La nuova banca dati dei medici specialisti in Italia mostra un sistema vecchio e squilibrato
Foto di Anna Shvets
Il nostro Sistema Sanitario Nazionale, quello che diamo quotidianamente per scontato e che magari critichiamo per le spesso troppo lunghe liste d’attesa, ha quasi 50 anni. L’intero sistema comprende innumerevoli settori e professioni, quello su cui ci vogliamo concentrare ora è quello dei medici specialisti, cioè tutte quelle figure che hanno completato un percorso formativo aggiuntivo. Vogliamo farlo perché è appena nata una nuova banca dati realizzata dal Ministero della Salute, in collaborazione con Istat e Co.Ge.A.P.S., che per la prima volta integra informazioni dettagliate su numero, specializzazione, età, genere e distribuzione territoriale dei professionisti attivi nel Paese.
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Lo facciamo perché per la prima volta abbiamo una fotografia finalmente completa e aggiornata dei medici specialisti in Italia. È uno strumento non banale e atteso da tempo, che colma così una lacuna informativa. Avere dati infatti significa avere contezza della situazione e da lì poterla analizzare nel dettaglio.
Una fotografia ampia: 217.000 specialisti
I dati a disposizione, per ora, sono quelli relativi al 2023 e al 2024. In Italia sono attivi quasi 217.000 medici specialisti, cioè 368 medici specialisti ogni 100.000 abitanti. Un dato che è superiore rispetto a Francia, Spagna e Germania. Anche se i dati non sono pienamente omogenei tra Paesi, poiché le definizioni di medico specialista e le modalità di rilevazione variano tra i diversi sistemi sanitari, possiamo dire che in Francia sarebbero circa 200 ogni 100.000 abitanti, mentre in Germania e Spagna rispettivamente 230 e 250.
Quasi la metà dei medici specialisti italiani opera nell’area medica (45,9%), mentre il 27,5% è impiegato nei servizi, cioè come anestesia, rianimazione e radiodiagnostica e il 26,6% nell’area chirurgica. All’interno delle diverse aree emergono alcune concentrazioni: medicina interna e malattie cardiovascolari nell’area medica; anestesia e radiodiagnostica nei servizi; ginecologia e chirurgia generale tra le discipline chirurgiche.
Le donne rappresentano il 46,3% del totale, un dato che segnala un progressivo riequilibrio di genere, ma che nasconde ancora differenze rilevanti. Nelle discipline chirurgiche, per esempio, la presenza femminile si ferma al 19,2%, contro il 32,9% degli uomini.
L’età e il ricambio generazionale
Analizzando i dati ce n’è uno che balza subito all’occhio: quello dell’età. In particolare vediamo che l’età media degli specialisti è elevata ma è soprattutto il ricambio generazionale che sembra mancare.
Tra gli uomini l’età media è di 58 anni e oltre la metà (55,1%) ha più di 60 anni. Le donne risultano un po’ più giovani, con un’età media di 51 anni, ma anche in questo caso la quota di professioniste sopra i 60 anni è significativa (28,5%).
Il dato non è uniforme tra le diverse specialità. Alcune discipline mostrano un invecchiamento particolarmente marcato, mentre altre, spesso con numeri più contenuti, presentano età medie più basse. Nel complesso, però, la tendenza è chiara: nei prossimi anni una quota consistente di specialisti uscirà dal sistema, con il rischio di accentuare carenze già oggi evidenti.
Insomma, questa nuova banca dati rappresenta un passo avanti importante sul piano della conoscenza. Già leggendo questi brevi numeri capiamo la tendenza, soprattutto quella anagrafica che dal 2023 al 2024 è “peggiorata”. Per la prima volta quindi abbiamo delle informazioni chiare e aggiornate sull’intero comparto dei medici specialisti con un obiettivo ambizioso: utilizzare questi dati per migliorare la programmazione delle borse di specializzazione e orientare le politiche di reclutamento, anticipando i fabbisogni invece di inseguire le emergenze.
Il paradosso: gli specialisti ci sono, ma non dove servono
Se si osservano i dati complessivi, il numero di specialisti non sembra essere il principale problema del sistema sanitario italiano. Eppure, le difficoltà nel garantire alcuni servizi, a partire dai pronto soccorso, sono ormai evidenti.
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Il punto quindi non sembra essere tanto il numero totale di quanti medici ci sono, ma dove scelgono di lavorare. Avere ora a disposizione questi dati, e speriamo sempre più aggiornati possibile, serve proprio per iniziare a fare determinate analisi. Già da queste poche tavole siamo riusciti a fare alcune considerazioni e mettere in luce le rime problematiche, che sembrano seguire le problematiche dell’intero Paese.