SCIENZA E RICERCA

Un’esca fantasma rende i topi più coraggiosi

Ogni scelta ha un costo, anche quando non devi spendere neanche 50 centesimi. Se andiamo al cinema rinunciamo alla serata karaoke, se accettiamo un lavoro lasciamo perdere almeno temporaneamente le altre occasioni, e così via. In economia, questo tipo di ragionamento viene descritto attraverso il concetto di “costo opportunità”: il costo associato alle alternative a cui rinunciamo scegliendo un’opzione invece di un’altra.

Anche gli animali devono affrontare questioni simili: un topo che continua a cercare semi in un territorio consuma tempo ed energia e, magari, si espone ai predatori. Ma non solo: sta anche rinunciando a cercare cibo da un'altra parte. La differenza è che, almeno nella vita quotidiana, noi possiamo sperare che nessuno si sia sognato di modificare l'ambiente apposta per farci prendere decisioni poco sensate. I topi protagonisti di uno studio pubblicato su Behavioral Ecology, invece, hanno avuto la sfortuna di incontrare un gruppo di ricercatori che lo ha fatto.

Finn Parker e colleghi hanno piazzato davanti a topi selvatici della specie Mus musculus delle esche fantasma, cioè del cibo molto appetibile che gli animali potevano annusare ma non raggiungere. L'obiettivo era capire se fosse possibile cambiare le decisioni dei topi senza modificare le opportunità disponibili realmente, ma solo la loro percezione.


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MOC: Il costo di quello che non scegliamo

Ma facciamo un passo indietro e definiamo i missed opportunity costs, abbreviati in MOC: i costi associati alle opportunità a cui un animale rinuncia quando prende una decisione. Se un topo passa altri cinque minuti in una zona dove non c’è quasi più cibo, non può usarli per cercare una zona migliore.

Scegliere non è facile: gli animali non conoscono perfettamente l'ambiente, quindi devono stimare il valore delle alternative usando le informazioni che possiedono. I MOC che influenzano una scelta sono quindi legati alla loro percezione. Se le informazioni sono sbagliate, anche il confronto fra le opportunità può esserlo.

Le esche fantasma servono proprio a manipolare questa percezione. In teoria un'opzione inaccessibile dovrebbe essere irrilevante: se possiamo scegliere soltanto A o B, l'aggiunta di una C che non possiamo ottenere non dovrebbe cambiare la nostra preferenza. Invece l’inserimento di alternative irraggiungibili modifica le decisioni degli esseri umani, ed effetti analoghi sono stati osservati nei gatti, nei pesci e nelle api. E, a quanto pare, ora anche nei topi.

Quando un topo decide che basta così

Per verificare l'ipotesi, il primo esperimento utilizza uno strumento classico dell'ecologia del foraggiamento: la giving-up density, o GUD: si distribuisce del cibo in un substrato, per esempio nella sabbia. All'inizio trovarlo è facile, ma man mano che i semi vengono consumati quelli rimasti richiedono sempre più tempo e fatica per essere trovati. A un certo punto l'animale decide che continuare non conviene più e abbandona la zona. La GUD è la quantità di cibo rimasta in quel momento: se è alta, il topo si è arreso presto e viceversa.

L’approccio degli autori da questo punto di vista è abbastanza innovativo: una revisione pubblicata nel 2013 osservava che solo circa il 15% degli studi basati sulle GUD aveva preso in considerazione i MOC, spesso soltanto marginalmente, e ancora meno lavori li avevano manipolati sperimentalmente. Quelli che lo avevano fatto, tra l’altro, avevano modificato le alternative disponibili, per esempio aggiungendo nuove fonti di cibo. In questo caso, invece, le opportunità reali restano identiche.

Primo esperimento: semi di girasole, orzo e illusioni spezzate

L'esperimento è stato condotto in nove grandi recinti all'aperto. In ogni recinto c'erano quattro aree di foraggiamento, ciascuna con quattro vaschette piene di sabbia.

Due si trovavano vicino alla vegetazione, dove un topo può sentirsi relativamente protetto; due erano invece allo scoperto, e la situazione era quindi più rischiosa. All'interno di ciascuna coppia, una vaschetta conteneva 20 semi di girasole e l'altra 20 semi d'orzo. Per i topi, il seme di girasole è più o meno l'equivalente della nostra pizza: in genere piace di più a tutti, anche se l’orzo rimane rispettabilissimo.

Accanto a metà delle aree i ricercatori collocavano poi le esche fantasma, palline di circa 28 grammi fatte con burro d'arachidi, avena e miele, chiuse dentro piccoli contenitori metallici con un coperchio a rete grazie al quale i topi potevano sentirne l'odore ma non raggiungerle. Il valore reale della zona di foraggiamento quindi rimaneva lo stesso, ma la loro percezione no.

Il cibo irraggiungibile rende i topi più spericolati

I topi sapevano distinguere senza problemi una situazione relativamente sicura e una più rischiosa: nelle vaschette allo scoperto tendevano a lasciare più semi rispetto a quelle vicine alla vegetazione, dove cercavano più a lungo. Nell’analisi principale, quando non c’era un’esca fantasma accanto all’area di foraggiamento, nelle vaschette rischiose i topi lasciavano più cibo che in quelle sicure: esporsi di più aveva un costo e gli animali interrompevano prima la ricerca.

Quando invece compariva l’esca fantasma, nelle zone rischiose i topi lasciavano meno cibo e continuavano a cercare più a lungo. Nelle vaschette sicure, invece, l’esca non modificava sostanzialmente il comportamento: questo significa che il profumo non rendeva gli animali più motivati a mangiare ovunque, altrimenti sarebbero rimasti di più anche nelle zone sicure. L’effetto riguardava in particolare l’entità del rischio che erano disposti ad accettare. La spiegazione proposta dai ricercatori è che il segnale di una risorsa gustosa faccia apparire quella zona particolarmente promettente e abbassi quindi il costo percepito di rimanerci.

Le esche fantasma dovevano essere vicine

Gli autori hanno poi allargato il confronto distinguendo tre situazioni. Nei recinti completamente privi di esche, i topi tendevano ancora a evitare le vaschette rischiose: la differenza era particolarmente chiara quando il premio erano i semi di girasole, mentre risultava più debole con l’orzo. Nelle aree senza esca ma collocate in recinti dove le esche fantasma erano presenti altrove, l’avversione al rischio rimaneva evidente sia per l’orzo sia per il girasole. Nelle aree con l’esca fantasma accanto, invece, non emergeva più una differenza tra vaschette sicure e rischiose, né per il cibo meno gradito né per quello preferito.

Non bastava avere delle esche fantasma presenti nell’ambiente, il cambiamento si osservava soprattutto nella zona direttamente associata all’informazione ingannevole.
La qualità del cibo contava: complessivamente i topi lasciavano più orzo rispetto ai semi di girasole, confermando la loro preferenza per questi ultimi. L’esca fantasma, però, non modificava in modo chiaro questa preferenza: c’era soltanto una debole tendenza a consumare più orzo nelle zone rischiose quando l’esca era presente. Il suo effetto principale riguardava il rischio: se c’era l’esca, i topi erano più disposti a continuare a cercare cibo anche nelle zone più esposte.

Secondo esperimento: possiamo catturare più topi?

Il secondo esperimento prova a trasformare questa scoperta in uno strumento pratico: se un’esca fantasma rende una zona più interessante agli occhi di un topo, può anche convincerlo a entrare in una trappola?

Il problema è che, se una trappola con accanto un’esca appetitosa cattura più topi, ci sono almeno due possibili spiegazioni. La prima è quella che interessa ai ricercatori: l’esca irraggiungibile fa apparire più conveniente restare in quella zona e quindi rende il topo più disposto a correre il rischio di entrare nella trappola. La seconda è che, semplicemente, burro d’arachidi, avena e miele hanno un buon odore e attirano i topi.

Per distinguere le due possibilità, i ricercatori hanno predisposto tre tipi di trappola. Alcune contenevano soltanto grano. In altre, l’esca fantasma era sistemata appena fuori dall’ingresso: il topo poteva sentirne l’odore ma non raggiungerla, quindi si trovava davanti a un’opportunità appetibile e irraggiungibile, separata dalla scelta di entrare nella trappola. Nel terzo gruppo, invece, la stessa esca veniva collocata dentro la trappola. In questo caso l’odore era ancora presente e poteva attirare l’animale, ma per arrivare fino all’esca il topo doveva già aver deciso ciò che interessava ai ricercatori: di entrare nella trappola.

Se fosse stata l’opportunità mancata a fare la differenza, le trappole con l’esca all’esterno avrebbero dovuto funzionare meglio non solo di quelle con solo grano, ma anche di quelle con la stessa esca all’interno.
Nel complesso, le trappole con l’esca fantasma all’esterno sono state quelle che hanno registrato più catture. Rispetto alle trappole contenenti soltanto grano, i risultati suggerivano un vantaggio delle esche fantasma, ma le trappole con l’esca all’esterno non funzionavano chiaramente meglio di quelle con la stessa esca all’interno, quindi gli autori non possono ancora concludere che sia l’opportunità irraggiungibile a spingere i topi a correre il rischio di entrare nella trappola. Potrebbe contribuire anche il semplice richiamo dell’odore.

Sembra irrazionale, ma sono i ricercatori che hanno barato

Ma perché un animale dovrebbe farsi influenzare da un alimento che non può mangiare?

Gli autori chiamano in causa le euristiche, regole decisionali semplici che permettono di prendere decisioni usando informazioni incomplete, senza dover valutare ogni volta tutte le possibilità. Nella quotidianità le usiamo in continuazione: per esempio davanti alle casse del supermercato possiamo scegliere la fila più corta invece di calcolare numero di articoli e velocità del cassiere (e comunque per le leggi di Murphy prenderemo la decisione sbagliata!).


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Una regola semplice può funzionare benissimo se sfrutta caratteristiche regolari dell'ambiente. In natura, se le risorse tendono a essere raggruppate nello spazio, incontrarne una molto buona può rendere conveniente cercare di più anche nei dintorni. 

Il comportamento dei topi dell’esperimento, quindi, è perfettamente comprensibile in chiave evolutiva. Le euristiche si sono formate in ambienti in cui determinati segnali avevano normalmente un certo significato, ma se qualcuno altera artificialmente il rapporto tra segnale e realtà, una strategia abitualmente adattativa può diventare svantaggiosa.

Come usare le esche fantasma?

La ricerca può avere conseguenze concrete anche nella gestione della fauna: trappole ed esche funzionano soltanto se gli animali decidono di interagirci, e questa decisione dipende dal premio disponibile, dal rischio percepito e dalle alternative. Un animale può evitare una trappola per neofobia, paura delle novità, per il timore di entrare in uno spazio chiuso o perché trova più conveniente alimentarsi altrove. Per questo la gestione della fauna sta studiando sempre di più la possibilità di intervenire non soltanto sulle ricompense, ma anche sull'informazione sensoriale utilizzata dagli animali per prendere decisioni.

Le esche fantasma darebbero un’alternativa: invece di rendere una trappola più appetibile, si potrebbe modificare il modo in cui l'animale valuta il costo di ignorarla. Per ora il primo esperimento dimostra con molta più forza l'effetto sul comportamento di foraggiamento rispetto alle catture, quindi saranno necessari altri studi, ma il risultato resta interessante: si può cambiare una decisione senza modificare né il cibo disponibile né il rischio reale semplicemente alterando l'informazione sulle opportunità che sembrano esserci.

Per i topi dello studio era una pessima notizia: credevano di avere davanti una zona promettente e si sono ritrovati a rischiare di più per qualche misero seme. Per chi studia le decisioni animali, invece, è interessante: per capire perché un animale sceglie A invece di B, a volte non basta guardare A e B: conta anche l’informazione che riceve sulle alternative possibili.

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