Sullo scaffale: La ragazzina di Valeria Parrella
Valeria Parrella scrive una Giovanna d’Arco che trafigge il cuore e incanta la mente. Si chiama La ragazzina, questo suo nuovo romanzo ch’è argento vivo (Feltrinelli, 2026) e disattende ogni più scontata aspettativa di chi immagina di trovarsi davanti, se non proprio a un’agiografia, quantomeno alla ricostruzione della vita di una santa.
Parrella, con il suo solito andamento sincopato, paratattico, lucido e impudico, ci trascina dentro la storia di una ragazza che prima di tutto è un essere umano che ha vissuto. E lo ha fatto in modo molto speciale.
Come tutti i libri riusciti, poi, passa dal particolare all’universale facendoci sentire che quel che è accaduto cinque secoli fa, proprio a lei, riverbera ancora qui, adesso, e parla, anzi canta una canzone che ha come destinatario il mondo intero di qualsiasi epoca.
“[…] La ragazzina era l’unica che aveva qualcosa davanti da guardare e andava per di là. […] Così tentarono di ridurla.
Ridurla in ceppi, a più miti consigli, ridurla ovvero farla piccola come loro.
Gli uomini non sopportano qualcuno che sa dove sta andando, quando loro non hanno un motivo per andare.
Gli uomini non sopportano le ragazzine che non li ascoltano.
(Gli uomini non sopportano le ragazzine se non le hanno tra le mani.)
Gli uomini, alcune donne, il mondo adulto: la gente di potere odia essere messa in crisi; anche i contadini e i pastori. I primi perché stanno pensando alla prossima carica, gli altri perché stanno pensando a come portare il pane in tavola”.
Il mondo che Parrella mette in scena è il perpetuo mondo-homo-homini-lupus che ben conosciamo e che invero contiene spazi di meraviglia, il primo costituito proprio da questa inedita fanciulla che abita la vita in modo speciale senza ben saperlo: “Quando una persona è diversa dagli altri sono gli altri a diventare diversi e non tutti sono pronti a essere diversi, perché essere uguali è molto più rassicurante”.
La protagonista di questa storia “Era eretica; vestiva da maschio; resuscitò un neonato; era una spia; una puttana; aveva moltiplicato le fave; le aringhe; i soldati. Volava” dice la vulgata; e noi, per il tramite di Parrella entriamo dentro la Storia, e finalmente comprendiamo cosa questo abbia significato. Come possa essere accaduto qualcosa di tanto impressionante e al contempo tanto umano. Di tanto universale e tanto divisivo.
La storia di una mistica nelle mani di una grande romanziera diventa materia che pulsa: sentiamo cosa lei sentisse, pensiamo quello che lei pensava, ci sussurrano le voci che le parlavano, intuiamo cosa la indusse a compiere un gesto che ha modificato i destini di Francia.
“Io dico: Signore, fammi essere abbastanza per i sogni che ho”.
Parrella nel chiederci la sospensione dell’incredulità fa qualcosa che ha del miracoloso come la sua ragazzina: ci riconcilia con l’ineffabile, trova parola per l’orrore e per il sogno, incrina le nostre certezze di uomini e donne razionali, riscrive l’amore, fa entrare solo di sguincio Dio nella vicenda che pure la pervade, si attiene ai fatti storici che qui divengono azioni e conseguenze che potrebbero manifestarsi esattamente ora.
È scritto in terza persona, il romanzo, e per paradosso la scelta avvicina anziché allontanare: noi lettori ci mettiamo in ascolto del cantastorie e non possiamo che comprendere con la parte più istintiva di noi: quella che solo la letteratura sa toccare.
C’è infine un ulteriore piano di lettura: nei dialoghi e nella narrazione chi legge può trovare vie di sopravvivenza nella forma di verità lapalissiane finalmente pronunciate (“Quando un maschio dice a una femmina che è una puttana è perché ne ha paura”) e di slanci di vita (“Se sai dove hai lasciato la felicità, la ritrovi”) financo a considerazioni di carattere universale (“Cos’è la verità nella storia? Ristabilire l’ordine di ciò che è accaduto, restituire a chi c’era la prospettiva di ciò che realmente conosceva e dei sentieri che davvero avrebbe potuto intraprendere”).
Ma quello che succede con La ragazzina di Valeria Parrella è soprattutto di sentirsi chiamati in causa, uomini e donne di tutte le epoche e tutte le geografie: “Ogni giorno, proprio ora, in ogni posto di questa terra una ragazzina decide dove andare e ci va. Che si sappia o meno, che la si veda o meno, lei va”.
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“ Ogni giorno, proprio ora, in ogni posto di questa terra una ragazzina decide dove andare e ci va. Che si sappia o meno, che la si veda o meno, lei va Valeria Parrella