SCIENZA E RICERCA

Come cambiano le grandinate in un pianeta più caldo

Tra fine luglio e inizio agosto l’Europa occidentale ha dovuto fare i conti con la quarta ondata di calore della stagione estiva: le temperature hanno nuovamente sfiorato e a volte superato i 40 gradi in diverse regioni della Spagna, della Francia e dell’Italia. Nella seconda metà di luglio la canicola era stata interrotta per qualche giorno da una corrente di aria fredda che dal nord Europa si era spinta fino alle latitudini mediterranee.

Quando una massa d’aria fredda ad alta quota incontra aria calda, più in basso, si possono formare i temporali. Avendo una densità inferiore, l’aria calda tende a salire verso l’alto portando con sé vapore acqueo che, quando incontra aria più fredda, condensa, formando goccioline d’acqua. Se le temperature sono sufficientemente basse, le goccioline congelano.

Affinché si formi la grandine, è necessario che una forte corrente ascensionale carica di umidità mantenga i chicchi sospesi abbastanza a lungo da permettere loro di crescere. Successivamente, devono riuscire a non fondersi completamente durante la caduta al suolo.

Una sola violenta grandinata è in grado di compromettere il raccolto di un intero anno di un’azienda agricola, di distruggere il tetto dell’abitazione di una famiglia o danneggiare la carrozzeria di un'automobile. Più grandi sono i chicchi, maggiori sono i danni. Uno studio pubblicato a giugno su Nature Climate Change ha provato a capire come il cambiamento climatico influirà sulla formazione della grandine negli anni a venire.

In our new paper in Nature Climate Change, we show that hail conditions are projected to shift poleward with climate change, and that summer decreases and winter increases in hail hazard mean that winter crops may face rising risks from hail. www.nature.com/articles/s41...

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— Tim Raupach (@timraupach.com) 3 giugno 2026 alle ore 11:18

La grandine in un pianeta surriscaldato

Un’atmosfera riscaldata dal cambiamento climatico ha maggiori probabilità di generare forti correnti ascensionali in grado di sostenere la formazione di chicchi di grandine. Allo stesso tempo però un’aria più calda fa fondere più rapidamente il ghiaccio che si forma ad alta quota.

Un gruppo di ricercatori australiani del Climate Change Research Center di Sydney, in collaborazione con un ricercatore del centro Agroscope di Zurigo, ha allora provato a capire come questi due fattori contrastanti agiranno nella formazione della grandine, in un’atmosfera più calda anche di 2 °C o 3 °C rispetto al passato.

Gli autori sono andati a vedere quali zone del pianeta verranno maggiormente interessate dal rischio di grandinate e dai dati hanno estratto una tendenza netta: le condizioni favorevoli alla grandine si sposteranno dalle regioni più calde a quelle più temperate e verso i poli. Saranno quindi più colpiti il Nord Europa e il Canada, ma anche le zone meridionali dell’Australia e della Nuova Zelanda.

Zoomando nel Vecchio Continente, rischi maggiori sono previsti attorno alle Alpi. Meno colpite invece saranno l’Africa, l’India o la Cina. Lo studio inoltre prevede che ci saranno più grandinate nei mesi invernali rispetto a prima. Ciò significa che colture essenziali per il fabbisogno alimentare come il grano, che crescono durante i mesi freddi, dovranno fare i conti con nuovi rischi.

Important new hail work by Zhang et al., in @nature.com today. Under warming scenarios globally, large hailstones become more frequent and smaller hailstones decline (with regional variation). Another reminder that reducing greenhouse gas emissions is imperative for a safer future. rdcu.be/fk8Fd

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— Tim Raupach (@timraupach.com) 28 maggio 2026 alle ore 03:32

Chicchi più grandi

Oltre ai cambiamenti su scala geografica regionale, un altro studio pubblicato a fine maggio su Nature ha trovato un altro effetto del riscaldamento globale sulla formazione della grandine. Un team di ricercatori della Peking University di Pechino, in collaborazione con un collega statunitense, ha trovato che in media, a livello globale, i chicchi che si formeranno saranno più grandi rispetto al passato, anche del 40%.

I dati si riferiscono a tendenze di lungo periodo che variano a seconda di diversi scenari: continuando a produrre emissioni di gas climalteranti e ad alzare la temperatura del pianeta, l’occorrenza di chicchi dal diametro maggiore dei 3 cm crescerebbe con l’aumentare delle temperature. I ricercatori però trovano anche che diminuirebbe, anche del 10%, la formazione di chicchi più piccoli di 3 cm, che farebbero più fatica a resistere a temperature più elevate.

I costi della grandine

In un pianeta più caldo le grandinate cambieranno sotto diversi profili: quello geografico, quello della frequenza e quello dell’intensità. Si spostamento verso i poli, ce ne saranno un po’ di meno con chicchi piccoli, ma quando si formeranno tenderanno a generare chicchi più grandi, capaci di provocare pertanto danni più ingenti.

Nel 2022 l’Europa ha contato circa 5 miliardi di euro di danni causati dalla grandine e la stessa cifra è stata raggiunta l’anno successivo. Francia e Italia sono stati tra i Paesi più colpiti. Uno studio pubblicato su Climate Services a inizio anno e condotto da un gruppo di ricercatori del Politecnico Federale di Zurigo, ha stimato che, in un pianeta in cui il riscaldamento globale dovesse raggiungere i 3 °C, i danni per l’Europa aumenterebbero di una percentuale compresa tra il 25% e il 42%.

Dei 28 Paesi considerati nella simulazione, 24 rischierebbero di subire danni maggiori, nonostante solo in 11 Paesi registrerebbero più grandinate rispetto al passato. La frequenza delle grandinate in Europa complessivamente diminuirebbe di un valore compreso tra il 12% e il 16%. Questo significa che in futuro dovremo difenderci da da fenomeni leggermente meno frequenti, ma più violenti.

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