CULTURA

Sullo scaffale: L’idraulico non verrà di Fruttero&Lucentini

Eccoli: sono tornati. No, non è vero. Non sono mai andati via per fortuna, e tecnicamente questa piccola silloge che esce per Einaudi è la nuova edizione del libro pubblicato nel marzo del 1971 per i tipi di Mario Spagnol (Milano) e poi nel 1991 per il melangolo di Genova. Eppure, per gli appassionati della coppia Fruttero&Lucentini, L’idraulico non verrà è un ritorno perché possono finalmente rileggere un fuori ristampa.

Gli autori noti per La donna della domenica, A che punto è la notte, L’amante senza fissa dimora ecc.– che i romanzi li hanno sempre scritti a quattro mani (pare che uno dei due scrivesse più dell’altro, ma poco importa) – hanno cominciato così, con questa abbinata alternata (“per ragioni di amicizia” spiegano in nota) di quattordici poesie di Carlo Fruttero e tredici stanze di un poemetto di Franco Lucentini, in cui le penne restavano divise ma un certo gusto e soprattutto un certo sguardo comune andavano delineandosi.

A leggere la raccolta oggi si prova un grande senso di sollievo, perché i due sempre e fin da subito – qui come in tutto il resto della loro produzione – hanno volutamente tenuto insieme l’alto e il basso (e oggi il basso spopola), guardando con smaliziata ironia entrambi gli estremi. E allora l’idraulico che non arriva può divenire metafora di tutto, ma il godimento sta già solo nel fatto che dell’idraulico si faccia poesia: “L’idraulico / non verrà. L’impercettibile / passo da scroscio a filo, / a scroscio eluderà / senza fine / la tua mano millimetrata”. La sensazione in questi componimenti è che qualcuno venga canzonato, ma non noi che leggiamo, tantomeno l’oggetto del poetare (oppure, tecnicamente, sì ma solo nella sostanza e non come scopo), e che da questa canzonatura se ne esca tutti più saggi perché divertiti e perché socraticamente consapevoli di non sapere.

Si sente infatti che la citazione è sottesa, che la cultura è altissima ma riversata nella vita di tutti i giorni, nelle contraddizioni di un tempo (che vorremmo dire il nostro ma è ahimè passato) in cui dell’alto ci si era forse stancati perché lo si conosceva fin troppo e la sua commistione con il basso produceva invece quella meraviglia che chiamiamo “pop”.

E quindi funziona pure che le stanze di Lucentini in cui sulle rovine e sulle iscrizioni antiche soffia il vento si alternino alle poesie sul quotidiano di Fruttero (“Le ferie al Circeo”, “Modelli estate-autunno”, “Il Cinese alla Rinascente” ecc.) perché il gioco è quello del frattale: l’antico dentro il contemporaneo che è dentro l’antico ch’è dentro il contemporaneo e via così, oppure, da un altro punto di vista: l’alto dentro il basso che è dentro l’alto ecc. Ma come si fa? Questa è l’inesausta e inarrivabile capacità della ditta Fruttero&Lucentini, maestri di (auto)ironia in cui l’autós rappresenta un noi collettivo più che un sé personalistico, ed eruditi al punto da vedere Vermeer dietro alla donna che regola il televisore. Ci rimette Vermeer o ci rimettiamo noi (a quel tempo) teledipendenti?

“Eppure l’ombra nobilmente / panneggia la casacca / di acrilica fibra turchina / e il braccio nudo /sguaina il suo rosa /diagonale: né mancano / alla nuca spioventi / rifrazioni di neon. / Il labbro addentato raccoglie / il latte dello schermo / e la mano è perfetta: / una conchiglia intorno / al pomo del contrasto. / Perché allora non lievita il gesto, perché / non condensa antiche / cornici questa serena / elettronica? Perché / Vermeer con ali di nebbia / non entra nel bar di Corso Lodi?”

Si fanno poesia l’acrilica fibra turchina come, altrove, la Simmenthal arrugginita o i pini che odorano di deodorante, financo al Cinese che si annota la pseudopoltrona di Versailles vista alla Rinascente insieme al portaghiaccio e “riferirà in Katai / che non c’è scampo dall’arma / assoluta: un signorile /spruzzaprofumo alla tempia /del mondo”. (Ma sarà stato poi vero che i Cinesi copiavano o è una bufala degli anni Settanta e Ottanta?).

Ritrovare F&L regala delizie e rasserena: si tratta solo di non disimparare a guardare, di continuare a studiare il bello, e con loro nella tasca del soprabito si può andare ovunque. Anche sui social.

Perché / Vermeer con ali di nebbia / non entra nel bar di Corso Lodi? Carlo Fruttero

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