SCIENZA E RICERCA

Nuove conferme scientifiche sull'intelligenza dei Neanderthal

I Neanderthal non erano troppo diversi da noi, dal punto di vista delle capacità cognitive. A confermare quella che ultimamente è una ipotesi sempre più diffusa, arriva un recente studio, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) da un gruppo di ricerca dell'Università dell'Indiana, negli Stati Uniti. I ricercatori hanno lavorato sul confronto tra differenze anatomiche a livello cerebrale, evidenziando il fatto che le variazioni delle capacità cognitive delle due specie non siano poi così dissimili.

L’interesse e l’attenzione verso i Neanderthal sono da tempo molto vivi tra gli studiosi: negli ultimi anni sono stati oggetto di indagine diversi aspetti fondamentali, quali lo stile di vita, la dieta e le modalità che ne hanno favorito l’incrocio con gli Homo sapiens. I Neanderthal, vale la pena ricordarlo, sono la specie umana estinta che ha vissuto per un tempo lunghissimo, tra i 450.000 e i 40.000 anni fa, e su un ampio territorio, dall'Eurasia al Galles, fino ai confini della Cina e dell’Arabia. La nostra specie, Homo sapiens, è uscita dall'Africa circa 50.000 e ha dunque co-abitato l'Europa con i Neanderthal per poco meno di 10.000 anni. 

Per anni gli studiosi hanno dibattuto su quanto l’intelligenza dei Neanderthal fosse davvero meno sviluppata rispetto a quella della nostra specie. Il cervello dei Neanderthal aveva una forma diversa da quella dell’Homo sapiens: ciò ha condotto i ricercatori a ritenere per lungo tempo che i primi fossero carenti in alcune capacità intellettive, quali la memoria, il pensiero simbolico, il linguaggio o la pianificazione. Un assunto messo in discussione da molti studi pubblicati negli ultimi anni, raccolti e analizzati in modo magistrale nel bellissimo libro “Neandertal. Vita, arte, amore e morte” di Rebecca Wragg Sykes, uscito per Bollati Boringhieri nel 2022, e finalista del Premio Galileo di quell'anno. Negli ultimi decenni, infatti, molte ricerche hanno dimostrato che questa specie aveva una serie di capacità, anche cognitive, probabilmente non troppo dissimili da quelle della nostra specie.


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Diverse pitture rupestri attribuite ai Neanderthal, per esempio, smentiscono l’idea che il loro pensiero simbolico fosse totalmente assente; alcuni studi, inoltre, evidenziano che anche questa specie possedeva nel DNA la stessa variante derivata del gene FOXP2, collegata al linguaggio, presente negli esseri umani moderni.

Altre ricerche erano però giunte a conclusioni diverse: una tra queste, ad esempio, ha esaminato digitalmente gli endocrani, che costituiscono la parte interna dei crani, dei Neanderthal. Dall’indagine è emerso che le dimensioni del loro cervelletto erano relativamente ridotte rispetto a quelle dell’Homo sapiens. Questa regione cerebrale è coinvolta anche in processi cognitivi complessi, dunque era stato ipotizzato che i Neanderthal fossero dotati di una minore capacità di attenzione, memoria di lavoro e abilità linguistiche.

La ricerca pubblicata su PNAS, però, critica questo studio riguardo a due aspetti decisivi: in primo luogo, le differenze cerebrali tra Neanderthal e Homo sapiens non sono state confrontate con quelle presenti tra popolazioni umane moderne per valutare se fossero maggiori, minori o simili. Inoltre, l’entità degli effetti comportamentali e cognitivi di queste discrepanze anatomiche non è stata analizzata.

Dunque, sono state confrontate le differenze anatomiche cerebrali tra duecento persone statunitensi di origine europea e duecento cinesi con quelle tra Neanderthal e Homo sapiens. Gli studiosi hanno notato che tra gli esseri umani moderni ricorrono divergenze simili, se non addirittura maggiori, a quelle delle due specie prese in esame.

In nove delle tredici regioni cerebrali studiate, infatti, le differenze tra cinesi e americani sarebbero superiori rispetto a quelle tra Neanderthal e Homo sapiens. Laddove presente, la diversità cerebrale tra le due specie rientrerebbe totalmente nella normale variabilità umana e non sarebbe insolita.

Ma la diversità anatomica effettivamente presente quanto ha inciso sulle facoltà cognitive delle due specie? 

Questo è il secondo interrogativo che si pongono gli autori: ciò che notano, esaminando la letteratura scientifica sul tema, è che l’associazione tra le dimensioni delle regioni cerebrali e le facoltà cognitive è generalmente molto debole e che gli effetti concreti sono poco significativi. Per esempio, un cervelletto più piccolo può provocare esigui rallentamenti nel movimento delle dita oppure, sempre a livelli molto bassi, influire negativamente sulla memoria, ma queste possibili difficoltà non giustificano importanti divergenze cognitive tra le due specie.

I risultati di questo studio aprono nuovi scenari sulle motivazioni che avrebbero portato i Neanderthal all’estinzione. Per lungo tempo si è ritenuto che la scomparsa di questa specie sia stata causata proprio dalla sua presunta inferiorità cognitiva rispetto agli Homo sapiens. Gli studiosi dell'Indiana University ritengono invece poco plausibile questa possibilità e offrono una panoramica di alcune delle motivazioni più convincenti che potrebbero averne provocato l’estinzione.

In primo luogo, nella ricerca si fa riferimento ad aspetti culturali: gli Homo sapiens, in questo caso, avrebbero soppiantato i Neanderthal perché avrebbero creato reti sociali più strutturate, che consentivano anche una diffusione più rapida ed efficace delle innovazioni.

Un’altra causa potrebbe essere rinvenuta nel cambiamento climatico successivo all’ultima glaciazione: alcuni studiosi ipotizzano che i Neanderthal cacciassero prevalentemente grandi mammiferi. L’idea è che questa esclusività sia poi diventata uno svantaggio, che la  specie non sia riuscita ad adattarsi al mutamento e che ciò ne abbia provocato l’estinzione. Tuttavia, esistono diverse prove che indicano che i Neanderthal cacciassero anche prede più piccole o anche che si nutrissero di vegetali, perciò questa ipotesi non risulta del tutto convincente.

Una delle spiegazioni più promettenti sembra essere quella demografica: i Neanderthal vivevano in Europa e Asia occidentale in gruppi sparsi, mentre continuavano ad arrivare Homo sapiens dall’Africa e dal Vicino Oriente. Questi ultimi divennero pian piano più numerosi, sostituendo così gradualmente i Neanderthal.

Infine, esiste una possibile motivazione genetica. È infatti risaputo che Homo sapiens e Neanderthal si sono incrociati, tanto che nel DNA di sapiens c'è una piccola percentuale di chiara derivazione neanderthaliana. Secondo questa ipotesi, dunque, gli incroci avrebbero favorito la mescolanza dei due gruppi, portando al graduale assorbimento dei Neanderthal.

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