SCIENZA E RICERCA

Chi cerca trova, e le capre lo fanno grazie alla direzione della voce

Per capire se qualcuno sta indicando qualcosa non serve per forza un dito, perché a volte basta una voce: una persona parla voltandosi in una direzione e noi ricostruiamo subito a cosa si sta riferendo.

Un nuovo studio pubblicato su Royal Society Open Science si è chiesto se anche le capre domestiche possono usare la direzione della voce umana per trovare un oggetto nascosto. Non venivano presi in considerazione altri segnali come la postura o un braccio che si spostava, c’era solo una persona invisibile dietro una barriera, due secchi rossi e un premio alimentare, che per inciso era un pezzo di pasta cruda (che per noi evoca un aperitivo finito male, ma ognuno ha i suoi gusti). Battute a parte, la domanda era serissima: un animale può capire dove andare a seconda di dove viene indirizzata una voce umana?

Perché proprio le capre

Esperimenti simili erano già stati condotti con bambini di circa un anno, scimpanzé e cani domestici. I bambini e i cani riuscivano a seguire la direzione della voce di una persona nascosta, mentre gli scimpanzé, nella maggior parte dei casi, no. Non significa che i cani siano “più intelligenti” degli scimpanzé ma che, in un compito costruito sui segnali umani, se la cavano particolarmente bene. Una delle ipotesi è che domesticazione ed esperienza con noi possano aver favorito certe abilità socio-cognitive.


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I cani, come si diceva, avevano già fatto bella figura. Uno studio successivo ha mostrato che nel loro caso contano anche la familiarità della voce e il contenuto linguistico: fanno meglio quando parla il proprietario e quando la frase contiene elementi rilevanti per loro.

A questo punto possiamo giocare a immaginarci che le capre abbiano fatto una riunione clandestina con i cani da pastore: “Allora, quando l’umano parla verso il secchio, tu vai lì. Non farti distrarre, e soprattutto non mangiare il pannello”. Perché sì, a quanto pare le capre condividono questa abilità con i cani.

Le capre domestiche (Capra hircus) sono un ottimo modello per un esperimento di questo tipo perché non sono animali da compagnia nel senso classico, ma sono una delle specie domesticate più antiche. Sono ruminanti sociali e negli ultimi anni si sono rivelate attente ai segnali umani: si è scoperto che preferiscono le espressioni facciali positive, che possono seguire gesti di indicazione e riescono addirittura a distinguere la valenza emotiva della voce umana. Più recentemente, è stato indagato anche se riconoscano gli esseri umani in modo cross-modale, combinando cioè informazioni da volto e voce.

Due secchi rossi e una barriera

Lo studio è stato condotto al Buttercups Sanctuary for Goats, nel Kent, Regno Unito. Il campione finale comprendeva 29 capre adulte, 9 femmine e 20 maschi, tutti già abituati agli esseri umani e a ricerche comportamentali. L’esperimento era molto semplice: in un recinto di prova veniva sistemata una grande barriera di legno che copriva lo sperimentatore. Alle due estremità, visibili, c’erano due contenitori identici, due secchi rossi. In uno dei due veniva nascosto il premio, la famosa pasta cruda, che a questo punto merita almeno una stella Michelin caprina. La capra partiva di fronte alla barriera e una volta lasciata libera doveva scegliere verso quale secchio dirigersi.

Prima del test c’è stata una fase di familiarizzazione. Lo sperimentatore mostrava il cibo e lo metteva in uno dei contenitori facendosi vedere dalla capra. La fase sperimentale vera e propria cominciava solo quando l’animale recuperava il premio in due prove consecutive, una per lato. In pratica, prima di chiedere alla capra di interpretare una voce nascosta, i ricercatori si assicuravano che avesse capito che nei secchi poteva esserci qualcosa di interessante. Cioè pasta cruda, ma non giudichiamo.

Una voce tedesca che suggerisce

Ogni capra affrontava tre situazioni diverse, con quattro prove per ognuna, per un totale di dodici prove. Nella prima, lo sperimentatore nascosto dietro la barriera parlava con tono eccitato orientando corpo e volto verso il secchio che conteneva il premio. La frase, ripetuta due volte, era in tedesco: “Ja guck mal, ja guck mal da, das ist ja fein!”, cioè più o meno “Guarda lì, è fantastico!”. Che è quello che diremmo anche noi davanti a un piatto di lasagne, ma forse le capre sono meno pretenziose. Nulla fa pensare che questi esemplari potessero capire quella lingua più di quanto se ne intendevano di cucina umana: era semplicemente la lingua dello sperimentatore, e gli autori si sono chiesti anche come sarebbe cambiata la situazione se fosse stata usata una lingua più familiare per loro.

È importante notare che lo sperimentatore non era posizionato vicino al secchio pieno, ma vicino a quello vuoto, a meno di 30 centimetri. Se la capra si fosse limitata ad andare verso la fonte della voce, avrebbe sbagliato. Per trovare la pasta cruda doveva fare riferimento alla direzione verso cui la voce era rivolta, non al punto da cui proveniva.

Nella seconda situazione, pensata, come la terza, per controllo, tutto avveniva nello stesso modo, ma lo sperimentatore restava in silenzio: serviva a capire se le capre potessero captare odori o rumori involontari per fare la scelta corretta. Nel terzo caso, lo sperimentatore parlava, ma orientava la testa in una direzione ortogonale rispetto ai due secchi, quindi la voce non indicava né il contenitore pieno né quello vuoto.

Che cosa hanno fatto le capre

Quando la voce era diretta verso il premio, le capre hanno scelto il secchio corretto nel 60% dei casi. In assenza di voce, la percentuale è scesa al 47%; nella condizione in cui la voce non era diretta verso il premio, al 49%: insomma, quando la direzione della voce contiene un’informazione utile, le capre in genere la sanno usare, altrimenti la percentuale di successo è la stessa che otterrebbero procedendo a caso.

Se le capre avessero seguito l’odore della pasta, o qualche rumore prodotto mentre veniva nascosta, avrebbero dovuto riuscire anche negli esperimenti di controllo. Invece hanno avuto più successo solo quando la voce funziona come indizio direzionale.


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Capre battono scimpanzé, almeno qui

In questo compito le capre hanno ottenuto una prestazione simile a quella dei cani, circa 60% contro circa 63%, mentre i bambini di un anno arrivavano attorno all’80%. Gli scimpanzé, testati in precedenza con un paradigma analogo, non superavano il test, cioè avevano successo nella stessa percentuale prevista dal caso (50%).

Bisogna dirlo con prudenza, perché non è una classifica generale dell’intelligenza animale. È un compito specifico, costruito sulla capacità di interpretare un segnale umano. Però è notevole che un animale da reddito, spesso sottovalutato, si comporti in modo simile al cane, la specie campionessa mondiale nel leggere i nostri segnali.

Domesticazione o esperienza?

Si è ipotizzato che il risultato potesse dipendere dalla domesticazione, ma lo studio invita alla cautela. Da un lato, cani e capre sono specie domestiche e questo potrebbe suggerire che la convivenza con gli esseri umani abbia favorito la sensibilità ai nostri segnali. Dall’altro, alcuni confronti tra cani e lupi invitano a non attribuire tutto alla domesticazione, e uno studio su maialini domestici ha mostrato che non tutte le specie domestiche riescono a usare da sole la direzione della voce umana in un compito di scelta, ma potevano imparare a usare segnali combinati visivi e acustici.

La capacità osservata nelle capre potrebbe essere legata alla domesticazione, all’esperienza individuale con gli esseri umani, a predisposizioni già presenti negli antenati selvatici, o a una combinazione di questi fattori. Un confronto recente tra capre domestiche e capre selvatiche non ha trovato differenze robuste nell’interpretazione di indizi sociali e fisici umani. Questo suggerisce che alcune predisposizioni potrebbero essere precedenti alla domesticazione e poi modulabili dall’esperienza.

C’è capra e capra

Le capre dell’esperimento, poi, non si sono comportate tutte allo stesso modo. La percentuale del 60% descrive il risultato complessivo delle prove, non una platea compatta di capre illuminate sulla via del secchio rosso. Ogni animale affrontava solo quattro prove per condizione, quindi bastava poco per finire “sopra” o “sotto” il caso: due scelte corrette su quattro equivalgono già a una prestazione da lancio della monetina, tre su quattro a un buon risultato. Gli autori sottolineano una notevole variabilità individuale: alcune capre sembrano aver usato la direzione della voce in modo efficace, altre molto meno. La differenza potrebbe dipendere da motivazione, abilità individuali o dalla storia di ciascun animale con gli esseri umani: non tutte hanno avuto la stessa voglia di risolvere il rebus acustico e chissà, magari erano delle esperte di cucina e la pasta cruda come premio non le aveva convinte.

Pasta a parte, un limite dello studio era l’ordine delle condizioni, che non sono state presentate in ordine casuale: tutte le capre hanno affrontato prima la prova con la voce diretta verso il premio e solo dopo le due condizioni di controllo. Gli autori spiegano che questa scelta serviva a ridurre il rischio che, nei controlli, gli animali sviluppassero una preferenza per uno dei due lati, ma visto che i controlli arrivavano sempre dopo non si può escludere del tutto che un calo di attenzione o motivazione abbia inciso sui risultati di quelle prove.


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Perché questo studio è importante

Lo studio amplia il panorama delle specie testate, aggiunge le capre a un confronto già avviato con bambini, cani e scimpanzé: gli autori possono chiedersi se la capacità di seguire la direzione della voce umana sia rara, tipica di alcune specie domestiche o più diffusa di quanto pensassimo.
Conta anche per il modo in cui pensiamo agli animali domestici e da allevamento. Nel mondo ci sono circa 1,2 miliardi di capre domestiche, per lo più allevate come bestiame. Capire meglio le loro capacità cognitive e sociali può influenzare la percezione pubblica e il loro benessere.

Resta da capire se le capre usino la direzione della voce anche con le vocalizzazioni dei propri simili, o se questa abilità emerga soprattutto nel rapporto con gli umani. Ma il messaggio, per ora, è chiaro: quando una voce punta verso qualcosa, alcune capre possono seguirla. Non sempre, non perfettamente, non come se avessero frequentato un master in comunicazione interspecifica, ma abbastanza da ricordarci che dietro due corna, uno sguardo obliquo e una discutibile passione per la pasta cruda può esserci una mente molto più attenta di quanto pensiamo.

 

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