La saggezza antica della centuriazione romana per affrontare la crisi idrica del presente
Semplificazione agraria con scomparsa di siepi e fossi. Foto resa disponibile dai ricercatori (Università di Padova)
"Spesso si pensa che per far fronte a nuovi problemi, legati al cambiamento climatico e siccità, si debba intervenire con approcci e metodi altrettanto nuovi: è certamente una possibilità, ma noi vogliamo dimostrare che un'eredità storica come la nostra può fornire una parziale risposta alle sfide attuali, ovviamente con opportuni adattamenti, azioni di cura e manutenzioni. Non si tratta di dire 'basta quel che c'è', ma di integrarlo. I problemi che affrontiamo oggi sono, da un lato, il prodotto di un cambiamento nelle dinamiche climatiche ma, dall'altro, sono accentuati e aggravati da una carenza di manutenzione dei sistemi esistenti, che sono stati abbandonati". A riflettere sull'utilità di un recupero consapevole e aggiornato di preziose competenze e soluzioni antiche è Mauro Varotto, geografo dell'Università di Padova, ora coordinatore per l'area padovana di un progetto di cooperazione transnazionale nato proprio con l'obiettivo di recuperare la saggezza dei sistemi storici di gestione dell'acqua per rafforzare la resilienza del territorio.
La crisi idrica
Secondo i dati Arpav, registrati dal 1 giugno al 20 luglio 2026, le temperature indicano come la prima metà dell’estate meteorologica sia stata, mediamente sul territorio regionale, la più calda mai registrata dal 1992. Il dato regionale di temperatura media del periodo ha superato infatti per la prima volta i 23 gradi e rappresenta il record della serie, superando i precedenti 22,7 gradi del 2003 e del 2022.
Di fronte a un quadro inedito estremo, di difficile gestione, dobbiamo porci domande urgenti e una di queste mette al centro la relazione tra saperi antichi e soluzioni per il presente: la storia può insegnarci ad affrontare la crisi idrica in corso? Le competenze antiche possono fornirci informazioni e strumenti utili? La risposta è sì. Ne sono convinti le ricercatrici e i ricercatori di WatHer, Water Heritage in European Rural Mediterranean, progetto di cooperazione transnazionale che coinvolge dodici partner da otto Paesi del Mediterraneo, in collaborazione con Rete Globale dei Musei dell'Acqua, co-finanziato per 3 milioni di euro dal programma Interreg Euro-MED. Sono quattro gli anni di lavoro previsti - da settembre 2025 a febbraio 2029 -, un lungo periodo suddiviso in tre fasi di studio, sperimentazione e trasferimento dei risultati che confluiranno, infine, in una strategia comune per i territori rurali mediterranei, con l'obiettivo di rispondere al problema della siccità e delle alluvioni riscoprendo, recuperando e rafforzando i sistemi storici di gestione dell'acqua. Dieci i siti pilota individuati: i canali irrigui a gravità di Spagna, Portogallo, Francia e Albania, le pozze pastorali della Croazia e della Slovenia, i sistemi idraulici di Cipro, le marcite lombarde e la centuriazione padovana per l'Italia.
A rappresentare l'Italia, oltre al Politecnico di Milano, capofila del progetto, è l'Università di Padova. Su Il Bo Live ospitiamo le riflessioni, in forma di approfondimento, del professor Mauro Varotto e della ricercatrice Tanja Kremenić, entrambi del dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell'Antichità e autori dello studio Forgotten Ecological Corridors: A GIS Analysis of the Ditches and Hedges in the Roman Centuriation Northeast of Padua.
L'esperienza di Padova servirà a dimostrare che, attraverso una gestione sapiente dei sistemi bimillenari di irrigazione tradizionale, si possono ottenere molteplici benefici: garantire servizi ecosistemici misurabili, salvaguardare la risorsa acqua, mantenere la bellezza di un paesaggio vivo e, infine, avere un ritorno economico nel medio-lungo termine.
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Foto: Tanja Kremenić
Opere (dimenticate) di ingegneria idraulica
Per secoli le centuriazioni romane, i fossi di scolo e le siepi campestri, hanno modellato e protetto il paesaggio rurale padovano. Il Graticolato Romano si estendeva nell'area a nord-est della città, tra le attuali province di Padova e Venezia. Risalenti al I secolo a.C., recentemente patrimonializzate - con il Museo della Centuriazione a Borgoricco e un Osservatorio del paesaggio del Graticolato - le centuriazioni sono state in parte cancellate dall'urbanizzazione e dall'agricoltura intensiva, ma oggi si offrono come rinnovata e concreta risposta alle emergenze climatiche del XXI secolo. Questo patrimonio storico non consiste soltanto nella divisione agraria in centurie per ripartire terreni agricoli tra coloni, ma si rivela prima di tutto strategica opera di ingegneria idraulica e bonifica territoriale: la griglia ortogonale di strade e canali era stata pensata soprattutto per distribuire l'acqua, e favorirne il deflusso seguendo la naturale inclinazione della pianura, un sistema che è giunto fino a noi, drenando le acque in eccesso e convogliandole fino all'Adriatico.
Eppure, per lungo tempo, studi e interesse generale si sono "concentrati sulla regolarità geometrica dei tracciati viari, trascurando la fondamentale componente idraulica e vegetale. L'aspetto paesaggistico e idraulico è stato sottovalutato: si è data più importanza alla regolarità delle strade. L'aspetto idraulico e vegetale non lascia tracce permanenti, perché si rinnova continuamente, ma è eredità millenaria". Secondo Varotto, la centuriazione ha potuto funzionare e resistere per oltre duemila anni proprio grazie al suo disegno idraulico e all'orientamento degli scoli. Recuperare questa memoria, e la manutenzione di quella rete capillare di fossi che oggi rischia di scomparire, è la vera chiave per ripristinare la capacità del territorio di trattenere l'acqua, ricaricare le falde e proteggersi dai cambiamenti climatici. "Ci troviamo di fronte a un'eredità storica di canali e fossi. Facendo un calcolo teorico per una centuria, un quadrato di 50 ettari, stimiamo che in origine vi fosse una rete di circa 18 chilometri di fossi, dalla più piccola scolina al canale collettore più grande. Tantissimi, e oggi in buona parte perduti, sia nelle centurie urbanizzate sia in quelle agricole".
Le analisi GIS del Comune di Borgoricco, cuore simbolico della centuriazione, mostrano che, "tra il 2008 e il 2022, la rete dei fossi si è ridotta in media di circa 2,4 chilometri l'anno e quella delle siepi, nello stesso periodo, di circa 1,8 chilometri l'anno - spiega Tanja Kremenić -. Nonostante alle priorità produttive dei decenni del boom economico si siano recentemente affiancate norme di maggiore tutela ambientale, la perdita continua ancora oggi". WatHer considera questo scenario e sperimenta su piccola scala la fattibilità e i benefici della reintegrazione del sistema fosso-siepe, riproponendo l'eredità culturale come risorsa idraulica e climatica, integrandola con strumenti tecnologici avanzati: dati LiDAR, analisi cartografiche in ambiente GIS e sensori ambientali di monitoraggio sul campo consentono di elaborare piani d'azione concreti lavorando insieme alle amministrazioni e alle comunità locali - i Comuni di Borgoricco e Mirano sono partner associati del progetto -, e con il supporto tecnico del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive.
Centurie del caso studio - fonte: Università di Padova
Il caso studio
La ricerca condotta da Varotto e Kremenić si concentra sui territori comunali di Mirano e Borgoricco, compresi nei 200 chilometri quadrati di estensione dell’intera centuriazione, area idonea per l’analisi delle dinamiche del trilemma idrico. Il caso di studio prende in esame la rete degli scoli minori, tipica dello storico paesaggio centuriato, per evidenziare come, negli ultimi cinquant’anni, la progressiva scomparsa di molti fossi e delle relative siepi alberate abbia drasticamente ridotto la capacità del territorio di mitigare le piene e di contrastare i periodi di secca.
Nel dopoguerra si rispondeva alla necessità di estendere i terreni coltivati, aumentarne la produttività e favorire una meccanizzazione agricola priva di ostacoli naturali come le siepi, oggi, invece, le esigenze e dunque le scelte sono diverse: di fronte all’aumento di eventi meteorologici intensi e prolungata siccità, il recupero del principio idrologico su cui si fondava la centuriazione romana rappresenta una soluzione strategica per la tutela dell'ambiente. Varotto fa riferimento a una “terza centuriazione verde-blu”, e precisa: "La prima centuriazione era vocata alla produzione agricola, la seconda è diventata una città diffusa con il paesaggio dei capannoni che conosciamo, la terza deve essere una infrastruttura ambientale e idraulica capace di affrontare le sfide del cambiamento climatico".
Il trilemma idrico
Proponendosi di applicare a fossi e siepi dell’agro centuriato un modello eco-idrologico capace di rispondere al “trilemma dell’acqua” nel Mediterraneo, il progetto punta ad affrontare le tre sfide del prossimo futuro: siccità prolungate e scarsità d'acqua, precipitazioni estreme e repentini rischi di alluvione, degrado della qualità idrica causato dall'inquinamento della falda superficiale. Queste tre criticità sono connesse e quindi necessitano di un approccio congiunto per essere affrontate.
Criticità, allagamenti per mancata manutenzione dei fossati
I benefici a breve e lungo termine
A settembre prossimo saranno individuati alcuni tratti pilota di scoli dove intervenire attraverso il ripristino del sistema integrato fosso-siepe, potenziandone le funzioni di collettore d'acqua, mitigazione climatica e corridoio ecologico, allargando lo scavo del fosso e aggiungendo la siepe alberata con funzione di ombreggiamento anti-evaporazione. La riqualificazione di questi elementi in un sistema integrato offrirà molteplici vantaggi, a breve e a lungo termine: aiuterà a rallentare i picchi di piena, a stoccare acqua per la ricarica della falda, a fitodepurare con la vegetazione riparia gli inquinanti prima che raggiungano i fiumi, a ridurre l'evaporazione grazie all'ombra portata dalle siepi, a creare corridoi ecologici e isole climatiche per la fauna.
Vantaggi garantiti ma, prima di tutto, resistenze da superare, perché, spiega Kremenić, "esiste il tema del costo legato alla perdita di suolo agricolo. Un sistema integrato, fosso e siepe, occupa circa 5-6 metri di larghezza. Su una lunghezza di 100 metri si perdono circa 600 metri quadri di terreno coltivabile. Poche persone sono disposte a cedere questo suolo senza un ristoro economico. Bisogna trovare un accordo tra Comuni e proprietari per indennizzare la perdita di superficie agricola".
Educare al bene comune
"Questo progetto europeo nasce da un precedente progetto nazionale svolto in collaborazione con giuristi, storici e topografi dell'Italia antica. Analizzando come i Romani gestivano il sistema, è emerso che esisteva l'obbligo collettivo di scavare e mantenere i fossi - racconta Varotto a Il Bo Live -. Valeva il principio del patrimonio comune: ciascuno doveva fare la propria parte. Oggi questa dimensione si è persa". E continua: "Durante un sopralluogo su uno dei fossi più critici inseriti nel nostro progetto, accompagnati da sindaco, assessore e i tecnici comunali, i proprietari si lamentavano del fatto che il Comune non pulisse il fosso, ma il fosso è privato. Il Comune ha dovuto spiegare che spetta al privato manutenerlo, eppure non esistono strumenti per obbligarlo. Se il privato non cura il suo pezzo di fosso, ostacola il deflusso dell'acqua e crea problemi di drenaggio a monte. Manca un ente che gestisca la continuità dei tratti privati. E serve un riconoscimento del lavoro svolto: è necessario sottolineare che l'intervento del singolo privato contribuisce al benessere comune. Gli interventi che stiamo realizzando sono a totale carico economico del nostro progetto, ma i proprietari chiedono comunque: chi farà la manutenzione quando il progetto sarà finito?".
Servono sostegno ed educazione: "Stiamo cercando di portare avanti un'opera di educazione delle comunità, partendo proprio da prove e studi concreti - aggiunge Kremenić -. Possiamo provare a monetizzare i dati. Possiamo dire, per esempio, quanto costa la ricarica delle falde o la fitodepurazione delle acque. Nell'analisi costi-benefici stiamo cercando di dimostrare che questo investimento può portare un effettivo guadagno. Vi sono benefici a breve termine, quelli che mostrano subito fossi pieni d'acqua o che drenano correttamente le piene e, a lungo termine, con la ricarica delle falde acquifere, l’aumento della biodiversità e della qualità del paesaggio".
"Come diceva Einstein, 'Non tutto ciò che può essere contato conta, e non tutto ciò che conta può essere contato'. Spesso ci sono costi occulti e benefici occulti. Far emergere un rapporto completo costi-benefici, capace di tener conto di tutto, dovrebbe essere l'obiettivo principale per giustificare la spesa da sostenere.
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Nature Restoration Law
Tutto questo si inserisce all'interno di un quadro più ampio di tutela e ripristino ambientale: la Nature Restoration Law, "che dovrebbe proprio sostenere economicamente la creazione di corridoi ecologici e di margini di biodiversità - riflette, in conclusione, Varotto -. Alla luce dei calcoli che stiamo svolgendo, dovrebbero esserci strumenti in grado di sostenere concretamente questo tipo di interventi, con la speranza che non ci si focalizzi unicamente sulla creazione di parchi in montagna, ovvero riserve lontane dai luoghi in cui viviamo, ma che si lavori concretamente all'interno del territorio abitato e urbanizzato della centuriazione".