“Spudorati parassiti”: tra granchi, grilli suicidi e l’incredulità di essere vivi
Quando Spudorati parassiti di Willy Guasti (Codice, 2026) fa il suo trionfale ingresso a casa tua, i tuoi parenti si allarmano. Va tutto bene? Sei sicura di volerti leggere un libro sui parassiti? E quella copertina un po’ inquietante che fa pensare ad H.P. Lovecraft… non è che poi la notte fai gli incubi?
Sospiri guardando con condiscendenza quegli esemplari ansiosi di Marito e Madre e spieghi loro che i parassiti sono creature affascinanti perché rappresentano una delle strategie evolutive più estreme e creative mai inventate dalla natura. E quindi tu vuoi sapere tutto di loro. Aggiungi che hai un profondo interesse, speri non reciproco, per le cimici dei letti e soprattutto per le loro particolari abitudini riproduttive piuttosto cruente, e concludi dicendo che comunque i parassiti non fanno paura come virus e batteri.
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Basta dormire su lenzuola pulite, evitare la carne cruda, portare con te una pinza per rimuovere le zecche e fare un’accurata ispezione corporale dopo le scampagnate, nulla di trascendentale. Sei abbastanza convincente e nell’esemplare di Madre il cortisolo torna sotto i livelli di guardia, così può partire serena per la Namibia, mentre l’esemplare di Marito è più ostico e già si immagina ai fornelli costretto a cuocere il prosciutto crudo. E fa bene.
Perché forse i parassiti non sono così pericolosi, ma un libro ben scritto lo è.
Le sfide dei parassiti
Certo, ci sono animali più carismatici, come i teneri suricati, i pappagalli wrestler, le cinciarelle tabagiste e via dicendo. I parassiti, diciamocela tutta, ci fanno un po’ schifo (è anche grazie a questo che nell’evoluzione abbiamo imparato a evitarli), ma dobbiamo considerare che, come chiarisce Guasti fin da subito, hanno messo in atto delle tecniche di sopravvivenza che farebbero impallidire molti mammiferi.
Non è mica una vita facile , la loro: un parassita deve infiltrarsi in altri organismi senza farsi eliminare, aggirarne il sistema immunitario, nutrirsi senza ucciderli troppo presto, a volte addirittura manipolarne il comportamento e passare da un ospite all’altro seguendo cicli vitali che sembrano progettati da uno sceneggiatore che nell’infanzia è stato lasciato troppo solo con i videogiochi. Sono organismi minuscoli che riescono a controllare animali enormemente più grandi e complessi di loro e hanno avuto un successo evolutivo clamoroso: sono una delle più grandi “invenzioni” della Natura, e anche se alcuni si sono estinti, nel complesso tra le invenzioni fanno parte dei quelle più funzionanti e vincenti. Talmente vincenti che, dopo un po’, ti ritrovi a guardare ogni forma di vita con sospetto e a chiederti come facciamo a essere tutti ancora vivi. Più vai avanti nella lettura, più diventi preda di un tarlo (mentale, eh): se i parassiti sono così sofisticati, adattabili e scandalosamente efficienti, com’è possibile che noi siamo ancora qui a fare aperitivi e video motivazionali su Instagram invece di passare le giornate controllandoci le cavità corporee?
Non è che stanno manipolando il felino di casa?
Facciamo un esempio. Una sera sorprendi il tuo gatto a fissare la vasca da bagno con una concentrazione insolita. Normale curiosità felina? Forse, anche se di solito si teneva alla larga dagli ambienti umidi. E se Spinochordodes tellinii, il parassita che induce i grilli al suicidio acquatico perché solo in acqua può riprodursi, avesse deciso di fare il salto di specie e ora il tuo micio sognasse di buttarsi nell’acqua saponata per completare un oscuro ciclo vitale non suo? Il bello di Spudorati parassiti è che riesce a produrre esattamente questo effetto: ti trasforma lentamente in una persona incapace di osservare il mondo senza chiedersi quanti organismi stiano sfruttando altri organismi in quel preciso momento. E la risposta, generalmente, è: tantissimi.
Guasti accompagna il lettore dentro questa paranoia biologica con un tono che riesce nell’impresa quasi impossibile di essere insieme rigoroso, dettagliatissimo e genuinamente divertente. Il libro trabocca di informazioni, ma non ha mai quell’effetto da manuale universitario che ti fa sentire in colpa per non sottolineare abbastanza per passare l’esame. Anzi, a tratti sembra scritto da qualcuno che prova sincero entusiasmo nel rovinarti la serenità.
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La storia dei parassiti nella scienza
Il libro non si limita a raccontare i parassiti come fenomeno bizzarro o disgustoso, ma racconta anche il modo in cui la scienza li ha guardati nel corso dei secoli. Con un misto di repulsione, fascinazione e, troppo spesso, snobismo (tranne quando andavano di moda le sanguisughe). Guasti ripercorre la storia della parassitologia mostrando quanto queste creature siano state a lungo considerate organismi degenerati. A un certo punto compare perfino l’idea che il parassitismo sia una sorta di fallimento morale della natura, come se le tenie avessero deliberatamente scelto di non impegnarsi abbastanza, vista la loro profonda dipendenza dall’ospite.
Grosso errore di valutazione da parte di scienziati come Lankester e Skutch. A un certo punto il libro cita una stima secondo cui quasi metà delle specie viventi potrebbe condurre almeno una fase della propria vita da parassita. Metà. In pratica il nostro pianeta è una gigantesca convention di organismi che cercano di vivere dentro, sopra o a spese di altri organismi.
E il problema è che, una volta interiorizzata questa informazione, non si torna più indietro.
Un diverso sguardo sul mondo
Nel frattempo cominciano ad arrivare le foto dalla Namibia (la specie Madre è dotata di pollici opponibili). Otarie elegantissime sdraiate sulle rocce, giraffe, zebre, tramonti così belli da sembrare generati dall’intelligenza artificiale. Tu guardi tutto con sincera emozione per circa sette secondi, poi il libro ha già vinto: inizi a chiederti quanti parassiti abbia addosso quell’otaria. Se tra il pelo delle zebre si nascondano acari specializzati. Se esista un crostaceo minuscolo che vive esclusivamente nelle cavità nasali delle giraffe. E soprattutto se qualcuno, da qualche parte, abbia dedicato dieci anni della propria vita ad analizzare le feci di leone marino per descrivere un verme mai visto prima.
La risposta potrebbe essere sì.
Da non leggere prima di andare a dormire
Spudorati parassiti è pieno di storie che oscillano continuamente tra l’orrore lovecraftiano e la commedia biologica più assurda. Ci sono i pidocchi, le cimici dei letti femmina che non se la passano bene, le vespe parassitoidi che depongono le uova dentro altri animali trasformandoli in incubatrici viventi. Auando le larve di queste ultime si schiudono, iniziano lentamente a divorare l’ospite dall’interno, ma seguendo un ordine chirurgico: prima i tessuti meno essenziali, poi solo alla fine gli organi vitali, così da mantenere vivo il “contenitore” il più a lungo possibile. È il tipo di strategia evolutiva che ti costringe a fermarti un secondo e ammettere che la natura, ogni tanto, sembra un ingegnere con l’istinto del serial killer.
Poi c’è il nematomorfo che prende controllo del sistema nervoso dei grilli e li convince a suicidarsi in acqua pur di completare il proprio ciclo vitale (sì, era quello che forse aveva preso dimora dentro il gatto di casa). Oppure il famigerato Cymothoa exigua, il crostaceo che entra nella bocca dei pesci, ne mangia la lingua fino ad atrofizzarla, e la sostituisce con il proprio corpo, diventando a tutti gli effetti una lingua funzionante, così il pesce non muore e il festino può continuare. In tutti i sensi:
“ Povero pesce, non solo gli hanno distrutto la lingua, ma ora usano pure la sua cavità boccale come se fosse la stanza di un motel da due soldi Willy Guasti
Ed è impossibile non pensare ad Alien, che anche Guasti cita quando racconta delle vespe icneumonidi e di altri parassitoidi che usano il corpo dell’ospite come camera di crescita per la prole. Del resto, Dan O’Bannon, sceneggiatore del film, dichiarò proprio di essersi ispirato ai parassitoidi per immaginare lo xenomorfo. A quel punto non c’è da stupirsi se cominci a sognarti le vespe che si impossessano di te e devi cercare un modo per nascondere la cosa all’esemplare di Madre, perché la biologia ci insegna che l’esemplare di Figlia sapiens divulgatricis, pur sentendo improvvisamente il bisogno di controllarsi compulsivamente le braccia in cerca di ovodepositori, deve continuare a comportarsi normalmente pur di non dover ammettere che la genitrice aveva ragione. Questione di selezione naturale.
Al di là dell’antropomorfizzazione
Il libro funziona bene anche perché Guasti, pur antropomorfizzando spesso i parassiti, lo fa con piena consapevolezza narrativa: li trasforma in manipolatori, ospiti abusivi e serial killer biologici salvo poi ricordarti, puntualmente, che non c’è alcuna malvagità nelle loro strategie, ma solo evoluzione portata alle sue conseguenze più disturbanti. Sono organismi che hanno trovato una strategia efficace e spesso incredibilmente sofisticata per sopravvivere. Leggendo certe pagine viene quasi da chiedersi come sia possibile che un processo cieco come l’evoluzione abbia prodotto qualcosa di tanto elaborato, eppure lo ha fatto.
E no, alla fine il libro non riesce a rendere i parassiti “carini” come i suricati e le otarie, sarebbe un’impresa impossibile, però mostra quanto sia limitante guardare la natura solo attraverso categorie estetiche e “pucciose”. Se una vespa parassitoide avesse le fattezze di un panda, probabilmente le avremmo già dedicato tre documentari BBC e una linea di peluche, con buona pace del povero scarafaggio parassitato e sventrato.
In compenso, dopo duecento pagine di tenie, zecche, acari e larve assassine, sviluppi una strana forma di rispetto. Non necessariamente il desiderio di condividere il letto con loro, sia chiaro, ma almeno la consapevolezza che il mondo vivente è molto più complesso, ambiguo e creativo di quanto ci piaccia raccontarci. E speri che il settore alimentare abbia preso esempio, perché nel frattempo hai smesso di fidarti anche del prosciutto cotto, e l’esemplare di Marito, anche lui dotato di pollice opponibile, vuole mandare una lettera di protesta alla casa editrice.