Un iceberg minaccia la sopravvivenza dei pinguini imperatore sull’isola di Coulman
Circa un anno fa, nel luglio 2025, un grosso iceberg si è incastrato a nord dell’isola di Coulman, in Antartide, ostacolando il passaggio attraverso il quale i pinguini imperatore (Aptenodytes forsteri) raggiungono le loro aree di caccia. Secondo la ricostruzione proposta da un gruppo di ricercatori e ricercatrici dell’Istituto Coreano di Ricerca Polare, questo evento avrebbe ridotto significativamente il successo riproduttivo della specie. Infatti, dai risultati delle loro indagini emerge come il numero di pulcini di pinguino imperatore in quest’area sia calato addirittura del 69% nel giro di un anno.
A partire dagli anni Ottanta, la colonia di pinguini imperatore sull’isola di Coulman – una delle più grandi al mondo – viene monitorata con costanza. Questo lavoro ha consentito di raccogliere registri di censimento straordinariamente ampi e di rendere l'isola un sito prezioso in cui studiare le conseguenze ecologiche dei cambiamenti ambientali nell’area marina protetta del Mare di Ross.
Il team di ricerca coordinato da Jeong-Hoon Kim ha effettuato delle analisi multisatellite e dei rilevamenti sul campo tra novembre e dicembre 2025. Hanno così contato un numero di pulcini molto inferiore rispetto a quello osservato nelle precedenti stagioni riproduttive. Secondo le loro misurazioni, nel 2025 i piccoli vivi sull’isola erano solo 6.658, ovvero il 69% in meno rispetto all’anno precedente e, in generale, alla media del periodo compreso tra il 2017 e il 2024. Le immagini ad alta risoluzione hanno anche mostrato numerose carcasse di pulcini morti nell’area considerata.
Kim e il suo team si sono accorti allora della presenza di un iceberg della lunghezza di 14 km, incagliato a circa 4 km di distanza dall’isola di Coulman. La sua posizione, in base ai rilevamenti effettuati, sembrava limitare l’accesso dei pinguini imperatore ad alcune importanti aree di foraggiamento dove i maschi e le femmine si recano alternatamente, in periodi dell’anno specifici. Tale ipotesi è stata supportata dall’osservazione di numerosi pinguini adulti rimasti fermi a lungo nei pressi delle pareti meridionali dell'iceberg.
Come l’iceberg ha bloccato i turni di cova e accudimento
Analizzando i dati sulla posizione, la conformazione e le dimensioni dell'iceberg, il team ha ricostruito la tempistica del suo arrivo: si sarebbe staccato da una piattaforma ghiacciata sulla terraferma all'inizio della primavera del 2025, per poi bloccarsi a nord dell'isola verso la fine di luglio, proprio durante il periodo in cui i genitori si alternano nella cova delle uova e, successivamente, nell’accudimento dei nuovi nati. Le femmine viaggiano per prime fino alle aree di caccia per nutrirsi, mentre i maschi restano alla colonia. Attendono il ritorno della partner e il momento in cui, a quel punto, toccherà a loro andare a rifocillarsi.
Questo scambio coordinato dei genitori nelle cure parentali rappresenta una fase piuttosto delicata e allo stesso tempo fondamentale per la riuscita dell’accudimento, la crescita dei pulcini e, di conseguenza, per il successo riproduttivo della specie (ovvero la capacità degli individui di tramandare i propri geni alla prole e fare sì che questa riesca, a sua volta, a trasmetterli alla loro).
Kim e colleghi ritengono quindi che la presenza dell’iceberg abbia ostacolato o interrotto questo avvicendamento, perché avrebbe allungato il percorso verso le aree di foraggiamento di almeno 5 km. Ricercatori e ricercatrici ipotizzano, inoltre, che alcuni pinguini siano riusciti a individuare percorsi alternativi per oltrepassare l’iceberg. Ciò spiegherebbe il motivo per cui i pulcini sopravvissuti sull’isola di Coulman non mostrano differenze di crescita o di sviluppo rispetto a quelli nati nello stesso periodo in un’altra colonia antartica, a Cape Washington.
Il pinguino imperatore tra crisi climatica ed eventi estremi
Per comprendere meglio la portata di questi risultati, vale la pena ricordare che gli ecosistemi polari sono estremamente vulnerabili agli effetti della crisi climatica, specialmente a causa dell’aumento delle temperature globali.
Come riportano Kim e colleghi, i pinguini imperatore vengono spesso considerati una “specie sentinella” il cui stato di salute aiuta a monitorare quello dell’ecosistema antartico nel suo complesso. La brutta notizia è che questi animali sono stati da poco riclassificati nella Lista rossa dell'Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), passando da “quasi minacciati” a “in pericolo”.
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Uno studio condotto l’anno scorso ha stimato una riduzione della popolazione di pinguini imperatore del 22% nell’arco di circa 15 anni, con una perdita dell’1,6% di popolazione all'anno. Secondo questi risultati il rapido calo delle popolazioni di pinguino imperatore nell’Antartide sarebbe dovuto alla perdita di habitat causata dai cambiamenti climatici. Il riscaldamento degli oceani, infatti, compromette l’estensione e lo spessore del ghiaccio marino stagionale, rendendo le popolazioni di pinguino imperatore più vulnerabili a lungo termine. Per esempio, se il ghiaccio si forma troppo tardi nella stagione, o è troppo fragile e si rompe prima che i pulcini abbiano messo le piume, il successo riproduttivo dell’intera specie ne risente.
Per questo motivo, come scrivono Kim e colleghi, i progetti di monitoraggio dei pinguini imperatore si concentrano solitamente sulle condizioni del ghiaccio marino. I loro risultati, invece, suggeriscono che la variabilità del ghiaccio non sia l'unico fattore in grado di interferire con la conservazione della specie e che anche alcuni singoli eventi – come, appunto, il distacco e lo spostamento di iceberg di grandi dimensioni – possano innescare una serie di effetti a catena in grado di compromettere la stabilità di una colonia. Pur trattandosi di fenomeni che possono verificarsi indipendentemente dai cambiamenti climatici, è probabile che essi diventino sempre più frequenti nei prossimi decenni, proprio a causa del riscaldamento globale.
Come precisano Kim e colleghi, lo studio che hanno condotto è di tipo osservazionale e riguarda una sola stagione riproduttiva. Di conseguenza, non è possibile stabilire con sicurezza che esista un rapporto di causa-effetto tra l'arrivo dell’iceberg e il calo dei pulcini di pinguino imperatore sull’isola di Coulman. Come abbiamo visto, però, ci sono buone ragioni per ritenere che non si tratti di una coincidenza.
Da qui l’importanza di approfondire meglio il modo in cui questo genere di episodi possa influenzare il benessere di una colonia a lungo termine, mettendo ulteriormente a rischio la conservazione di una specie già in pericolo, il cui ecosistema diventa ogni giorno più fragile.