Cefalopodi del tardo Cretaceo: colossali e potenti predatori dei mari?
Edgar Etherington - Gibson, J. (1887). Monsters of the Sea: Legendary and Authentic. Thomas Nelson and Sons, London. p. 83, pubblico dominio, wikimedia commons
"Da qualche tempo parecchie navi si erano imbattute in alto mare con una cosa enorme”. Qualcosa di gigantesco, straordinario, spaventoso attraversa le pagine di un classico come Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne (1870). “Dappertutto nei grandi centri il mostro divenne alla moda. Lo si cantò nei caffè, lo si beffeggiò nei giornali e fu rappresentato nei teatri. I gazzettini ebbero in ciò una magnifica occasione di raccontarne di tutti i colori. E fu allora che si videro riapparire nei giornali, mancanti di materia, tutti gli esseri immaginari e giganteschi, dalla balena bianca, la terribile Moby Dick delle regioni iperboree, fino allo smisurato Kraken, i cui tentacoli possono allacciare un bastimento di cinquecento tonnellate e trascinarlo negli abissi dell'oceano”. Sulla scelta del termine tentacolo va aperta una piccola parentesi: quello del polpo, se di questo si tratta, è il braccio.
“ […]tutti gli esseri immaginari e giganteschi, dalla balena bianca, la terribile Moby Dick delle regioni iperboree, fino allo smisurato Kraken Ventimila leghe sotto i mari
Scienza oltre la leggenda
Senza poter contare su concreti e verificati risultati di ricerca, Verne dimostra la sua fede nell'incredibile, riferendo delle certezze acquisite dai suoi personaggi: “Si poteva tuttavia affermare che questo essere fenomenale sorpassava di gran lunga tutte le dimensioni ammesse sino allora dagli ittiologi, se pure esisteva. Ed esisteva senza dubbio. Il fatto per se stesso non era più negabile. Però se si pensa all'istinto che spinge il cervello umano al meraviglioso, si comprenderà l'emozione prodotta nel mondo intero alla soprannaturale apparizione. Quanto a porla fra le favole, bisognava rinunciarci”. Anche il poeta Alfred Tennyson (1809-1892) rende il kraken protagonista di un componimento: “Below the thunders of the upper deep. Far far beneath in the abysmal sea, His antient, dreamless, uninvaded sleep, The Kraken sleepeth”. Nell’oscurità degli abissi, un sonno senza sogni. L'immagine e le (seppur vaghe) descrizioni di creature immense, dalla pancia del folclore del Nord Europa, sono così potenti da far considerare con timore e meraviglia le profondità dell'oceano, per secoli.
Prodigio dei mari, tra mito e terrore, la creatura colossale si rintraccia tra le pagine dei classici e ora, soprattutto, in quelle della ricerca scientifica. La leggenda nordica viene superata e, al tempo stesso, sembra trovare nutrimento e riscontro nella scienza e nello studio di un passato lontanissimo, tra 100 e 72 milioni di anni fa: a sostenerlo è Earliest octopuses were giant top predators in Cretaceous oceans, pubblicato su Science. Al centro, un polpo descritto come il kraken, le cui dimensioni, la dieta e il ruolo negli ecosistemi non erano stati indagati.
Pierre Denys de Montfort (1820) - Ellis, R. 1994. Monsters of the Sea. Robert Hale Ltd., pubblico dominio
Colossali predatori
Dal Giappone e dalla canadese Isola di Vancouver. L'analisi di resti fossili di estinti Nanaimoteuthis jeletzkyi e Nanaimoteuthis haggarti, risalenti al tardo Cretaceo, ha permesso a un team di ricerca dell'Università di Hokkaido, in collaborazione con altri atenei giapponesi, di approfondire la storia remota dei primi cefalopodi riclassificandoli nello stesso gruppo evolutivo dei polpi dumbo (Grimpoteuthis), riuscendo a descriverli come intelligenti predatori, al vertice della catena alimentare, e (per quanto riguarda N. haggarti) dalle dimensioni colossali, fino ai 19 metri di lunghezza.
Utilizzando la tomografia ad alta risoluzione e un modello di intelligenza artificiale, combinando l'estrazione digitale di fossili con l'AI, il gruppo ha lavorato su resti presenti all'interno di campioni di roccia. Conservati nei sedimenti del fondale marino, questi fossili hanno mantenuto sottili segni di usura che rivelano le modalità di alimentazione di questi animali.
Si tratta di una ricerca affascinante che fa riferimento, già nel suo abstract, a un possibile primato: "Questi polpi potrebbero rappresentare i più grandi invertebrati finora descritti", a partire dai fossili. Un’affermazione che va valutata con attenzione e la giusta cautela: nella paleontologia, infatti, quando si parla di record e primati, il campo risulta sempre piuttosto affollato, competitivo, complesso, complicato dalla frammentarietà dei reperti.
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Strategia alimentare
Di cefalopodi, e in particolare di polpi, ci siamo occupati spesso e volentieri, sono animali che suscitano curiosità e che sanno sorprendere, ne conosciamo le doti, ne approfondiamo i misteri. Difficile però riuscire a calarli nel ruolo reale di giganteschi e potenti predatori, eppure il team di ricerca non ha dubbi: "Sulla base di mascelle fossili, eccezionalmente ben conservate, dimostriamo che questi animali potevano raggiungere lunghezze fino a quasi 20 metri, superando forse le dimensioni dei grandi rettili marini della stessa epoca". Yasuhiro Iba del dipartimento di Scienze della Terra e Planetarie (Department of Earth and Planetary Sciences) dell'Università di Hokkaido, tra gli autori principali dello studio, spiega: "La scoperta più sorprendente è stata forse l'entità dell'usura sulle mascelle" con estese scheggiature, graffi, crepe e lucidature. "Negli esemplari ben sviluppati fino al 10% della punta della mascella, rispetto alla lunghezza totale, risulta usurata, una percentuale maggiore rispetto a quella osservata nei cefalopodi moderni che si nutrono di prede con guscio duro. Ciò indica interazioni ripetute e vigorose con le loro prede, rivelando una strategia alimentare inaspettatamente aggressiva".
I risultati suggeriscono che i polpi del tardo Cretaceo fossero cacciatori potenti e molto attivi. L'usura irregolare delle mascelle (becchi), inoltre, è un indizio che svela un altro aspetto interessante: un lato della parte masticatoria più usurato dell'altro, questo suggerisce che potessero preferire l'uso di un lato specifico della mascella. Questa asimmetria comportamentale suggerisce che questi polpi preistorici potessero già mostrare comportamenti complessi.
“Lo studio scardina l'idea che gli ecosistemi marini antichi fossero dominati quasi esclusivamente da predatori vertebrati, una convinzione che ha relegato gli invertebrati a livelli inferiori della catena alimentare", spiega il team di ricerca. I risultati suggeriscono, invece, che i polpi giganti rappresentassero un'eccezione straordinaria: invertebrati capaci di arrivare al vertice, in competizione diretta con i grandi vertebrati.