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One Sleep Health: il sonno come priorità sanitaria globale

Girarsi e rigirarsi nel letto, alzarsi per alleggerire la tensione, addormentarsi a notte fonda, svegliarsi molto presto al mattino. Per i più svariati motivi, in questo periodo anche per il caldo intenso di estati sempre più torride. Chi ha problemi con il sonno sa bene quanto la difficoltà di riposare, che sia transitoria o costituisca un disturbo cronico, possa incidere sullo svolgimento delle attività quotidiane e sullo stato di benessere generale. 

Il sonno è un pilastro essenziale della salute, come l’alimentazione e l’attività fisica. È fondamentale per numerose funzioni biologiche che sono alla base del buon funzionamento di tutto il corpo. Un riposo inadeguato può avere conseguenze negative sulla salute fisica e mentale. E può avere anche costi economici (in termini di assistenza sanitaria o perdita di produttività, per fare un paio di esempi). Per questo, secondo autori e autrici di uno studio pubblicato su Cell Reports Medicine, è necessario che il sonno venga riconosciuto come una priorità sanitaria globale, adottando la prospettiva di One Sleep Health: il termine, di nuovo conio, sta a indicare che la salute del sonno dovrebbe essere considerata come un pilastro fondamentale della salute planetaria. 


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Il gruppo di ricerca raccoglie gli stimoli di una riflessione nata già qualche tempo fa. Nel 2021 Michael A. Grandner e Fabian-Xosé Fernandez, sulla rivista scientifica Science, proponevano un approccio che interpretava il sonno come il risultato dell'interazione tra fattori biologici, comportamentali, sociali e ambientali. Nel 2023 su The Lancet Public Health un gruppo internazionale di esperti ed esperte della World Sleep Society Global Sleep Health Taskforce lanciava un appello a promuovere la salute del sonno nelle agende di sanità pubblica di tutto il mondo. 

Il sonno –  sottolinea Nicola Cellini, professore di psicofisiologia del sonno all’Università di Padova –  continua a rimanere in fondo alla gerarchia delle priorità, soprattutto in ambito medico. Per questo viene spesso trascurato, anche a livello di politiche pubbliche. In Italia i disturbi del sonno sono ancora considerati un tema di nicchia. I centri dedicati alla medicina del sonno sono pochi e non esiste una normativa particolarmente sviluppata a tutela della qualità del riposo notturno. Il lavoro di questo gruppo di ricerca, invece, riporta il sonno al centro del benessere generale. Nella vita quotidiana siamo ancora molto lontani da questa visione, tuttavia sarebbe auspicabile che questi concetti entrassero progressivamente nelle politiche pubbliche, non solo sanitarie ma anche sociali”. 

Le conseguenze di una scarsa qualità del sonno

Si stima che più di 850 milioni di adulti di età pari o superiore a 20 anni in tutto il mondo (oltre il 16% della popolazione globale) soffrano di insonnia “clinicamente rilevante”, e 415 milioni di una forma grave. L’apnea ostruttiva del sonno colpisce quasi un miliardo di adulti di età compresa tra i 30 e i 69 anni a livello mondiale. La compromissione della qualità del riposo notturno può avere conseguenze di vario tipo sulla salute, come ampiamente documentato dagli studi citati. 

A livello cerebrale, per esempio, il sonno svolge un ruolo essenziale per il buon funzionamento del sistema glinfatico, che elimina i rifiuti metabolici come la proteine beta-amiloide: una ridotta qualità del sonno potrebbe interferire con questi meccanismi ed essere associata a un maggior rischio di declino cognitivo e demenza. “I collegamenti tra sonno e salute neurocognitiva – si legge su Science – sono documentati in tutta la letteratura scientifica”. 

Alcuni studi mettono in evidenza la relazione esistente tra disturbi cronici del sonno e aumento del rischio di disturbi psichiatrici come ansia e depressione negli adolescenti, negli adulti e negli anziani.  Una scarsa qualità del sonno può anche aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, metaboliche, endocrine, respiratorie, gastrointestinali, muscoloscheletriche e renali.   

Dormire meno di sei ore a notte e in modo poco ristoratore risulterebbe associato a una maggiore incidenza di ipertensione, coronaropatia, ictus, obesità e diabete di tipo 2. Con possibili conseguenze anche sulla risposta immunitaria.  

Il concetto di One Sleep Health

Gli autori dell’articolo su Cell Reports Medicine sottolineano dunque che la qualità del sonno può essere influenzata da molti fattori e non solo da caratteristiche individuali: “Sebbene la ricerca sul sonno si sia tradizionalmente concentrata sui singoli aspetti che contribuiscono al problema, è ormai riconosciuto che fattori di ampia scala – dai cambiamenti climatici  all’urbanizzazione, fino alle dinamiche degli ecosistemi e della fauna selvatica – possono influenzare profondamente la salute del sonno negli esseri umani e negli animali. Per questo, proponiamo il modello One Sleep Health, che per la prima volta mette in relazione, in una prospettiva transdisciplinare, il sonno umano, quello animale e l’insieme delle esposizioni fisiche, sociali e legate agli stili di vita”. 

Con quest’ultima espressione gli autori si riferiscono al concetto di esposoma, che suddividono in tre macro-categorie a seconda del tipo di esposizione: l’esposoma fisico comprende l’influenza di fattori come il riscaldamento globale, l’inquinamento atmosferico, acustico e luminoso, il traffico intenso, la riduzione di spazi verdi urbani; l’esposoma sociale fa riferimento invece alle disparità socioeconomiche, allo stress familiare e lavorativo, al social jet leg; infine, l’esposoma dello stile di vita include abitudini come una dieta scorretta, l'inattività fisica, il consumo di alcol e tabacco e, in particolare, il sovraccarico digitale e l'esposizione prolungata agli schermi. Tutti questi aspetti influiscono in vario modo sul benessere fisico e psichico delle persone e dunque anche sulla salute del sonno. 

Il sonno è una necessità biologica imprescindibile, necessario al mantenimento della vita umana… il nostro bisogno di dormire è paragonabile a quello di aria, cibo e acqua Michael A. Grandner, Fabian Xosé Fernandez ("Science" 2021)

Sleep Capital, Sleep Diplomacy e democrazia del sonno

Gli autori integrano il modello One Sleep Health con altri due concetti: lo Sleep Capital (il capitale del sonno) e la Sleep Diplomacy (la diplomazia del sonno). Il primo termine si riferisce all’insieme dei benefici sociali, economici e sanitari che derivano da un sonno adeguato in termini di durata e qualità: un buon livello di sonno si traduce in un aumento del benessere, della produttività e dei risultati economici, sia per l'individuo che per la società. È dunque un “bene”. Con Sleep Diplomacy, invece, i ricercatori intendono la realizzazione di interventi locali e globali coordinati per promuovere il sonno come priorità di salute pubblica (per esempio campagne di sensibilizzazione, linee guida per il lavoro a turni, promozione dell’igiene del sonno).

“Accanto a questi, io aggiungerei anche il concetto di democrazia del sonno – osserva Nicola Cellini –, perché chiunque dovrebbe avere, idealmente, il diritto al riposo e a dormire bene. Le notti tropicali, per esempio, non colpiscono tutti allo stesso modo. Chi ha un condizionatore, e può permettersi di tenerlo acceso durante la notte, riesce a dormire. Chi invece vive in una casa fatiscente, senza alcuna protezione dal caldo, durante l'estate non dorme. Lo stesso vale per chi abita in una strada estremamente rumorosa rispetto a chi vive in una zona silenziosa, oppure in un luogo con una forte illuminazione notturna, rispetto a una zona in cui invece esistono misure per limitare l'inquinamento luminoso. Questa è mancanza di democrazia del sonno, invece si dovrebbe riuscire a garantire a tutti, nei limiti del possibile, condizioni che permettano di dormire”. 

Un’azione coordinata a livello globale 

Per favorire una buona salute del sonno gli autori propongono un’azione condivisa su più fronti a livello globale. “La mancanza di coordinamento internazionale – scrivono su Cell Reports Medicine – ostacola la condivisione delle migliori pratiche e l’attuazione di interventi coordinati tra i vari Paesi”. Serve dunque una collaborazione tra governi, sistemi sanitari, ricercatori, mondo del lavoro, scuole e comunità per creare condizioni che favoriscano un riposo adeguato. 

“Quello proposto dai ricercatori  è un ottimo obiettivo – osserva Cellini –, anche se estremamente difficile da realizzare. Il settore della medicina del sonno sta iniziando a essere abbastanza organizzato. Esistono diverse società scientifiche e, tra queste, la World Sleep Society, che coordina molte delle principali società nazionali dedicate al sonno. Queste organizzazioni producono documenti di indirizzo, white paper e raccomandazioni”.   

Continua il docente: “Il problema è che il dialogo con gli altri settori della salute è ancora limitato, il dibattito rimane confinato agli addetti ai lavori. Invece chi si occupa di sonno dovrebbe dialogare con esperti  ed esperte del settore ostetrico, pediatrico, geriatrico, con il mondo della scuola e con molti altri ambiti. Da questo punto di vista manca ancora una vera connessione tra le società scientifiche che si occupano principalmente di sonno e le organizzazioni che lavorano su altri temi della salute. In un certo senso, il concetto di One Health evidenzia proprio questo limite: la Sleep Health esiste già come ambito disciplinare, ma dialoga ancora troppo poco con gli altri settori della salute. Per questo un'agenda globale sul sonno sarebbe davvero auspicabile”.


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La necessità di investimenti

Secondo Cellini, c'è però un altro aspetto fondamentale da considerare e cioè la necessità di risorse economiche: “Senza investimenti è molto difficile trasformare queste idee in politiche concrete. Se invece ci fossero finanziamenti adeguati, si potrebbe favorire la convergenza tra attori diversi. Mancano veri investimenti pubblici sul sonno, e sul benessere che ne deriva, perché il sonno continua a non rientrare tra le priorità delle politiche sanitarie. In Italia c'è una proposta di legge che punta a riconoscere l'insonnia cronica tra le patologie che possono dare accesso ad alcune forme di sostegno. È un piccolo passo, ma significativo. Oggi, infatti, l'insonnia è una diagnosi clinica riconosciuta, ma questo non si traduce in particolari tutele o benefici per chi ne soffre. Se non riconosciamo l'importanza di un disturbo conclamato come questo, come possiamo pensare di dare il giusto peso alla deprivazione cronica di sonno causata, per esempio, da turni di lavoro inadeguati, dall'organizzazione scolastica o da altri fattori sociali?”

Per questo, secondo Cellini, serve una politica che riconosca il sonno come un elemento vitale per la società, sia dal punto di vista economico sia per il benessere fisico e mentale delle persone. “È lì che bisognerebbe intervenire. Finché questi temi rimangono confinati al mondo scientifico, si farà sempre fatica a tradurli in azioni concrete”.

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