Fondatrici solitarie: l'intelligenza delle regine dei bombi
Bombus hypnorum su un girasole. Foto: Malene Thyssen/Wikimedia Commons
Tra le tante odissee che si consumano nel mondo naturale ad ogni volgere di stagione vi è quella dei bombi: a differenza delle loro cugine api, questi insetti impollinatori vivono in colonie di dimensioni medio-piccole, la cui intera esistenza è racchiusa nello spazio di un’estate. Il ciclo vitale del bombo, infatti, è strettamente regolato dalle stagioni: la colonia in estate pullula di operaie in piena attività, intente a nutrire le giovani femmine feconde – le future regine – e i maschi. Nel giro di pochi mesi, quando le nuove regine, dopo un periodo in cui contribuiscono alla vita comunitaria, avranno lasciato il nido di nascita, questa attività cessa, e il nido va incontro alla morte.
Fondatrici solitarie
A quel punto, le giovani femmine, ormai fecondate, sono l’unico legame tra la propria colonia d’origine e il futuro della specie. Davanti a loro si apre la prospettiva di un lungo letargo invernale, alla fine del quale avranno moltissimo lavoro da fare: si troveranno da sole a dover nutrirsi, avviare un nuovo nido, costruire le prime celle di cera e ammassare una riserva di miele che consentirà loro di nutrire le prime figlie, e continuare ad alimentare la colonia finché le prime operaie non saranno adulte. Sembrano troppi compiti per queste nuove madri – single, potremmo dire – che portano su di sé il peso della fondazione di un’intera colonia da zero.
Eppure ci riescono. Come? Da tempo le capacità dei bombi attirano la curiosità dei ricercatori: non a caso, le specie allevate del genere Bombus (B. impatiens, B. terrestris) vengono impiegate in moltissimi test in laboratorio, nel tentativo di carpire, in condizioni controllate, il segreto delle capacità cognitive di questi animali.
Tra gli studi più recenti sui bombi ve n’è uno, pubblicato dalla rivista Proceedings of the Royal Society B, nel quale, attraverso una serie di esperimenti, due neurobiologhe della University of California Davis mettono a confronto le abilità cognitive di due caste – regine e operaie – della specie selvatica nordamericana Bombus vosnesenskii.
Le capacità cognitive del bombo
Lo studio colma una lacuna nelle nostre conoscenze sull’intelligenza del bombo: fino a oggi, le ricerche si sono concentrate principalmente sulle operaie, ma il grande sforzo imposto alle regine durante la fase di avviamento di una nuova colonia richiede un livello di intelligenza elevato, secondo le due esperte. In questa fase, infatti, le regine devono essere rapide ed efficaci, e non possono permettersi di sbagliare: le attività di ricerca del polline, quindi, presuppongono un alto livello di attenzione e la capacità di apprendere rapidamente.
Per fare le loro valutazioni, le ricercatrici hanno elaborato due diversi esperimenti. Nel primo, hanno prelevato manualmente un certo numero di regine e di operaie di B. vosnesenskii dai prati della Sierra Nevada, le hanno poste in delle camere sperimentali, e hanno valutato quanto velocemente ogni individuo delle due caste fosse in grado di associare determinati colori (che ricordavano i fiori selvatici dei campi estivi e primaverili) con dei premi zuccherini. Risultato: le regine hanno sistematicamente ottenuto risultati migliori delle operaie.
Ma come capire se questa apparente superiorità sia effettivamente dovuta a una differenza cognitiva o a qualche altra ragione, come una migliore capacità visiva dovuta alla maggiore stazza delle regine?
Per ovviare a questo limite, le neurobiologhe hanno elaborato un secondo esperimento, questa volta basato su segnali olfattivi e non visivi. Usando esemplari di una specie domestica, le ricercatrici hanno dimostrato che le regine sono più rapide ad apprendere e fanno meno errori rispetto alle operaie anche in risposta a sollecitazioni olfattive, e anche quando queste sono presentate a diverse concentrazioni, persino se molto basse. Secondo le autrici, questi risultati supportano l’ipotesi che in generale le regine acquisiscano associazioni apprese, non innate, più velocemente delle operaie.
L'intelligenza delle regine: frutto di selezione naturale?
Una possibile spiegazione è che questa abilità cognitiva così marcata rappresenti un notevole vantaggio adattativo, che potrebbe essere quindi stato plasmato dalla selezione naturale nel tempo lungo dell’evoluzione. Le forti pressioni selettive a cui le regine devono far fronte in uno stadio critico del ciclo di vita proprio e della colonia di cui sono fondatrici rappresentano un incentivo allo sviluppo di capacità cognitive elevate: è letteralmente una questione di vita o di morte.
Tutto questo apre moltissime strade per future ricerche. Innanzitutto, come sottolineano le scienziate, c’è bisogno di ulteriori studi per comprendere in modo più completo l’intelligenza delle regine e la sua peculiarità rispetto a quella delle operaie: si tratta di una specializzazione in alcuni compiti (come la rapidità e l’attenzione durante la selezione dei pollini migliori) oppure di una superiorità cognitiva generale?
Inoltre, esplorare le differenze cognitive all’interno di una stessa specie e comparare le varie forme di intelligenza che esistono nel mondo vivente apre nuove finestre sulla nostra comprensione dell’evoluzione della cognizione animale. E gli studi sui bombi, animali con capacità intellettive incredibili nonostante un cervello minuscolo, sono un tassello prezioso di questa storia.