Come viaggiano le informazioni nella foresta amazzonica?
Foto: Leon Beckert/Unsplash
Nella foresta pluviale amazzonica, uno degli ecosistemi più ricchi e complessi del pianeta, ogni specie vivente è legata alle altre attraverso intricate trame di relazioni che si estendono su vari livelli. Le interazioni tra individui sono continue, hanno gli scopi più diversi, e in questo costante dialogo le differenze di specie passano spesso in secondo piano, messe in ombra dall’appartenenza alla stessa comunità ecologica.
In un articolo pubblicato sulla rivista Current Biology, un gruppo internazionale di ecologi e biologi guidato da Ettore Camerlenghi, ricercatore alla Deakin University (Australia), e da Ari Martínez, docente all’università della California Santa Cruz (Stati Uniti), ha mappato una delle tante forme di interazione tra specie che vivono nella foresta pluviale: la comunicazione sonora.
Dialoghi tra specie
È noto che, non di rado, gli uccelli ripetano i suoni e i richiami prodotti da individui di altre specie. Questo comportamento non è associato soltanto alla ricerca del partner di accoppiamento o alla difesa del proprio territorio: in molti casi, gli animali si scambiano informazioni e aggiornamenti sulla realtà circostante. Quel che, fino ad oggi, non era ancora stato chiarito è quanto questo comportamento (la trasmissione delle informazioni tramite la riproduzione dei segnali di altre specie) sia diffuso in natura, e quale ruolo abbia nel trasmettere tra le varie comunità che abitano uno stesso ecosistema informazioni importanti per la sopravvivenza, come la presenza di un predatore.
Specie vigilanti
Non tutte le specie amazzoniche vigilano sui potenziali pericoli con la stessa attenzione: alcune svolgono questo ruolo con particolare zelo, prestando attenzione alla presenza di predatori ed emettendo allarmi attendibili. Questo è soprattutto il ruolo di alcune specie di piccoli uccelli dal peso inferiore ai 100 grammi, come hanno potuto osservare i ricercatori. L’attività di queste specie “sorveglianti” influenza il modo in cui tutti gli altri membri della comunità percepiscono i pericoli e, anche quando i segnali non vengono ripetuti ma solo ascoltati, modifica il paesaggio sonoro della foresta.
Per capire come le informazioni si diffondano in un ecosistema così ricco, i ricercatori hanno suddiviso le 370 specie di uccelli e le 10 specie di primati presenti in un’area remota della foresta amazzonica peruviana in quattro categorie, in base alla massa corporea della specie (individui che pesano meno o più di 100 grammi) e allo strato della foresta in cui essa vive (nel sottobosco o tra le fronde degli alberi, definite ‘canopia’). Nella foresta, gli studiosi hanno riprodotto il suono registrato dei segnali di allarme di alcune delle specie presenti, analizzando le risposte provenienti dalle varie comunità di uccelli e di primati. Tra i fattori valutati vi sono sia la probabilità di riproduzione del segnale – che così avrebbe potuto essere trasmesso anche agli individui più lontani –, sia la trasformazione del paesaggio sonoro una volta percepito l’allarme.
Un esemplare di monaca frontenera (Monasa Nigrifrons) - Credits: AdobeStock
Sono i più piccoli a dare l’allarme
Riproducendo i segnali di allarme di specie diverse per massa corporea o che abitano in strati diversi della foresta, i ricercatori hanno prima verificato se combinare i richiami di più specie, invece di riprodurne solo uno, aumentasse la probabilità di propagazione del segnale di allarme: il risultato è stato negativo. A contare non è tanto come diversi segnali vengono accostati, ma chi li emette. L’unico risultato statisticamente significativo riguarda gli uccelli di piccole dimensioni che vivono nella canopia: i segnali provenienti dalle specie con queste caratteristiche hanno mostrato una probabilità molto maggiore di essere ripresi e diffusi nel resto della comunità ecologica.
All’interno di questo sottogruppo, gli studiosi hanno individuato due specie particolarmente vocali: la monaca frontenera (Monasa nigrifrons) e la monaca frontebianca (Monasa morphoeus), i cui segnali d’allarme rappresentano il 56% dei casi registrati di propagazione.
Inoltre, osservando le varie reazioni alla percezione di questi allarmi, gli ecologi hanno concluso che sono ancora una volta i piccoli uccelli della canopia a mostrare i cambiamenti di comportamento più marcati in risposta al segnale d’allarme: tra le fronde degli alberti cala un improvviso silenzio. Una reazione così marcata e regolare non è stata osservata negli altri sottogruppi studiati.
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Un’autostrada sonora
Questo studio restituisce un’immagine complessa di una delle tante comunità ecologiche amazzoniche, nella quale alcune specie plasmano il paesaggio sonoro facendo viaggiare verticalmente (dalla canopia al sottobosco) e orizzontalmente (da una specie all’altra) informazioni fondamentali per la sopravvivenza di molte specie. I piccoli uccelli della canopia sono un elemento essenziale di questo sistema di comunicazione: “Rispondendo ai segnali di allarme e propagandoli – scrivono i ricercatori – questi uccellini creano una vera e propria ‘autostrada sonora’ negli strati più alti della foresta”.