Il rischio di esclusione dall’accesso ai finanziamenti europei ERC
rawpixel
Lo European Research Council (ERC) è il finanziamento più prestigioso che un ricercatore o una ricercatrice può vincere in Europa. Supporta la ricerca di base (per quella applicata ci sono altri programmi di finanziamento) e ogni anno vengono indetti bandi per tre categorie: lo Starting Grant, cui possono partecipare ricercatori a inizio della loro carriera che hanno ottenuto il dottorato da non più di 7 anni, il Consolidator Grant, per ricercatori da 7 a 12 anni dal dottorato, e l’Advanced Grant, per ricercatori senior. Ciascun Grant a propria volta è organizzato in tre macro ambiti di ricerca: scienze della vita, scienze umane e sociali, scienze fisiche e ingegneristiche.
Nel 2025 le proposte avanzate dai ricercatori che chiedevano un finanziamento sono state molte di più di quelle che erano arrivate l’anno precedente. Per lo StG l’aumento è stato del 13%, per il Consolidator del 35%, mentre per l’Advanced è stato del 31% rispetto al 2024 e addirittura dell’82% rispetto al 2023. Le ragioni di questa crescita sono diverse: in parte c’entra la fuga di scienziati dagli Stati Uniti di Trump, ma anche l’intelligenza artificiale, che rende più rapida la stesura delle proposte di progetti.
Il budget dell’ERC è di circa 16 miliardi di euro per il settennato che va dal 2021 al 2027 e rappresenta circa il 17% dei fondi Horizon Europe che l’Unione Europea dedica alla ricerca e all’innovazione. Lo stanziamento delle risorse viene stabilito in fase di negoziazione del Multiannual Financial Framework (MFF), ossia il bilancio pluriennale dell’Unione. In questi giorni per esempio le istituzioni europee stanno discutendo del prossimo MFF, quello che andrà dal 2028 al 2034. Tra le proposte sul tavolo c’è quella di raddoppiare i fondi per ricerca e innovazione, facendoli passare dagli attuali 95 miliardi di euro a 175 miliardi di euro.
LEGGI ANCHE L’Europa vuole finanziare la ricerca dual use a scopi militari
Se questo aumento verrà approvato sarà sicuramente una buona notizia per i ricercatori e le ricercatrici del Vecchio Continente, che tuttavia per i prossimi due anni dovranno fare i conti con le difficoltà del momento.
All’aumento delle domande di finanziamento degli ultimi anni infatti non è corrisposta una maggiore capacità di finanziare più progetti di ricerca. La conseguenza è che è calato il success rate, ossia la percentuale di progetti che si è tradotta di attività di ricerca. Molte idee brillanti, che pure ricevono un punteggio alto dalle commissioni giudicanti, non possono accedere ai fondi dell’ERC che, sopratutto per i giovani ricercatori, quasi sempre fanno la differenza tra ottenere una posizione a tempo indeterminato presso un’università europea oppure continuare una vita di precariato.
La proposta di cambiamento
Il 16 aprile scorso, la presidente dell’ERC Maria Leptin ha comunicato che il carico di lavoro delle commissioni incaricate della valutazione dei progetti è diventato insostenibile. Per le scienze della vita per esempio ce ne sono nove per ciascun ambito di ricerca, e vanno dall’ecologia alla biologia molecolare. In passato ciascuna commissione doveva valutare dai 50 ai 150 progetti, ma nell’ultima tornata si sono trovate a gestirne anche 250.
“Dobbiamo ora ricorrere a misure più dirette per limitare le possibilità, per i candidati non selezionati, di ripresentare le loro proposte” aveva dichiarato Maria Leptin. “Ciò significa che chiunque presenti domanda quest’anno dovrebbe valutare con molta attenzione se questo sia davvero il momento più opportuno. In alcuni casi, può essere più saggio rinviare la candidatura, così da permettere alla proposta di maturare ulteriormente e aumentare le sue possibilità di ottenere il finanziamento”.
A luglio inizieranno a uscire i bandi per le tornate di finanziamento del 2026, ma le limitazioni proposte da Leptin verrebbero applicate a partire dal 2027. La comunità dei ricercatori europei però non è d’accordo.
La reazione dei ricercatori
Nel giro di pochi giorni, più di 1000 ricercatori da tutta Europa hanno firmato una lettera aperta in risposta alle restrizioni proposte da Leptin: “l’imposizione di periodi di esclusione più lunghi per i candidati non selezionati non affronta le radici del problema. Al contrario, penalizza proposte di alta qualità, scoraggia i ricercatori a inizio carriera e colpisce in modo sproporzionato i ricercatori provenienti da istituzioni e paesi con minori risorse, ampliando così le disuguaglianze strutturali”.
La lettera riporta inoltre alcuni dati che mettono in prospettiva la situazione europea. I 16 miliardi di euro per il periodo 2021 – 2027 allocati per l’ERC si traducono in circa 2,5 miliardi di euro all’anno, per tutti gli ambiti di ricerca e le fasi di carriera. Al contrario, i soli National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti, che finanziano solo la ricerca biomedica di base, dispongono di un bilancio annuale di quasi 50 miliardi di dollari, con tassi di successo intorno al 20%: viene cioè finanziato un progetto ogni 5 che viene presentato.
“In altre parole, l’Europa si aspetta che il suo unico programma di punta dedicato all’eccellenza assorba una domanda enorme con una frazione delle risorse disponibili per le agenzie statunitensi, mantenendo al tempo stesso risorse amministrative estremamente limitate e un processo di peer review eccezionalmente approfondito. Questo squilibrio non è sostenibile” sottolineano i 1000 ricercatori.
“In un momento in cui l’Europa mira esplicitamente a rafforzare la propria capacità di innovazione, l’autonomia strategica e la leadership tecnologica, limitare l’accesso al suo strumento di ricerca più efficace invia il segnale sbagliato” aggiungono.
La lettera contiene anche una serie di proposte, la più importante delle quali è l’adozione di un iter di valutazione in due passaggi: nel primo, i ricercatori presenterebbero solo una breve descrizione del progetto che può essere valutata in modo più agile dalla commissione. Chi passa la prima fase può presentare la proposta più articolata (il full project proposal), chi non la passa invece non viene escluso dai bandi futuri.
I ricercatori chiedono anche di aumentare i membri delle Commissioni valutatrici e di allocare almeno 500 milioni di euro in più all’anno per far crescere la percentuale di progetti finanziati.
La decisione dell’ERC
Il 29 aprile la presidente dell’ERC ha risposto alla lettera dei ricercatori: “Il Consiglio Scientifico dell’ERC ha ascoltato le preoccupazioni espresse dai membri della comunità scientifica riguardo al recente annuncio sulle modifiche alle regole di ripresentazione delle domande. Le modifiche, volte a gestire l’aumento della domanda di finanziamenti ERC, riguardano i bandi del prossimo programma di lavoro ERC 2027. Il Consiglio Scientifico ha deciso di ricalibrare alcune delle modifiche annunciate”.
Le regole di ammissibilità per il 2027 per ora rimarranno le stesse degli anni precedenti, per lo StG, per il Consolidator e per l’Advanced. Per i Synergy grants invece, che non finanziano singoli ricercatori ma team di scienziati da diverse università, alcune delle nuove restrizioni rimarranno in vigore. “Nel 2027, i candidati che hanno ricevuto un punteggio C nella prima fase della competizione 2025 o 2026, oppure un punteggio B nella prima fase della competizione 2026 per qualsiasi bando ERC, non saranno ammissibili” riporta Science | Business.
Resta ancora da vedere invece quali decisioni verranno prese in vista del 2028, anno che coinciderà con il nuovo settennato e, ci si augura, con un più ampio budget per la ricerca e l’innovazione. “La situazione richiede maggiori investimenti strutturali, non un irrigidimento dei criteri di accesso” ha sintetizzato su Nature Joao Conde, ricercatore dell’università di Lisbona che ha vinto un progetto ERC. “L’ERC è una delle più grandi istituzioni scientifiche europee” ha aggiunto. “Non dovrebbe normalizzare la scarsità come strategia né escludere persone quando è sovraccarica. Dovrebbe invece lavorare per accogliere il crescente numero di ricercatori di talento che desiderano competere per i finanziamenti. È così che può costruire una forza lavoro scientifica di eccellenza”.