ordinarie che straordinarie: stiamo lavorando, per esempio, sulle tavole di Guariento perché, ci siamo accorti, presentavano piccoli sollevamenti, delle modifiche. Dopo uno studio attento, abbiamo portato le tavole in laboratorio per effettuare un monitoraggio approfondito e per avviare un intervento".

Chiudiamo affidando le conclusioni ad Antonella Daolio, con la quale abbiamo aperto questa esplorazione, tornando a riflettere infine sul ruolo del restauratore, soprattutto in prospettiva futura: "Il restauratore ha una grande responsabilità: intervenire mantenendo l'originalità, permettendo alle opere di continuare a vivere e raggiungere le generazioni future".


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