CULTURA

Udine capitale del cinema asiatico con il Far East Film Festival

Il più importante festival del cinema asiatico in Europa torna ad animare la città friulana per la 28esima volta: il programma (dal 24 aprile al 2 maggio) comprende oltre 75 film provenienti da 12 Paesi, tra cui 52 titoli in concorso e numerose anteprime mondiali e internazionali. Oltre ai tre premi Gelso d’Oro che vanno alla diva Fan Bingbing, al coreografo Yuen Woo-ping e a Yakusho Koji, il protagonista del film Perfect Days di Wim Wenders.

Nato nel 1999, il Far East Film Festival (FEFF) si è imposto negli anni come un osservatorio privilegiato sulle produzioni popolari dell’Asia Orientale, capace di intercettare gusti, tendenze e trasformazioni sociali attraverso il linguaggio del cinema. Non è una rassegna dedicata a poche persone specializzate, ma un grande evento pensato per un pubblico ampio, curioso e trasversale.

Per nove giorni, luoghi simbolo come il Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” e il cinema Visionario (un multisala in pieno centro storico) diventano i fulcri di una programmazione fittissima, che dalla mattina alla sera alterna anteprime, incontri e momenti di approfondimento. Il cuore resta naturalmente la selezione dei film, che anche in questa edizione propone decine di titoli provenienti da diversi Paesi asiatici, restituendo un panorama cinematografico estremamente vario: dalle produzioni indipendenti al cinema più “commerciale”, dai grandi successi di pubblico alle opere più sperimentali.

Accanto ai film, il festival continua a distinguersi per la capacità di costruire un dialogo diretto con i tanti autori e interpreti presenti. Tra i tanti ospiti in arrivo a Udine, i nomi più attesi di quest’anno sono l’attrice e cantante cinese Fan Bingbing e l’attore giapponese Kōji Yakusho, entrambi insigniti del premio Gelso d’Oro alla Carriera. In particolare a Yakusho è dedicata anche una retrospettiva monografica, mentre la sua presenza culmina in uno degli eventi più attesi del festival, che lo vede condividere il palco proprio con il regista tedesco Wim Wenders che l'ha diretto in Perfect Days

Il Far East Film Festival, però, non si esaurisce con i film proiettati nelle sale. Negli anni ha saputo costruire attorno a sé un ampio ecosistema culturale che coinvolge l’intera città: incontri con esperti e giornalisti, workshop, mostre, eventi performativi e vari momenti dedicati alla cultura pop asiatica. Non mancano le iniziative più informali, come le serate del FEFF Off e gli appuntamenti gastronomici, che contribuiscono a creare una vibrante atmosfera di festa diffusa.

Alcuni dei film proiettati nei primi giorni

All’interno della programmazione si inseriscono opere anche molto diverse tra loro, a partire dal film di apertura di questa edizione del festival: We Are All Strangers diretto da Anthony Chen, un dramma familiare ambientato nella Singapore contemporanea che intreccia le vicende di più generazioni. Al centro c’è il giovane Junyang, la cui vita cambia improvvisamente dopo un evento che lo costringe a confrontarsi con responsabilità adulte, mentre il padre vedovo fatica a mantenere un fragile equilibrio economico e affettivo. Attraverso queste storie parallele (tra relazioni sentimentali, tensioni familiari e difficoltà sociali) il film riflette sui legami imperfetti che uniscono le persone, mettendo in scena un ritratto corale della classe media e delle sue fragilità, tra amore, perdita e desiderio di riscatto.

Abbiamo poi visto due recentissimi film di Taiwan: con un registro intimo e allo stesso tempo brillante, I Blew Out the Candles Before Making a Wish racconta la storia di un’improbabile amicizia tra un ragazzo scapestrato e una bambina assai più sveglia di lui, il tutto ambientato tra i luccicanti casinò di Macao... Mentre A Foggy Tale è un affresco storico dai toni quasi neorealisti che porta sullo schermo un’epoca drammatica e ancora poco nota della storia taiwanese. Si tratta del periodo della legge marziale (1949-1987) chiamato anche “era del Terrore Bianco” per la brutale repressione dei dissidenti per mano del governo del Kuomintang; il clima di paura scoraggiava la libera espressione in tutta la società e si stima che migliaia di civili siano stati ingiustamente incarcerati e giustiziati.

Un Paese sempre molto rappresentato al FEFF è Hong Kong, di cui abbiamo visto un film ad alta tensione come We’re Nothing at All che si basa su fatti reali e inizia con l’esplosione di un autobus, per poi ricostruire l’indagine sui possibili autori e moventi di quello che sembra un attentato. Scegliendo una narrazione asciutta e frammentata, l’opera vuole raccontare la progressiva disconnessione dalla realtà di due giovani vite marginalizzate. E sempre a Hong Kong è girato Night King, una commedia di grande successo al botteghino e ambientata nel mondo ormai in declino dei night club del quartiere di Tsim Sha Tsui. Il film segue il manager (interpretato da Dayo Wong, famosissimo comico stand-up) di uno degli ultimi locali rimasti attivi, che cerca disperatamente di salvarlo dalla chiusura dopo un cambio di proprietà; a complicare la situazione arriva la nuova CEO, nonché sua ex moglie, con cui prima si scontra per poi stringere una fragile alleanza.

Fuori concorso ma di grandissimo impatto visivo è il film cinese Resurrection, vincitore del Premio speciale della giuria al Festival di Cannes 2025. Il regista Bi Gan immagina un mondo in cui l’umanità ha rinunciato ai sogni in cambio dell’immortalità e intraprende così un viaggio a episodi attraverso epoche e generi cinematografici, per provare a tracciare il confine tra realtà e immaginazione. Un trama visionaria su cui si innesta una riflessione più ampia sul cinema stesso, che esplora e trasforma i linguaggi della storia dei film (dalle origini al noir classico fino alle estetiche contemporanee) costruendo un’opera radicale e stratificata. Il risultato è un’esperienza ipnotica che usa il sogno come accesso all’inconscio e celebra il cinema come spazio di metamorfosi e resistenza.

Ma non ci sono solo le ultime uscite, dato che il programma riserva anche spazio per alcuni grandi classici restaurati, come Love Massacre un thriller del 1981 firmato dall’hongkonghese Patrick Tam e ambientato a San Francisco. La narrazione mescola melodramma e horror, ed è costruita attorno a una relazione sentimentale che degenera progressivamente nella violenza. La cinepresa segue Ivy, una giovane donna coinvolta in un rapporto tossico e sempre più ossessivo, che prenderà una vera e propria deriva omicida. Il film si distingue per il tono disturbante e per l’uso espressivo di colori e atmosfere, che amplificano il senso di alienazione e perdita del controllo.

Nel complesso, la selezione del FEFF restituisce un mosaico articolato, in cui convivono linguaggi ed estetiche diverse ma tutte le opere sono accomunate da una grande attenzione per i mutamenti sociali e culturali. È forse proprio questa pluralità di sguardi a costituire la forza del festival udinese, che continua a proporsi come un ideale ponte tra Oriente e Occidente. A oltre un quarto di secolo dalla sua nascita, il Far East Film Festival conferma così la sua identità: non solo vetrina cinematografica, ma anche spazio di incontro e di scambio culturale, in cui il cinema può essere un terreno condiviso di scoperta e confronto.

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