CULTURA

Tiziano, il pittore che ha cambiato l’Europa

L'estate del 1576 è una delle più tragiche nella lunga storia della Serenissima. Venezia è piegata dalla peste: secondo i Provveditori alla Sanità in tre anni muoiono 46.700 persone, oltre un quarto della popolazione. Le porte e le finestre delle case infette vengono sbarrate con assi, i malati trasferiti nei luoghi di quarantena, messi a punto proprio in laguna qualche anno prima. La città che ha costruito la propria ricchezza sulla circolazione di uomini e merci deve ora difendersi proprio da ciò che l'ha resa grande.

È in questa atmosfera sospesa tra vita quotidiana e paura del contagio che il Senato fa voto di costruire una nuova chiesa, dedicata al Redentore e affidata ad Andrea Palladio, se Venezia riuscirà a salvarsi. Ancora oggi, ogni terza domenica di luglio, un ponte votivo di barche ricorda quei giorni drammatici. Il 27 agosto, mentre l’epidemia è ancora in corso, muore Tiziano Vecellio. Non conosciamo con certezza la sua età: probabilmente ha tra gli 86 e gli 88 anni, anche se una lettera a Filippo II di Spagna lo vorrebbe addirittura centenario. La sua lunghissima vita ha attraversato il Rinascimento, portandolo dalle montagne del Cadore alle corti più potenti d’Europa. Muore però lontano dai fasti, in una città devastata, seguito due mesi dopo dal figlio Orazio, anche lui pittore e suo principale collaboratore, lasciando aperta una complessa vicenda di opere ed eredità.

Eppure, proprio mentre Venezia sembra perdere la propria luce, l'arte di Tiziano ha già cominciato a viaggiare lontano, nello spazio e nel tempo. “Tiziano è forse il primo pittore veramente europeo – osserva lo storico dell'arte cadorino Francesco Di Mauro –. Più di ogni altro artista estende la sua influenza ben oltre il Rinascimento, non solo in ambito veneto ma anche in Spagna e nelle Fiandre con Velázquez, Rembrandt, Rubens…”.


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Incontriamo lo studioso a Pieve di Cadore, città natale e luogo dell'anima del maestro, in occasione della visita alla mostra Tiziano e il Paesaggio, aperta fino al 18 ottobre nel Palazzo della Magnifica Comunità. Curata da Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa, si tratta il secondo appuntamento principale del progetto Titianus Cadorinus 1576-2026, dopo la mostra-studio che all'inizio dell'anno aveva portato la Pala Gozzi da Ancona tra le Dolomiti bellunesi. Un progetto caratterizzato fin dall'inizio da un forte impianto scientifico e accompagnato da un importante catalogo, al quale ha contribuito anche Di Mauro.

Sono 33 le opere presenti in un allestimento compatto ma ricco e accurato: tre dipinti autografi, concessi in prestito eccezionale – il Battesimo di Cristo dei Musei Capitolini, l'Orfeo ed Euridice dell'Accademia Carrara di Bergamo e il monumentale San Giovanni Battista delle Gallerie dell'Accademia – e una trentina tra disegni e stampe. Rispetto alla prima tappa il percorso compie un passo ulteriore, non limitandosi a indagare il paesaggio nella pittura di Tiziano ma ricostruendone le radici e le fortune. Un modo per osservare l'influenza del maestro non soltanto attraverso i dipinti, destinati a rimanere nelle chiese e nei palazzi dei committenti, ma anche attraverso disegni e incisioni, più facilmente riproducibili e circolanti.

Il paesaggio non è ancora un genere autonomo, ma in Tiziano acquista un nuovo ruolo: racconta la natura e, insieme, le emozioni e i cambiamenti della società

Da Tiziano a Rembrandt: la dimensione europea del paesaggio

Al centro c'è la nascita di un nuovo modo di rappresentare e interpretare il rapporto tra figura umana e ambiente. La prima delle tre sezioni conduce nella Venezia degli inizi del Cinquecento, al centro degli scambi commerciali e culturali fra Italia, Oriente e Nord Europa. È in questo ambiente internazionale che si forma Tiziano, confrontandosi anche con la pittura e la grafica nordica. Nel Battesimo di Cristo per esempio il paesaggio non è un semplice sfondo: accoglie le figure, contribuisce alla costruzione della scena e presenta elementi che rimandano anche al territorio montano caro all'artista. Nell'Orfeo ed Euridice il rapporto fra uomo e natura diventa ancora più evidente: il paesaggio cambia insieme alla vicenda narrata, passando da spazio luminoso e rassicurante a luogo oscuro e minaccioso.

Il confronto con Albrecht Dürer e Lucas Cranach mostra quanto la riflessione sul rapporto tra figura umana e ambiente fosse già al centro di una trasformazione della cultura europea, grazie anche alla diffusione della stampa: la mostra segue così anche il percorso attraverso cui modelli e invenzioni venivano copiati, modificati e nuovamente messi in circolazione. Un esempio è il Sacrificio di Abramo, xilografia incisa da Ugo da Carpi su disegno di Tiziano, nella quale compare una citazione della Fuga in Egitto di Dürer, ripresa anche da Domenico Campagnola.

I temi iconografici non sono dunque oggetti fissi: passando da un artista all'altro si trasformano acquistando nuovi significati, ed è proprio questo il tema della seconda sezione, dedicata alla cerchia di Tiziano e in particolare a Giulio e Domenico Campagnola. Nel Cinquecento cresce l'interesse per disegni e stampe di paesaggio: Giulio Campagnola sperimenta nuove possibilità della penna nel Paesaggio con mulino, mentre il figlio Domenico sviluppa ulteriormente questa ricerca arrivando a una rappresentazione nella quale alberi, rocce, montagne e cielo acquistano un peso sempre maggiore. Un’evoluzione evidenziata dal confronto fra il Paesaggio con grande cannone di Dürer e il Paesaggio con pastori e famiglia in viaggio di Domenico Campagnola: se nel primo la natura è già una presenza dominante, nel secondo le figure scompaiono quasi rispetto allo spazio naturale, che da semplice sfondo diventa coprotagonista della scena.

La terza e ultima sezione segue la fortuna europea di questo nuovo linguaggio, con le incisioni che permettono progressivamente alle invenzioni di Tiziano e della sua cerchia di raggiungere altri artisti, città e culture. Il percorso passa per Roma e arriva fino ai Paesi Bassi, mostrando come il modello veneziano venga assimilato e trasformato: uno dei casi più significativi è quello di Rembrandt, che guarda a Tiziano come a un riferimento e copia alcune sue opere grafiche, come si desume dal suo San Girolamo in un paesaggio italiano di Rembrandt. Si chiude così un vero e proprio viaggio attraverso le immagini: da Dürer e Cranach a Tiziano, da Tiziano ai Campagnola, da Venezia al resto d'Europa e fio a Rembrandt. A cambiare, lungo questo percorso, è soprattutto il ruolo della natura, che da elemento della composizione acquista progressivamente una propria autonomia e una crescente forza espressiva.

Un paesaggio ancora da capire

Occorre però evitare di proiettare all'indietro le nostre categorie: “Tiziano e i suoi immediati epigoni non conoscono ancora il ‘paesaggio’ come genere pittorico a sé, dipinto realisticamente e magari en plein air”, avverte Di Mauro.  Quella che si affaccia nel Cinquecento è piuttosto un'evoluzione lenta, che intercetta un cambiamento sociale prima ancora che artistico: “Abbiamo ad esempio il fenomeno delle ville venete, di persone che tendono ad andare fuori dai grandi centri urbani, e Tiziano comincia a interpretare quel tipo di sensibilità anche in pittura attraverso un uso consapevole, mirato, a volte simbolico della natura. Non è ancora la visione dal vero, ma questi paesaggi interpretano una tendenza culturale e sociale dei loro tempi”.

Quella di Tiziano è una pittura infinita (e infinibile, illimitata) che continua implacabilmente a seguire il suo percorso di radicale indipendenza Augusto Gentili

Un tema tutt'altro che esaurito, anche perché, sottolinea Di Mauro, resta ancora oggi “uno dei meno studiati a livello rinascimentale, anche parlando di Tiziano”. Una prospettiva particolarmente interessante anche per un Veneto che con il proprio territorio, modellato dall'acqua e dall'intervento umano, ha un rapporto antico e complesso, di cui Venezia resta l'emblema. Oggi quella relazione è sottoposta a pressioni diverse da quelle del Cinquecento: il cambiamento climatico, la trasformazione della montagna, gli eventi estremi. Ma il paesaggio tizianesco ricorda che la natura, anche nella sua rappresentazione, non è mai soltanto ciò che sta davanti ai nostri occhi: montagne, alberi, acqua e luce sono anche specchi per raccontare noi stessi con le nostre paure e aspirazioni, materiali e spirituali.

E forse è proprio qui che l'eredità di Tiziano diventa più interessante: non nell'idea di un modello immutabile da celebrare a 450 anni dalla morte, ma nella capacità di un artista di continuare a trasformare il proprio modo di guardare. Fino agli ultimi anni Tiziano non smette infatti di sperimentare: “Le sue ultime opere presentano uno stile diverso, molto introspettivo”, spiega ancora Di Mauro. Il punto di arrivo è la Pietà oggi alle Gallerie dell'Accademia, rimasta incompiuta e completata da Palma il Giovane: “Forse il suo testamento – conclude lo studioso –: un'opera concepita per la propria sepoltura, quindi fatta per se stesso, e che presenta il suo vero punto di arrivo come stile, composizione, poetica e introspezione”.

Nel 1576 Tiziano muore in una Venezia devastata dalla peste. Quattro secoli e mezzo dopo, le sue immagini continuano invece a muoversi: dal Cadore a Venezia, da Venezia all'Europa, attraverso dipinti, disegni, incisioni e gli sguardi degli artisti che le hanno incontrate. È anche così che la pittura, come ogni altra forma d’arte, riesce a diventare veramente universale: non smettendo di appartenere a un determinato luogo e a un determinato tempo, ma continuando senza posa ad essere vista, vissuta e reinterpretata.


TIZIANO E IL PAESAGGIO

A cura di Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa

Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore, Pieve di Cadore (Belluno) Fino al 18 ottobre 2026

Progetto promosso dalla Magnifica Comunità di Cadore e dalla Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, con la collaborazione del Comune di Pieve di Cadore e l'organizzazione di Villaggio Globale International. Catalogo ZeL edizioni. Alla Casa natale di Tiziano è visitabile la mostra collegata Paesaggi cadorini negli acquerelli di Josiah Gilbert.

Info: www.magnificacomunitadicadore.it

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