“Storie di vita, storie di cura”… un racconto a fumetti
Tutte le immagini in pagina sono vignette tratte dal fumetto "Storie di vita, storie di cura. Testa-collo" (BeccoGiallo 2026)
Ci sono malattie che non si fermano al corpo, ma toccano anche l’immagine che abbiamo di noi, il modo in cui ci riconosciamo e ci facciamo riconoscere dagli altri. È quello che può accadere con i tumori della testa e del collo, un insieme di patologie che può interessare più di 30 diverse aree anatomiche e che, proprio per la sede in cui si sviluppa, può avere conseguenze profonde sulla vita quotidiana e sulle relazioni.
Storie di vita, storie di cura. Testa-collo. Biografia a fumetti di un distretto anatomico – in libreria dal 25 settembre 2026 per i tipi di BeccoGiallo – è un volume che racconta il tumore testa-collo non soltanto attraverso la malattia, ma attraverso le persone che ricevono una diagnosi di questo tipo. Quattro storie di pazienti oncologici diventano così una narrazione a fumetti, costruita intrecciando voci, esperienza di cura e divulgazione, senza rinunciare mai al rigore scientifico.
Il progetto porta sulla pagina un percorso iniziato con Storie di cura, un podcast radiofonico promosso nel 2023 dall’Associazione Italiana di Oncologia Cervico Cefalica (AIOCC), scritto e condotto da Massimo Cirri, psicologo, giornalista, storico conduttore di Caterpillar su Rai Radio 2. Ora quell’idea prende una forma nuova e si traduce in un fumetto, attraverso i testi dello stesso Cirri e le illustrazioni di Ernesto Anderle e Davide Narducci. Il volume – dopo la recente pubblicazione di Cervello. Biografia a fumetti di un organo – si colloca come numero speciale all’interno della collana Graphic Anatomy, ideata da Stefano Ratti e Veronica Moretti dell’Università di Bologna. Sia il podcast che il fumetto sono stati realizzati, in momenti diversi, in occasione della Make Sense Campaign, la campagna europea di sensibilizzazione ai tumori testa-collo.
Massimo Cirri in Storie di vita, storie di cura condivide anche la propria esperienza personale, di cui già aveva parlato in precedenza nel film-documentario Quello che serve, realizzato con Chiara D’Ambros: un racconto a metà tra autobiografia, reportage e riflessione sul Servizio Sanitario Nazionale. Sullo stesso tema e con lo stesso titolo nel 2022 è stato pubblicato un libro.
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“Voi non curerete una malattia. Voi curerete persone”
Il volume a fumetti Storie di vita, storie di cura si snoda su più piani. Come abbiamo anticipato ci sono innanzitutto i pazienti, con i loro timori, i percorsi di cura, il confronto con il personale sanitario. “Attraverso lo scorrere delle vignette – scrivono Ratti e Moretti in apertura – il fumetto cerca di ricostruire lo strappo biografico causato dall’irrompere della malattia non solo nei corpi, ma anche nella routine quotidiana”.
A raccontare comincia Massimo, il primo dei pazienti che porta la propria esperienza: facile riconoscere dietro quel nome il noto psicologo e giornalista. C’è poi Franco, 58 anni, professore universitario di letteratura francese a cui viene diagnosticato un carcinoma all’epiglottide. E ancora ci sono Vincenzo e Maurizio. Ognuno di loro racconta il proprio vissuto, i pensieri, le difficoltà. E ogni storia mette al centro un aspetto diverso della cura: la paura, la diagnosi, la terapia, la fiducia, il ritorno alla vita quotidiana. A fare da filo conduttore nell’arco di tutta la narrazione le interviste di Massimo in studio, che approfondisce diversi aspetti della patologia con alcune specialiste.
“Per molto tempo – continuano Ratti e Moretti – la narrazione della malattia si è focalizzata sulla prospettiva dei professionisti sanitari con una voce spesso distante dalla realtà quotidiana del paziente. Collaborando con i pazienti nella creazione di un fumetto basato sulle loro storie vere, si apre così uno spazio in cui le loro voci, le loro esperienze e i loro punti di vista si uniscono sinergicamente a quelle dei professionisti medico-scientifici”.
Come richiede il fumetto, il linguaggio è essenziale, e forse proprio l’assenza di ridondanze associata all’immagine consente di consegnare al lettore temi complessi e di forte attualità in modo incisivo.
Le molte dimensioni della cura
“Quando mi sono ammalato avevo molte paure – mi racconta Massimo Cirri che ho raggiunto telefonicamente –. Temevo che questa storia potesse finire male. Avevo paura di morire e mi chiedevo che cosa ne sarebbe stato dei miei figli. Non avevo però la preoccupazione di diventare povero per potermi curare. Nel nostro Paese questa è una preoccupazione quasi inesistente, ma per il 95% degli abitanti del pianeta curarsi può significare dover affrontare spese sanitarie catastrofiche, fino a mettere in difficoltà economica una persona o un’intera famiglia. Da noi questo rischio è molto più contenuto, perché esiste il Servizio Sanitario Nazionale”.
Quello toccato dal mio interlocutore è uno dei temi che si incontrano nel fumetto fin dalle prime pagine. Si insiste poi sull’importanza della comunicazione tra personale sanitario e pazienti: “La comunicazione – continua Cirri – è un aspetto fondamentale della cura. Non si tratta soltanto di comunicare bene, come valore etico: se le informazioni non sono adeguate e non vengono comprese correttamente da chi è in terapia e dalle persone che gli stanno intorno, anche l’adesione alle cure cambia. E questo significa sprecare risorse. L’oncologa che mi ha curato, la stessa che compare nel fumetto, mi ha segnalato una tesi realizzata da una sua specializzanda sulla percezione della comunicazione da parte delle persone in cura per tumore (Chiara Barletta, Il peso delle parole in oncologia [...], A.A. 2024-2025, ndr). Si tratta di un’indagine basata su circa 200 questionari, dalla quale emerge che il 45% delle informazioni comunicate non viene adeguatamente compreso da chi è in cura. Per arrivare alle persone bisogna provare, dunque, tutte le strade possibili. Anche il fumetto ha una propria efficacia comunicativa e vale la pena sperimentarla”.
Nel corso dell’intera narrazione emerge con forza la necessità di costruire un’alleanza terapeutica tra paziente e specialista, fondata sulla fiducia, sull’empatia e su una buona comunicazione. I rapporti tra curanti e persone assistite sono talora complessi: il tempo a disposizione è poco, le attese sono lunghe, il Servizio Sanitario Nazionale sottofinanziato. E in più c’è “Dottor Google” sempre disponibile, ma molto poco affidabile. Poche righe, qualche vignetta e si consegna a chi legge una serie di temi di grande attualità.
Dall’esperienza personale alla storia condivisa
Ma come si riesce a trasformare una storia personale in una che possa essere condivisibile, senza tradirne la complessità? “Non ho idea – risponde candidamente Massimo Cirri –, ma credo che dobbiamo tendere a questo. Dobbiamo uscire dalla miseria della nostra storia, anche se della singolarità di ogni nostra storia ci nutriamo: siamo questi. Dobbiamo però cercare ciò che ci accomuna. Uno degli elementi che condividiamo, per esempio, è il fatto di essere una popolazione anziana. In Italia l’aspettativa di vita è elevata anche grazie al nostro Sistema Sanitario Nazionale, che cerca di tenere il più possibile separata la dimensione della cura da quella economica. Come sappiamo, i determinanti sociali della salute hanno un peso enorme. Tutte le volte che ci ammaliamo, dunque, dobbiamo unire le nostre disperazioni e le nostre preoccupazioni per riconoscere che la cura sta dentro una visione del mondo, dentro un sistema, dentro una possibilità. E non dobbiamo perderci questo pezzo di democrazia concreta che è il Servizio Sanitario Nazionale”.
Conclude Cirri: “Vorrei che restasse l’idea che le cure sono per tutti, indipendentemente dalla disponibilità economica. È un tema di cui, secondo me, non riusciamo a parlare abbastanza, soprattutto nel dibattito pubblico. Non parliamo, per esempio, di ciò che accade nei pronto soccorso, alle condizioni di lavoro e agli stipendi di medici e infermieri. Anche su questi aspetti facciamo fatica ad aprire una discussione”.