CULTURA

Sullo scaffale: Veneri deformi di Yasmina Pani

Neo Edizioni inaugura una nuova collana (a cura di Alex Piovan), “Diversioni”, con il romanzo di Yasmina Pani Veneri deformi che è un racconto dettagliato in prima persona del disturbo alimentare. I capitoli si susseguono come le ore di una pendola: il destino, il Digiuno, l’Abbuffata, il Rito, La perfezione, Lo specchio e avanti così, come tessere inevitabili di un puzzle infuocato, come le buone intenzioni di cui è lastricata la strada per l’inferno.

Un altro libro sul disturbo alimentare? verrebbe di protestare. Sì: un altro, ma che non somiglia a nessuno che sia stato già scritto.

Si tratta infatti di un resoconto molto lucido e altrettanto onesto – che certo poteva essere romanzato, ma sarebbe diventata un’altra cosa e l’autrice, si capisce, non lo voleva – di quel che accade nella mente, più ancora che nel corpo, di chi si trova avvolto nelle spire di un ammiccante modo di vivere in cui ci si astiene dal cibo o ci si abbuffa, si allena a dismisura il muscolo della forza di volontà e si gode del sacrificio, in cui non esistono mezze misure e i canoni di bellezza (e di salute) sono ancora riconosciuti sì, ma dimenticati.

Questo è un libro che scorre: in cui chi non ha vissuto l’esperienza capisce, e chi l’ha vissuta – anche in forma modesta – ci si ritrova.

Questo è un libro in cui fare i conti con l’eziologia se c’è (“È probabile che qualcuno, leggendo questo racconto, pensi che siano stati i modelli irraggiungibili a cui sono stata esposta a convincermi che qualcosa non andava in me; è un’idea molto diffusa nell’immaginario comune sui disturbi alimentari. Non nego che questi modelli ci circondino e possano farci soffrire, ma per quanto mi riguarda non penso affatto che sia questo il punto […]); in cui fare i conti anche prendendo paura: succede pure a me? si chiede chi legge (“[…] Hai voglia di qualcosa di dolce? Ti mangi un cioccolatino e ti passa. Se io mangio un cioccolatino, poi devo mangiarne altri dieci. Non esistono vie di mezzo […]); questo è un libro che fa fare i conti con il rovesciamento del bene e del male che sempre più spesso ci abita (“Magnifica è la sensazione di totale vuotezza che mi accoglie quando ho finito [di vomitare]. La purificazione è finita e io mi sento leggera e pulita; mi sento brava”).

In un’epoca come la nostra, che trova un nome di malattia per qualsiasi comportamento, il memoir di un disturbo – in cui i fatti sono narrati ma non stigmatizzati o spiegati – si rivela una lettura al contempo salvifica e voyeristica: questo deve comunque restare la letteratura, anche quando esce dal canone per avvicinarsi ad altro. La letteratura opera una magia: permette a chi legge di trovare anche quello che non è messo intenzionalmente.

“Lo ricordo, lo ricordo ancora: percepii chiaramente l’assoluta vanità della mia battaglia quotidiana, lo spreco immane che faccio delle mie risorse intellettive di cui sono dotata, e il grande vuoto che mi si sarebbe parato davanti se avessi davvero raggiunto quel traguardo”. A chi non succede di fare un pensiero come questo: e poi?

L’universale entra anche nel racconto particolare, nella disamina di un comportamento, nella confessione a cielo aperto, nel desiderio di vomitare l’anima o di salvare qualcuno, nell’accadimento di aver scritto un libro, nell’accadimento di averlo letto.

Abbiamo intervistato Alex Piovan, curatore della collana Diversioni.

"Veneri deformi" non è un sacco di cose: non è un romanzo, non è un saggio, non è un diario, non è un memoir in senso stretto: cos'è? E più in generale inaugura una collana: che taglio ha dunque questa collana?

“Parto dalla seconda domanda. Quando in redazione abbiamo iniziato a parlare di Diversioni, la collana che Veneri deformi ha inaugurato, il genere che avevamo in mente era il personal essay, ed è al personal essay che pensiamo anche ora, mentre andiamo a caccia dei libri che la popoleranno. Ma in realtà la definizione esatta non ci importa poi tanto: ciò che cerchiamo sono, per dirla con Phillip Lopate, menti interessanti da seguire, e le menti interessanti da seguire difficilmente stanno dentro un recinto. Perciò bisogna uscire dal tracciato, rinunciare alle etichette – benché tanto utili dal punto di vista commerciale – e confidare che la qualità dei titoli compensi questa lacuna di marketing. Ed ecco che arriviamo a Veneri deformi. È vero, non è un saggio, non è un diario, non è un memoir: è un po’ tutte queste cose, ma soprattutto è un libro che permette di seguire una mente interessante alle prese con sé stessa. Perfetto, allora, per una prima diversione.”

Storie di disturbi alimentari sono ben note all'editoria (penso, banalmente, a "Una vita sottile", l'esordio di Chiara Gamberale del 1999 - il primo che mi viene in mente): cos'hai trovato di urgente in questo di Yasmina Pani? 

“Non so se in Veneri deformi ci sia qualcosa di urgente (ma è un problema mio: mi fido poco dei libri “urgenti”), direi però che ci ho trovato qualcosa di insolito e prezioso. Non tanto per ciò che racconta, ma per come lo fa: la prosa è brillante, ironica, cesellata, e Pani preferisce sempre la crudezza, la sincerità, alle spiegazioni semplicistiche e alle facili consolazioni. La combinazione di queste caratteristiche è – ci pare – piuttosto rara, e quindi...”

Che lettori immagini per "Veneri deformi"? Che viaggio ti aspetti faccia questo titolo?

“È difficile far capire un dolore, un’ossessione, un’emozione a qualcuno che non lo ha mai vissuto: probabilmente non si può. Ma leggendo Veneri deformi ci è parso, a noi che non abbiamo mai avuto un disturbo del comportamento alimentare, di riuscire quantomeno ad afferrarne qualcosa in più. Ci sembrava già molto. Poi, in questo primo mese di vita del libro, abbiamo scoperto che può avere tanto da dire anche a chi certe esperienze le ha vissute, e non al netto delle caratteristiche di cui parlavamo poco fa – la crudezza, l’ironia… –, ma anche grazie a esse. Questo ci ha fatto doppiamente piacere. Così come ci ha fatto piacere l’attenzione che hanno riservato al libro alcuni professionisti, tra cui gli psicoterapeuti Giancarlo Dimaggio, fondatore del Centro TMI di Roma, e Gloria Fioravanti, responsabile del CTI Verona, che insieme a Yasmina Pani hanno parlato di Veneri in una diretta su Instagram ricca e illuminante (potete recuperarla sul profilo dell’autrice). Al momento non sappiamo che viaggio farà questo titolo, non lo si sa mai in anticipo, ma senza dubbio ci auguriamo che continui com’è iniziato.” 

È probabile che qualcuno, leggendo questo racconto, pensi che siano stati i modelli irraggiungibili a cui sono stata esposta a convincermi che qualcosa non andava in me [...] Non penso affatto che sia questo il punto Yasmina Pani

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