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In Salute. Il primo report OMS sull’intelligenza artificiale nei sistemi sanitari dell’Unione Europea

Quali sono le applicazioni più diffuse dell’Intelligenza Artificiale (AI) in ambito sanitario nei Paesi dell’Unione Europea? Quanti stati hanno sviluppato una strategia specifica per l'implementazione di queste tecnologie? E quanti stanno investendo nella formazione del personale medico?

A queste e ad altre domande ha cercato di rispondere il primo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sull’utilizzo, la gestione e la regolamentazione dell’AI nei sistemi sanitari UE. Il documento si basa su un'indagine condotta nella Regione europea dell’OMS, a cui hanno risposto 50 stati, di cui i 27 membri dell’UE, sui quali si concentra l’analisi.

Come ricorda il report, regolamentare l’uso dell’AI rappresenta una priorità strategica per l’UE, che con l’AI Act del 2024 ha introdotto un quadro normativo basato sul rischio. L’obiettivo è garantire uno sviluppo sicuro, trasparente e responsabile di queste tecnologie.

Quello sanitario è uno degli ambiti in cui l’AI potrebbe avere un impatto particolarmente significativo, sia sul fronte della ricerca, sia nella pratica clinica. Ciononostante, solo tre Paesi UE (Finlandia, Slovacchia e Svezia) hanno adottato una strategia nazionale specificamente dedicata all’uso dell’AI nella sanità. Altri quattro (Cipro, Repubblica Ceca, Italia e Spagna) ne stanno sviluppando una. Molti più Paesi hanno preferito includere un capitolo dedicato all’AI in una più ampia strategia nazionale per la sanità digitale (il 30%) oppure, viceversa, inserire riferimenti alla salute nelle strategie nazionali sull’intelligenza artificiale (il 37%).


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Secondo tutti gli Stati membri coinvolti nell’indagine, l’AI può contribuire in modo significativo a migliorare i sistemi sanitari, soprattutto alleggerendo il carico di lavoro del personale medico. Tra le aree considerate più promettenti da questo punto di vista, troviamo anche la medicina personalizzata, il miglioramento dell’esperienza dei pazienti, il supporto alla diagnosi e alle decisioni cliniche, la gestione dei dati sanitari e le questioni amministrative.

Per quanto riguarda le applicazioni specifiche dell’AI in ambito medico, la più diffusa risulta essere l’assistenza alla diagnostica, segnalata dal 74% degli stati, seguita dall’utilizzo di chatbot per il supporto ai pazienti, utilizzati nel 59% degli Stati membri. L’Italia, in particolare, ha segnalato un “uso informale” di tutte e sette le principali tipologie di applicazioni di AI in ambito sanitario elencate nel grafico di seguito.

Il rapporto dedica un capitolo anche al coinvolgimento dei diversi stakeholder nelle decisioni sull’AI in ambito sanitario. L’81% dei Paesi UE ha consultato vari tipi di attori pubblici o privati per capire come integrare queste tecnologie in modo etico e socialmente accettabile. Gli interlocutori più coinvolti – soprattutto attraverso l’organizzazione di focus group – sono stati i membri del governo (consultati nel 91% dei Paesi), gli operatori sanitari (82%) e le istituzioni accademiche (77%).

Sembra essere molto più raro, invece, la partecipazione diretta della cittadinanza: solo quattro Paesi (Danimarca, Estonia, Francia e Paesi Bassi) hanno organizzato consultazioni pubbliche aperte. In Italia risultano coinvolti soltanto rappresentanti del governo ed esperti accademici; non vengono infatti menzionate le associazioni di pazienti, gli operatori sanitari, gli sviluppatori di AI o i cittadini.

Per quanto riguarda la formazione degli operatori e delle operatrici sanitarie in materia di AI, il quadro sembra essere ancora più frammentato. Il 26% degli Stati membri organizza percorsi formativi sulle competenze AI per i professionisti in servizio, mentre il 22% offre questo tipo di preparazione in una fase pre-servizio. Entrambe le modalità sono presenti soltanto in Belgio, Danimarca, Estonia e Finlandia. Altri quattro Paesi (Cipro, Repubblica Ceca, Lettonia e Malta) hanno dichiarato di volerle introdurre in futuro. Parallelamente, quasi la metà degli Stati membri (48%) ha già creato nuove figure professionali dedicate all’AI e alla data science nel settore sanitario.

Per quanto riguarda i principali ostacoli all’implementazione dell’AI in ambito sanitario, vengono indicati soprattutto i costi economici, l’incertezza normativa e i problemi legati alla qualità e standardizzazione dei dati. Nessun Paese sembra considerare invece l’impatto ambientale come un limite particolarmente rilevante e solo tre (Cipro, Grecia e Italia) includono tra le preoccupazioni principali la perdita di posti di lavoro.
Il 63% degli Stati ritiene inoltre essenziale sviluppare linee guida capaci di garantire trasparenza, verificabilità e interpretabilità dei sistemi AI.

Il report sottolinea poi come i quadri normativi nazionali per l’utilizzo dell’AI in ambito sanitario siano ancora molto eterogenei. Solo sei Paesi UE hanno pubblicato linee guida pratiche sull’etica dell’AI in sanità e soltanto due hanno definito regimi di responsabilità legale per il suo utilizzo clinico.

Nonostante questo, il 44% degli Stati membri sta lavorando per colmare le lacune legislative esistenti e quasi la metà (il 48%) ha avviato dei partenariati con altri Paesi per condividere conoscenze e strumenti normativi.

Infatti, come viene sottolineato nelle conclusioni del report, l’AI è una tecnologia promettente, in grado di apportare benefici significativi in ambito sanitario; tuttavia, la sua efficacia dipende in modo decisivo dalle capacità dei Paesi di regolamentarne l’utilizzo in modo rigoroso, trasparente e responsabile, così da anticipare e contenere i principali rischi. Tra questi, per esempio, la produzione di risultati distorti, di bassa qualità o iniqui per i gruppi marginalizzati, i bias di automazione, la riduzione delle competenze cliniche del personale e l’indebolimento della relazione medico-paziente.

L’OMS insiste quindi sulla necessità di aggiornare periodicamente le strategie nazionali sulla base del progresso tecnologico e in linea con le priorità dei sistemi sanitari, e definire con chiarezza ruoli, responsabilità e meccanismi di supervisione.

Tra le raccomandazioni principali troviamo anche lo sviluppo di strumenti di AI progettati per eseguire compiti specifici e ben delimitati, accompagnati da adeguate misure di sicurezza e validazione clinica. Viene anche proposto di creare dei cataloghi pubblici di strumenti e utilizzi verificati dell’AI, classificati in base alla funzione, all’efficacia e al contesto di utilizzo. S’insiste, inoltre, sulla necessità di tenere maggiormente in considerazione il tema dell’impatto ambientale.

Viene infine sostenuta la necessità di promuovere un coinvolgimento più ampio e inclusivo della società civile nella definizione delle regole e delle priorità dell’AI in ambito sanitario. In questo senso, la partecipazione delle associazioni dei pazienti e degli operatori sanitari, oltre che dei ricercatori e degli sviluppatori, serve a garantire che lo sviluppo di queste tecnologie risponda ai bisogni reali dei sistemi sanitari e della società.

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