CULTURA

Si è conclusa la prima edizione del Premio Pietro Greco

Giovedì 23 aprile 2026 presso la Città della Scienza di Napoli si svolge la premiazione della prima edizione del Premio dedicato a Pietro Greco (1955 - 2020). Il premio è stato promosso dalla Fondazione Gramsci, è annuale e ammonta a duemila euro. Le aree tematiche riguardano la comunicazione scientifica, la storia della scienza e i risvolti filosofici, sociali e politici della ricerca scientifica. La Giuria risulta composta dal presidente Telmo Pievani, da Bruno Arpaia, Francesca Buoninconti, Elena Gagliasso e Lucia Votano. Entro il 30 novembre 2025 si poteva inoltrare la tesi di Laurea Magistrale o di Dottorato, redatta in lingua italiana e conseguita dopo il primo giugno 2024. I trentaquattro elaborati arrivati sono stati valutati dalla giuria nei due mesi successivi alla scadenza. La scelta è avvenuta all’unanimità e ha premiato la tesi di dottorato di ricerca di Giovanni Fava sostenuta presso il Corso di dottorato di ricerca in Filosofia e Scienze dell’Educazione dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Sarà Telmo Pievani a consegnarlo al vincitore il 23 aprile, durante una breve cerimonia mattutina con parenti e amici di Greco, oltre ad alcuni giurati, rappresentanti delle istituzioni e studenti di un istituto superiore.

Il titolo del saggio di Giovanni Fava (1996) è: “Verso una geologia trascendentale. Una cartografia del dibattito sull’Antropocene”. Le seguenti motivazioni giustificano il premio: per la proposta di una cartografia di grande completezza e interesse sul concetto estremamente sfaccettato di Antropocene; per la precisione della ricostruzione storica dei dibattiti attorno alla nascita e alla diffusione del termine Antropocene; per la capacità di unire, nel corso della trattazione, le scienze naturali, le scienze sociali e la filosofia; per l’esposizione accurata, ancorché non sempre accompagnata da un linguaggio sintetico; per la vastità dei riferimenti bibliografici; per la proposta finale di un’interpretazione filosofica di matrice fenomenologica, certamente originale; infine, per il tema ambientale e sociale affrontato, molto pertinente al profilo del Bando e molto caro a Pietro Greco nel corso di tutta la sua carriera di giornalista, scrittore e storico della scienza. 

La tesi di Fava risulta un tomo di circa trecentocinquanta pagine dedicato al dibattito sviluppatosi negli ultimi venticinque anni intorno al concetto di Antropocene, variabile nel suo uso comune e sottoposto a continue negoziazioni, un catalizzatore elastico adottato per ridefinire, approfondire, dislocare i termini di un medesimo problema: la scala planetaria delle trasformazioni antropiche e le conseguenze sia ecologiche che politiche che ne derivano. L’introduzione scansiona la storia disciplinare: da Cuernevaca a Londra (2000 - 2009), da Chicago a Lund e Berlino (2009 - 2014), fino al lago Crawford (2014 - 2023), suggerendo un’ipotesi di mappatura provvisoria dei significati assunti dal concetto nell’ambito sia delle scienze naturali che delle scienze sociali. Seguono i cinque capitoli della prima parte e i sei della seconda, undici in totale.

Si parte dalla genesi, da Paul Crutzen ovviamente. Lo studioso olandese premio Nobel 1985 per la Chimica (1933 - 2021) fu il primo a utilizzare pubblicamente in Messico nel 2000 il concetto nel contesto di un congresso dell’International Geosphere-Biosphere Programme (IGBP, un programma di ricerca interdisciplinare nato nel 1987). A Crutzen e al dibattito fertile sviluppatosi sulle sue riflessioni abbiamo dedicato spesso spazio e approfondimento. Fava esamina, dunque, innanzitutto, il concetto “stratigrafico” (geologico) di Antropocene, le critiche che ha ricevuto e le prospettive che ha aperto (diacroniche, evenemenziali, sistemiche).


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Nella seconda parte, il vincitore del Premio Greco riflette sul nesso fra il concetto e l’attuale condizione complessiva del pianeta. Comunque lo si voglia riassumere, occorre confrontare l’”agency geologica” con il sistema economico-finanziario definito “capitalismo”. I singoli capitoli prendono in esame sia alcuni principali studiosi, come Bruno Latour e gli ecomarxisti (John Bellamy Foster, Jason W. Moore, Andreas Malm, Kohei Saito), sia diramazioni scientifiche, come simbiogenesi, ontologia, etica dell’interconnessione e l’agency tecnologica. Seguono conclusioni, appendice (“problematizzazione” dell’Antropocene) e ricche accurate ricostruzioni bibliografica e sitografica. Secondo la Giuria, si tratta in sintesi dell’opera che ha saputo “declinare in forma più organica i temi della comunicazione scientifica, della storia della scienza e dei risvolti filosofici, sociali e politici della ricerca scientifica”, sottolineando comunque “la qualità molto alta delle opere pervenute”. 

Non a caso pertanto, la Giuria ha deciso all’unanimità di attribuire due Menzioni Speciali oltre al premio, la prima a un’altra notevole ricerca di dottorato d’impianto più storiografico-filosofico (la filosofa ed epistemologa Camilla Sclocco, “Epistemology and philosophy of praxis: Antonio Gramsci’s experimental and natural sciences”, École normale supérieure de Lyon, in italiano, ora borsista presso l’Istituto Italiano di Studi Storici), la seconda a una tesi di laurea magistrale (la divulgatrice e storica Maria Giulia Andretta, “Il caso Oppenheimer. Dal Progetto Manhattan alla revoca del nullaosta di sicurezza”, Scienze Storiche e Orientalistiche dell’Università degli studi di Bologna, in esergo Proust, già un dottorato di ricerca nel 2020), entrambe dedicate con originalità a personalità cruciali della storia del Novecento. 


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Le motivazioni indicate per l’opera di Sclocco su Gramsci risultano le seguenti: per l’ampio respiro storico, epistemico e filosofico con cui s’è affrontato l’originale tema del pensiero gramsciano sulla scienza; per la robustezza dell’ipotesi, conseguenzialmente ben giustificata, sul peso (le modalità e le trasformazioni) di Gramsci come filosofo della scienza a lungo ignorato; per la maturità di un vasto affresco filosofico-politico che intreccia in modo accurato la temperie del contesto epocale con le peculiarità dell’evoluzione lungo gli anni del soggetto umano Gramsci; per la ricostruzione dettagliata di una sua epistemologia in dialettica tra crocianesimo ed empiriomonismo spesso oscurata dalla chiave strettamente politica; per la ricchezza delle fonti primarie e secondarie in Italia, Francia e Russia (con la completezza d’accesso anche a quelle inedite in lingua russa); per la sottolineatura del ruolo della ricerca empirica come momento di crescita formativa per il Paese, che da Gramsci parla anche al presente; per l’unione dell’originalità con il rigore e per lo stile, brillante e insieme profondo. 

Le motivazioni per l’opera di Andretta su Oppenheimer risultano le seguenti: per la proposta di riconsiderare con obiettività la complessa figura di Julius Robert Oppenheimer, dopo la decisione dell’Amministrazione Biden di restituirgli, postumo, nel 2022 il nullaosta di sicurezza revocato nel 1954 a seguito dell’inchiesta dell’Atomic Energy Commision (AEC); per il rigore e la completezza della ricerca storica che si è avvalsa di fonti primarie come i 19 volumi contenenti le trascrizioni delle audizioni dell’AEC comprensive delle parti declassificate nel 2014, nonché della vasta letteratura pubblicata; per aver apportato inediti contributi alla ricostruzione della vicenda umana e personale di Oppenheimer con rigore logico e uno stile chiaro; per aver correttamente inquadrato la figura di Oppenheimer nel periodo storico tra il primo e secondo dopoguerra negli Stati Uniti, cogliendo vari aspetti del rapporto tra scienza, società e politica. 

Pietro Greco avrebbe compiuto settantuno anni il 20 aprile, è stato caporedattore proprio de Il Bo Live dal 2018 a fine 2020, per quasi quattro anni. Avevamo annunciato a tempo debito la nascita del premio intitolatogli dalla Fondazione Gramsci, coinvolgendo alcune associazioni e scuole alle quali aveva collaborato. Ora sta per aprirsi la possibilità di partecipare alla seconda edizione 2026 (premiazione nel 2027, poche variazioni nel bando). Se siete recentemente divenuti autore o autrice di una tesi di laurea Magistrale, redatta in lingua italiana e conseguita dopo il 31 marzo 2025, potreste forse prendere in considerazione di inoltrarla entro il 31 ottobre 2026 anche a un indirizzo mail differente dalla vostra realtà accademica di studio e ricerca, da parenti colleghi amici, l’esito della valutazione sarà comunicato entro il 18 febbraio 2027.


Il libro: Pietro Greco e il coraggio della conoscenza


La sede della prima premiazione non è casuale: alla organizzazione e al successo della Città della Scienza di Napoli (ai piedi della collina di Posillipo, sull’area flegrea e sul mare di Bagnoli, di fronte all’isola-carcere di Nisida) Greco aveva dedicato con dedizione e qualità oltre un ventennio della propria vita. Il nuovo Science Centre fu inaugurato a Napoli il 23 novembre 2001, si sono raccontati antecedenti, dinamiche e funzioni nel volume Il Bo Live sulla scienza nascosta nei luoghi d’Italia: il ruolo del fisico Vittorio Silvestrini, il festival Futuro Remoto dal 1987, la Fondazione Idis dal 1989 (Greco socio fondatore), il travagliato percorso successivo. Nel corso della premiazione della prima edizione vi sarà anche una comunicazione sulla complessa delicata meritoria realizzazione della bibliografia di Pietro Greco, le due curatrici Maria Enrica Danubio e Cristiana Pulcinelli faranno il punto sull’imponente lavoro già svolto.

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