Un farmaco è risultato efficace nel prevenire l’insorgenza del Covid
Paxlovid, Wikimedia Commons
A marzo di quest’anno il ministero della salute del Giappone ha approvato un farmaco che si è dimostrato efficace nel prevenire l’insorgenza del Covid nelle persone che sono state esposte a un possibile contagio. A supporto di questa decisione ci sono i risultati di una sperimentazione clinica, ora pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine.
Il farmaco in questione si chiama Ensitrelvir ed è stato commercializzato con il nome di Xocova dalla compagnia farmaceutica Shionogi. Il trial clinico è stato condotto da giugno 2023 a settembre 2024 e ha coinvolto circa 2000 pazienti entrati in contatto con un individuo positivo a Sars-CoV-2 in ambiente domestico. A una metà è stato somministrato il farmaco per via orale entro 72 ore dall’esposizione, per 5 giorni, mentre all'altra metà è stato somministrato un placebo.
In quest’ultimo gruppo di controllo il 9% degli individui ha sviluppato la malattia, mentre tra coloro che hanno ricevuto il farmaco solo il 3% ha sviluppato sintomi, un numero tre volte inferiore. Anche la carica virale e di conseguenza la capacità di trasmissione dei pazienti trattati con il farmaco sono risultate più basse rispetto al gruppo che non l’ha ricevuto.
In the phase 3 SCORPIO-PEP trial, the 3C-like protease inhibitor ensitrelvir was more effective than placebo in preventing Covid-19 in household contacts of patients with SARS-CoV-2 infection. Full trial results: https://t.co/Q6xKkOLBL2 pic.twitter.com/iRwycsUpw4
— NEJM (@NEJM) May 13, 2026
Metodologia
Lo studio è stato condotto in gruppi cosiddetti randomizzati: significa che il gruppo sperimentale a cui è stato somministrato il farmaco e quello di controllo a cui è stato dato il placebo erano simili per quanto riguarda età media (circa 42 anni), sesso (il 59% erano femmine) e stato di salute dei pazienti prima del trattamento. In questo modo è possibile attribuire agli effetti del farmaco e non a condizioni pregresse le differenze nei risultati ottenuti. Senza randomizzazione potrebbe capitare per esempio che in un gruppo l’età media sia più bassa rispetto all’altro e che quindi i pazienti partano da condizioni iniziali significativamente differenti.
Per evitare eventuali distorsioni nella lettura dei risultati lo studio è stato svolto anche in doppio-cieco: significa che sia i pazienti sia i medici non sapevano a chi era stato dato il farmaco e a chi il placebo. Se questo non accadesse, il paziente potrebbe sentirsi meglio perché convinto di star ricevendo il farmaco, ma anche il medico potrebbe valutare meglio, anche inconsciamente, chi pensa lo stia ricevendo. Solo le analisi, alla fine del trattamento, rivelano chi ha ricevuto il trattamento e chi no. Randomizzazione e doppio-cieco sono ritenuti i più alti standard metodologici per l’affidabilità di un trial clinico.
Come agisce il farmaco
Ensitrelvir agisce contro un enzima (una proteasi) che serve al virus Sars-CoV-2 a riprodursi. Studi di laboratorio avevano già dimostrato il funzionamente negli esperimenti in-vitro. In precedenza, altri farmaci analoghi erano già stati sviluppati, come l'antivrale Paxlovid della casa farmaceutica Pfizer. Alcuni avevano mostrato una iniziale efficacia, ma le nuove varianti del virus, come la Omicron che oggi risulta la più diffusa, avevano cancellato quei benefici.
Ensitrelivir invece si è dimostrato efficace anche contro la Omicron. Il Giappone ne aveva già approvato l’utilizzo per trattare pazienti positivi, al di sopra dei 12 anni, con forme non gravi di Covid o asintomatici. Il farmaco si era rivelato efficace prevenire l’acutizzarsi della malattia, anche se non aveva ridotto i tempi di guarigione.
A questa sperimentazione era stato assegnato l’acronimo SCORPIO-HR (che sta per Stopping Covid-19 Progression with Early Protease Inhibitor Treatment in High-Risk Patients).
Approvazione
Gli autori del lavoro appena pubblicato hanno deciso di effettuare un altro trial clinico, SCORPIO-PEP (Stopping Covid-19 Progression with Early Protease Inhibitor Treatment for Post-Exposure Prophylaxis), questa volta per verificare l’efficacia del farmaco nel prevenire l’insorgenza dei sintomi in persone negative esposte a un possibile contagio. Il team di ricercatori è internazionale, così come i pazienti che hanno preso parte allo studio: i dati sono stati raccolti infatti dagli Stati Uniti, dall’Argentina, dal Giappone, dal Sud Africa e dal Vietnam.
Gli effetti collaterali del farmaco sono stati ritenuti tollerabili. Oltre a quelli comuni (diarrea, mal di testa, affaticamento in percentuali intorno all’1%), sono state registrate alcune variazioni nel profilo lipidico del sangue delle persone che hanno ricevuto il trattamento, e in particolare un abbassamento del cosiddetto colesterolo buono (HDL, Highly-density lipoprotein).
Oltre al Giappone, anche Stati Uniti ed Europa stanno ora valutando una possibile approvazione di ensitrelvir, anche se molte persone hanno già sviluppato una forma di immunità al Covid-19, tramite vaccinazione o tramite passate infezioni. L'uso di questo nuovo farmaco è pensato soprattutto per pazienti anziani e fragili, per lavoratori del settore sanitario che sono esposti più di altre categorie al rischio di sviluppare la malattia, ma anche per tutte quelle persone che non vogliono rischiare di perdere giorni di lavoro, sapendo di essere entrate in contatto con il virus.