CULTURA

Cosa accade nell’arte quando il corpo resiste

“Quale spazio resta all'esperienza incarnata quando l'identità tende a coincidere sempre più con la sua rappresentazione?”. Questo è il principio di un’indagine intorno e dentro il corpo, nell'arte, nel suo essere presenza in un tempo attraversato e ormai irrimediabilmente trasformato dall'intelligenza artificiale, nell'epoca delle immagini riprodotte, moltiplicate, corrette, nei territori dematerializzati dell’intangibile. 

Dunque, ecco cosa accade quando il corpo resiste, quando resta nella carne e nella memoria e da qui riparte, dimostrando un rinnovato interesse per l’arte figurativa: è la prima riflessione che riempie sguardo e pensiero di chi visita Sul futuro del corpo, una mostra sofisticata e colta che esplora il corpo nella sua irriducibile presenza. 

Allestita negli spazi civici di Galleria Cavour, a Padova, l’esposizione (a ingresso gratuito) accoglie 55 opere di 17 artiste e artisti contemporanei ed è curata da Barbara Codogno, che spiega: “Viviamo un tempo in cui l’AI preme alle porte: vuole essere da noi addomesticata per poi rivenderci non solo un sapere di cui abbiamo perso origini e destinazioni, ma anche un finto corpo, quello che ci regala l’illusione di essere perennemente altrove, così lontani da noi stessi - anche iconograficamente - da farci vivere in perpetua allucinazione d’immortalità”.

La dignità del corpo

La mostra fa riferimento alla dignità del corpo citando, dapprima, Magnifica Humanitas, l'enciclica di Papa Leone XIV sulla custodia dell’essere umano, nell’epoca dell'intelligenza artificiale, invitando a rimetterne al centro la dignità partendo dal corpo. “La pittura e la scultura diventano così strumenti di resistenza - spiega Codogno - la materia, il gesto, il tempo dell'esecuzione e persino l'errore restituiscono al corpo la sua irriducibile presenza. Le opere condividono la stessa condizione della carne: la sua fragilità, la sua impermanenza, la sua capacità di trasformarsi”.

Pur con linguaggi differenti, le artiste e gli artisti condividono una consapevolezza: "Il corpo è il luogo in cui si manifestano le grandi tensioni del nostro tempo. Identità, controllo, memoria, desiderio, appartenenza, tecnologia, sacro diventano dimensioni inseparabili di una riflessione che attraversa l'intero percorso espositivo".


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“ Il corpo è il luogo in cui si manifestano le grandi tensioni del nostro tempo Barbara Codogno, curatrice de "Sul futuro del corpo"

Il mito, il sacro, la metamorfosi

Mito, sacro, umano, mostruoso. Questi sono gli elementi che attraversano la pittura di Maurizio L'Altrella (Milano, 1972), definita da Codogno, "opera in combustione". La densità della materia rende tutta la carnalità dei corpi. "I titoli delle opere orientano lo sguardo verso un territorio mitico, nel quale il corpo non coincide mai con la sua forma conclusa", spiega la curatrice. "L'alba di Chirone, Nesso e Deianira, Zeus e Europa, La tana del Bianconiglio appartengono a genealogie differenti ma condividono la medesima tensione: il superamento dei confini identitari, la contaminazione tra piani semantici, la perdita di una separazione netta tra umano, animale, divino e immaginario". 

Tra spirito e carne si muove Stefano Reolon (Padova, 1964), già protagonista di un episodio della nostra serie Atelier d'artista, la cui ricerca affonda le proprie radici nella bellezza classica (con una conoscenza profonda dell'arte di Michelangelo, della storia e delle tecniche della scenografia, del costume e dell’architettura), per poi evolversi in un'arte personale e stratificata: il suo Mercur sospeso, che ricorda il Cristo, fa riferimento a Hermes-Mercurio, dio delle soglie e dei passaggi. La pittura di Flavia Pitis  (Fagaras, Romania, 1978) indaga i temi dell’identità e della trasfigurazione, dialogando con una “genealogia di immagini della metamorfosi, da Ovidio a Jacques Derrida”.

Le forme del passato

La ricerca di Nicola Samorì (Forlì, 1977) porta al confronto costante con la tradizione figurativa europea, dal Rinascimento al Barocco, e rielabora le eredità della storia dell'arte facendole proprie. La memoria iconografica viene esplorata e trasformata seguendo un processo di interventi che definiscono l’opera dell’artista, dalle abrasioni alle deformazioni, rendendolo riconoscibile. Nel solenne 969 Samorì fa emergere un volto antico da un fondo scuro: è evidente il richiamo alla tradizione seicentesca, ma  l'opera è estremamente personale e contemporanea. L'olio su tavola non è l'unica opera di Samorì in mostra, la scultura in cera, gesso, pigmenti Vigani attira subito l'attenzione di chi osserva: la forza scultorea del busto classico viene indebolita dalla materia scelta, la cera, portando il soggetto a chiudersi in se stesso.

Con le opere esposte a Padova Radu Belcin (Brasov, Romania, 1978) decostruisce l'iconografia sacra e classica attraverso un processo di erosione. In Changes la figura femminile, ispirata alla statuaria antica, si sfalda e si annerisce sulla tela: solo le mani restano umane, baluardo del corpo. In Old Memories le mani sono ancora al centro e proteggono fiori di vetro. L'opera di Luca Bidoli (Gorizia, 1967) esplora la persistenza dell'iconografia occidentale nella memoria collettiva: mescolando anatomia, elementi sacri e classici, archetipi, scompone i codici tradizionali per dare vita a un lessico nuovo. Markus Schinwald (Salisburgo, Austria, 1973) interviene su ritratti ottocenteschi e del primo Novecento inserendo protesi e bendaggi che alterano la figura.

Anatomia

Particolarmente interessante è il lavoro di Enrica Berselli (Modena, 1984), nelle cui opere l'arte interseca l'anatomia, permettendo di rileggere il corpo come “archivio di stratificazioni”, tra iconografia sacra e medico-scientifica. Pharmakopita mantiene le dimensioni dell'opera rinascimentale di Hans Holbein il Giovane, Il corpo di Cristo morto nella tomba, olio e tempera su tavola di tiglio, ma in Berselli il corpo si fa “campo aperto di proliferazioni simboliche” e contiene elementi organici e vegetali che emergono dalla carne e anzi, di più, come precisa la curatrice, “la abitano”. Il sacrificio e la rigenerazione appartengono all'opera Carnaria e alle sculture Conc[r]ezione e Anafilassi da stasi, in cui la pelle è segnata dalle cicatrici dell'esistenza. Nell'inchiostro su carta di Cerchio III | Golosi, come in un girone dantesco, un piede maschile calpesta un cumulo di denti guasti, “rovesciando l'iconografia della Vergine che schiaccia il serpente”. I corpi di Angelo Giordano (Napoli, 1989) riportano istintivamente alla mente la storica ricerca di un'artista straordinaria come Jenny Saville, ora in mostra a Ca' Pesaro a Venezia. Le sue tele rivelano l’eccesso dei corpi, ciò che non corrisponde ai modelli condivisi di misura, equilibrio e controllo. “La carne eccede, si dilata, occupa lo spazio oltre la misura consentita”. 

Si muovono tra illustrazione anatomica e storia naturale, rigore scientifico, osservazione e sperimentazione artistica, le opere di Nunzio Paci (Bologna, 1977): a Padova sono esposti due crani di animali modificati con innesti dentali in cromo-cobalto e in titanio (Grafted Surgery) e una serie di opere su carta in cui figure anatomiche rivelano organi umani intrecciandoli con elementi botanici. Tutto è connesso e appartiene a un unico ciclo vitale di rigenerazione, dalla vita alla morte e viceversa.

Umano, animale, vegetale

La pittura di Chiara Calore (Abano Terme, 1994) trasforma la tela in un ecosistema in cui si incontrano forme umane, animali, vegetali, citazioni e simboli: grazie a una costante ricerca tra storia dell'arte e folklore, muovendosi tra illustrazione e digitale, l'artista attua continui slittamenti di senso e sovrapposizioni visive. Nella sua pittura,  riflette Codogno , “il corpo è una colonia dell'immaginario”. 

Con Dendrophilia Angelo Brugnera (Sacile, 1966) supera la separazione tra essere umano e natura e, attraverso la scultura, dà forma al dialogo tra corpo e mondo vegetale. Il lavoro di Chandra Fanti (Terni, 1982) è costellato di simboli, animali e presenze umane: in mostra la simbologia della tigre e un azzurro corpo femminile conducono chi osserva in una dimensione sacra e carnale al tempo stesso.

La carne custodisce e tramanda

L’ereditarietà dei corpi attraversa le opere di Greta Bisandola (Padova, 1976), mostrando nei tre ritratti esposti - della madre, del padre e dell'artista stessa - l'archivio biologico ed emotivo di una intera famiglia. La carne custodisce e tramanda, attraverso le generazioni. Scegliendo una tecnica a olio, le figure vengono esplorate profondamente superando la semplice fisionomia: dai volti dell'artista e del padre, si passa al corpo della madre, che rivela elementi floreali e altri dettagli vegetali offerti come germogli di memoria e vita.

Il corpo politico

Le due grandi tele di Julio Larraz (L'Avana, Cuba, 1944) parlano di potere, violenza e privilegio, fotografando la condizione dell'uomo contemporaneo calato in un preciso contesto storico, economico e geopolitico. Due uomini in abiti scuri, due stanze, un unico scenario mentale: "Le figure che abitano i suoi dipinti sembrano muoversi in interni silenziosi e rarefatti, dove mappe, arredi e oggetti assumono un valore simbolico pari a quello dei personaggi". Il corpo di Pier Paolo Pasolini, ritrovato senza vita nella notte tra l'1 e il 2 novembre 1975 all'idroscalo di Ostia, è protagonista dell'opera di Fabbio Copercini (Villanova sull’Arda Piacenza, 1954), Sulla spiaggia. 

Figure in transito

La terra di confine tra presenza e dematerializzazione appartiene alle figure di Alfio Giurato (Catania, 1978) la cui opera, La luce opaca, è stata scelta come immagine guida. Riflettendo sull'identità, l'opera mostra figure in transito, sfumate, sulla soglia. Non c'è anatomia, il corpo sembra pronto a svanire, lasciando solo una traccia di sé. Si ha l'impressione che qui risiedano tutti gli interrogativi, le incertezze relative a quel futuro che, già nel titolo del progetto espositivo, introducono un enigma senza risolverlo.


Sul futuro del corpo

a cura di Barbara Codogno 

5 settembre - 4 ottobre 2026, ingresso libero

Galleria Civica Cavour, Padova  

Gli artisti: Radu Belcin, Enrica Berselli, Luca Bidoli, Greta Bisandola, Angelo Brugnera, Chiara Calore, Fabbio Copercini, Chandra Fanti, Angelo Giordano, Alfio Giurato, Maurizio L'Altrella, Julio Larraz, Nunzio Paci, Flavia Pitiș, Stefano Reolon, Nicola Samorì, Markus Schinwald. 

In collaborazione con il Comune di Padova, Assessorato alla Cultura, e la partecipazione di Fondazione Alberto Peruzzo e Fondazione Coppola.

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