I fatberg: mostri nascosti nelle nostre fognature
La sede storica del London Museum si trova nei Docklands, il vecchio porto fluviale della città. Tra i tanti oggetti che raccontano la storia della capitale inglese dalla preistoria ai giorni nostri ce n’è uno piuttosto bizzarro. Si tratta di un frammento di un celebre fatberg, un ammasso di grassi, oli e solidi non biodegradabili, che è stato ritrovato nelle fognature di Whitechapel, non lontano dai docks, nel 2017.
Il fatberg di Whitechapel era lungo ben 250 metri e pesava oltre 130 tonnellate, quanto 11 dei celebri autobus a due piani di Londra. Il suo ritrovamento, all’epoca, divenne un caso mediatico in Inghilterra, al punto che un suo frammento, opportunamente essiccato, è finito dentro al museo e lo si può vedere ancora oggi.
Una sezione essiccata del fatberg di Whitechapel, esposta al London Museum..
I fatberg non sono così rari e si formano spesso dentro agli impianti fognari delle città e sono un problema per la circolazione delle acque nere e grigie. ‘Fatberg’ è una parola composta dall’inglese ‘fat’, che vuol dire ‘grasso’, e ‘-berg’ da ‘iceberg’. Oggi vengono studiati dalla scienza per capire come si formano e cercare di eliminarli al più presto. L’ultima tendenza, certificata anche da un progetto europeo guidato dalla Tallinn Technological University (Estonia), è l’impiego di robot in grado di mappare autonomamente la situazione direttamente in loco.
Perché raccogliamo l’olio usato in appositi contenitori
In Italia, l’olio usato - sia quello per uso alimentare, sia di altro tipo - deve essere smaltito negli appositi contenitori presenti sul territorio o conferito nelle aree di raccolta delle diverse aziende specializzate. Proprio l’olio e altre forme di grassi sono uno dei componenti essenziali dei fatberg. Quando all’interno delle tubature si formano dei vortici a causa di qualche ostacolo, olii e grassi intrappolano al loro interno materiali non biodegradabili, come per esempio salviettine umidificate, bastoncini cotonati e preservativi usati.
Ma non si tratta di un semplice conglomerato di oli e altri materiali. Nei fatberg i lipidi hanno subito un processo di saponificazione, creando un composto simile a una formazione rocciosa che, secondo quanto dichiarato alla BBC da un esperto inglese, “puzza come carne marcia mescolata con l’afrore di una toilette puzzolente”. Se non individuati e smaltiti per tempo, i fatberg possono diventare un problema. Come avvenne a Whitechapel, quando fu necessario il lavoro di otto persone per nove giorni per riuscire a rimuoverlo.
Il servizio della CBS News che racconta il ritrovamento del fatberg di Whitechapel
Nel 2017, Thames Water, l’azienda che gestisce la parte meridionale dell’acquedotto e delle fognature londinesi, stimava che il costo per la rimozione dei fatberg nei loro impianti fosse di circa un milione di sterline al mese. Più recentemente, la municipalità di New York City ha dichiarato che spende ogni anno quasi 19 milioni di dollari per lo stesso motivo.
Come individuare presto i fatberg
Sempre nel Regno Unito, un’altra azienda che gestisce impianti fognari, la Southern Water, ha installato 34mila sensori in grado di monitorare la situazione. I sensori sono fissati ai tombini delle fogne e utilizzano un segnale radar che rimbalza sull'acqua nella fognatura sottostante. In questo modo, alla centrale dell’azienda sono in grado di stimare il livello dell’acqua punto per punto.
Le misurazioni vengono poi elaborate da un algoritmo basato sul machine learning che le combina con informazioni sulle precipitazioni e sui dati meteorologici per produrre stime del livello normale dell'acqua in un dato giorno. Quando il livello esce dal range atteso dai modelli, è il caso di intervenire perché potrebbe esserci un ostacolo, come un fatberg.
Ma la tecnologia sta facendo passi avanti nel settore e l’ultima frontiera è quella dello sviluppo di robot autonomi che siano in grado di muoversi direttamente all’interno delle fognature e monitorarne attivamente lo stato di salute. La Tallinn Technology University è a capo di progetto finanziato dall’Unione Europea, PipeOn, per svilupparli.
I robot progettati dal PipeOn sono dotati di sensori ottici, radar e di altro tipo, e sono dotati di otto zampe per muoversi in ambienti anche complessi senza rimanere bloccati. Sono inoltre costruiti in modo che siano resistenti all’acqua e ad altri elementi che si possono incontrare nelle fogne. Anche in questo caso, come per i sensori inglesi, i dati vengono elaborati da un sistema basato sull’intelligenza artificiale. Al momento il progetto sta effettuando test in tre località diverse, due in Norvegia e una nei Paesi Bassi.
L’idea è che oltre a monitorare le condutture, i robot siano in grado, grazie ad appositi bracci meccanici, di intervenire in situazioni precoci in cui si stanno formando i fatberg. Se il progetto avrà successo, e i robot diventeranno lo standard per il monitoraggio delle reti fognarie, questo significherà anche la riduzione del rischio per le persone che, al momento, sono costrette a calarsi fisicamente negli impianti e intervenire manualmente in ambienti poco salubri.
Per il momento, poter vedere il frammento del fatberg di Whitechapel al London Museum funziona come ammonimento per il nostro comportamento quotidiano: questo è quello che succede se non smaltiamo correttamente gli oli.