SCIENZA E RICERCA

Ma le manguste leggono Sun Tzu?

Se c’è una cosa che L’arte della guerra di Sun Tzu ci ha insegnato, oltre al fatto che qualsiasi manager prima o poi proverà a citarla in una riunione, è che la battaglia non comincia quando si incrociano le spade, ma quando si osserva il nemico, si studia il terreno, si valutano le forze in campo e, se possibile, si evita di finire schiacciati da qualcuno molto più grosso di noi. Le manguste nane, che non dispongono né di biblioteche né di podcast sulla leadership, non hanno comunque avuto problemi a capire il concetto.

Un nuovo studio pubblicato su Nature Ecology & Evolution mostra infatti che le manguste nane africane (Helogale parvula) modificano il proprio comportamento in anticipo, prima ancora che avvenga uno scontro diretto con un gruppo rivale, e sembrano calibrare le proprie decisioni quotidiane in base alla minaccia rappresentata dai gruppi confinanti. Non tutti i nemici sono uguali: alcuni sono più grandi, altri più piccoli, altri ancora hanno dimensioni simili, e la strategia va calibrata attentamente.

Conosci il tuo vicino

Le manguste nane sono piccoli carnivori sociali dell’Africa australe. Vivono in gruppi cooperativi formati da cinque a 30 elementi, si muovono insieme, difendono territori e interagiscono regolarmente con gruppi vicini.


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Gli eventuali conflitti possono avere conseguenze importanti: far perdere l'accesso a risorse preziose, provocare ferite o persino la morte, ma anche modificare il comportamento degli animali e il modo in cui utilizzano il territorio.

Per capire se le manguste si preparino in anticipo ai conflitti, i ricercatori hanno analizzato dieci anni di dati raccolti su gruppi selvatici ma abituati alla presenza umana. Nel complesso sono stati seguiti 12 gruppi, alcuni per molti anni consecutivi: durante questo periodo i ricercatori hanno raccolto oltre 1.600 tracciati GPS giornalieri, più di 16.000 osservazioni delle sentinelle (individui che, mentre il resto del gruppo cerca cibo, salgono su un punto rialzato per sorvegliare l'ambiente e avvisare gli altri in caso di pericolo) e oltre 2.000 registrazioni della scelta della tana in cui il gruppo avrebbe trascorso la notte.

Gli autori non si sono concentrati su ciò che accade durante gli scontri, anzi: la maggior parte dei dati viene da giorni senza incontri tra gruppi, e quando l’interazione c’è stata sono stati considerati solo i comportamenti osservati almeno mezz’ora prima del primo incontro, cioè in una fase di organizzazione.

Qui il fantasma di Sun Tzu si affaccia dalla savana, con aria soddisfatta. Nel trattato, una delle idee ricorrenti è che prima di muoversi bisogna valutare forze, terreno, condizioni e probabilità di vittoria: “conosci il tuo nemico e conosci te stesso”, dice in uno dei passaggi più celebri. Le manguste, naturalmente, non leggono trattati di strategia militare, ma i loro movimenti suggeriscono qualcosa di simile, perché rispondono alle caratteristiche specifiche del gruppo rivale.

La guerra migliore è quella che non fai

“Conosci i vicini”, si diceva. I ricercatori hanno identificato delle porzioni di territorio in cui l’area usata da un gruppo si sovrappone a quella di un altro. Queste zone, che potremmo chiamare “zone dei vicini” sono quelle più rischiose: oltre tre quarti delle interazioni osservate tra gruppi avvengono lì. Questo è un risultato prevedibile, ma le manguste non frequentano tutte le zone dei vicini allo stesso modo: passano più tempo nelle aree condivise con gruppi di dimensioni simili o leggermente più piccole, mentre ne passano meno in quelle dei gruppi molto più grandi.

“Chiamale sceme!” verrebbe da dire: infastidire un gruppo molto più numeroso è pericoloso, perché se lo scontro si scatena, la differenza di forze può diventare decisiva a svantaggio del gruppo più piccolo. Anche in altre specie sociali la dimensione del gruppo è uno dei fattori che influenzano la capacità competitiva e l’esito dei conflitti. Un gruppo di dimensioni simili rappresenta una minaccia più gestibile di uno più grande, ma il conflitto potrebbe essere incerto, e quindi più costoso.

Quando vedi il nemico pronto, preparati contro di lui; ma evitalo, dove è forte Sun Tzu – L’arte della guerra

Le sentinelle: il centralino militare della savana

Le manguste nane hanno un sistema di vigilanza cooperativa. Mentre il gruppo cerca cibo, alcuni individui salgono su punti rialzati e fanno da sentinelle, sorvegliando l’ambiente alla ricerca di predatori e rivali. Le sentinelle possono anche produrre vocalizzazioni di sorveglianza, che informano gli altri membri del gruppo della loro presenza.


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Secondo lo studio, il fatto che il gruppo vicino fosse più piccolo, della stessa dimensione o più numeroso non cambiava in modo significativo la probabilità che fosse presente una sentinella, né la durata dei turni di guardia. Cambia però la probabilità che la sentinella vocalizzi: quando il gruppo vicino è più numeroso, le sentinelle sono più propense ad annunciare la propria presenza. Le vocalizzazioni delle sentinelle forniscono informazioni sociali al gruppo durante il foraggiamento, e studi precedenti sulle manguste nane hanno mostrato che questi richiami possono aiutare gli altri individui a regolare la propria vigilanza: se il vicino è minaccioso, bisogna fare in modo che tutti sappiano che qualcuno sta vigilando e possano comportarsi di conseguenza.

In circostanze simili le truppe restano vigili senza bisogno di essere sollecitate. Reggono la posizione senza che venga loro ordinato di farlo Sun Tzu – L’arte della guerra

E alla fine anche per le sentinelle arriva la ricompensa, perché ricevono poi più grooming dagli altri membri del gruppo: vengono pulite e spulciate più a lungo dai compagni, un gesto che, oltre all'igiene, serve anche a consolidare i rapporti sociali.

Dormire in trincea? Dipende…

Le manguste nane sono diurne e dormono in tane sotterranee, che però possono trasformarsi in luoghi pericolosi: secondo lo studio, circa un quarto delle interazioni tra gruppi avviene proprio lì, e alcune tane vengono usate da gruppi diversi in notti diverse.

Non accamparti in luoghi difficili Sun Tzu – L’arte della guerra

Fin qui abbiamo parlato di quanto tempo le manguste trascorrono nelle aree dei gruppi vicini: quelle dei gruppi molto più numerosi vengono frequentate meno. La scelta della tana, però, riguarda un'altra domanda. Una volta che un gruppo è già entrato nella zona di un vicino, decide di passarci la notte oppure no? In questo caso le manguste sono meno propense a fermarsi a dormire soprattutto quando il gruppo vicino ha dimensioni più simili alle loro. Gli autori ipotizzano che sia proprio con i rivali "alla pari" che gli scontri rischiano di essere più lunghi e costosi, perché nessuno dei due gruppi parte con un vantaggio netto. Con gruppi molto più numerosi, invece, l’area di sovrapposizione è meno contendibile: i gruppi piccoli tendono già a limitare la propria permanenza in quelle aree, mentre quelli grandi potrebbero non avere un particolare interesse a difendere il confine. È però un'interpretazione: gli stessi ricercatori riconoscono che anche altri fattori, come la qualità dell'habitat o la distribuzione delle risorse, potrebbero contribuire a spiegare questa scelta.

Ottenere cento vittorie su cento battaglie non è il massimo dell’abilità: vincere il nemico senza bisogno di combattere, quello è il trionfo massimo Sun Tzu – L’arte della guerra

Tradotto in mangustese: se puoi evitare la rissa al buio dentro una tana, forse hai già fatto una scelta brillante, e sicuramente dormirai meglio.

Il terreno conta, ma fino a un certo punto

Un’altra parte dello studio riguarda la posizione all’interno del territorio diviso in aree centrali e aree periferiche. In teoria, i bordi dovrebbero essere le zone più rischiose, perché è lì che aumenta la probabilità di incontrare i vicini. Ma i risultati sono meno lineari del previsto: nelle zone periferiche i gruppi si muovono più velocemente e coprono un’area maggiore, eppure le sentinelle sono meno presenti e i turni di guardia più brevi rispetto alle aree centrali.

Le manguste potrebbero evitare di esporsi su punti rialzati, dove sarebbero più visibili ai rivali; oppure potrebbero essere meno disponibili a fare le sentinelle perché nelle periferie trovare cibo è più difficile e lo stato energetico conta di più. In ogni caso, il messaggio è chiaro: non basta sapere dove si trova un gruppo. Bisogna sapere anche chi c’è dall’altra parte.

Conosci il tuo nemico e conosce te stesso: la tua vittoria non sarà compromessa. Conosci il terreno e il cielo: la tua vittoria sarà totale Sun Tzu – L’arte della guerra

Odori, memoria e territori

Resta una domanda: come fanno le manguste a valutare la minaccia se il gruppo rivale non è lì davanti a loro? Lo studio non può dirlo con certezza, ma propone due possibilità. La prima riguarda gli odori: le manguste marcano il territorio, e lavori precedenti hanno mostrato che l’esposizione alle feci di un gruppo rivale può modificare sia il comportamento immediato sia i movimenti successivi. È anche vero, però, che l’odore potrebbe dare solo un’indicazione grossolana della dimensione del gruppo, anche perché non tutti gli adulti marcano sempre. La seconda ipotesi riguarda la memoria: i gruppi e i loro territori sono abbastanza stabili, quindi ricordare incontri passati e zone rischiose può fornire informazioni utili anche in seguito.

Non serve immaginare una sala strategica sotterranea con cartine, spilli colorati e una mangusta che dice “portatemi il fascicolo sul gruppo del termitaio nord”. Basta una combinazione di segnali ambientali, esperienza e decisioni flessibili. È un aspetto interessante anche per chi studia l’evoluzione della cognizione sociale: non contano solo le relazioni dentro il gruppo, ma anche quelle con gli estranei.

Gli autori parlano infatti di un “paesaggio del conflitto”, sul modello del più noto “paesaggio della paura”: così come il rischio di predazione può modificare il comportamento delle prede anche quando il predatore non è presente, la presenza dei rivali può influenzare le decisioni quotidiane anche al di fuori dello scontro diretto. Il conflitto è qualcosa di più ampio rispetto al semplice atto di aggressione: è anche tutto ciò che ruota attorno a quel momento, che tra l’altro non sempre si verifica.

L’Arte della Guerra consiste nell’essere sempre al corrente della situazione del nemico, in modo da poter decidere a ragion veduta sul combattimento Sun Tzu – L’arte della guerra

Qualcosa da imparare?

Per rispondere alla domanda del titolo, naturalmente le manguste non leggono Sun Tzu. Non scelgono una tana pensando: “Secondo il capitolo sul territorio, questa sera è meglio arretrare”. Però il confronto mette in evidenza un principio biologico: in molte specie sociali, sopravvivere significa valutare il rischio per limitare i danni e il conflitto può diventare una pressione ecologica che porta a riorganizzare moltissimi aspetti della vita animale.

Le manguste nane non vincono guerre imperiali, non assediano città e non hanno ambizioni geopolitiche, ma sembrano sapere che evitare uno scontro pericoloso può essere importante quanto affrontarne uno più promettente.

Se le tue forze sono dieci volte quelle del nemico, circondalo; se sono cinque volte tanto, attaccalo; se sono due volte tanto, dividilo. Se le tue forze sono uguali alle sue, puoi combattere. […] Se sono molto inferiori, devi essere capace di sfuggirgli Sun Tzu – L’arte della guerra

Le manguste nane non hanno letto L’arte della guerra, ma, francamente, in certi casi sembrano averne capito il senso meglio di noi.

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