Uccelli migratori, oltre la metà delle specie è in declino. Uno sguardo globale
Il gambecchio (o piovanello) becco a spatola, foto pexels
A livello globale il 51% delle specie di uccelli migratori è in declino lungo tutte le principali rotte. Quasi 300 specie migratorie sono già minacciate a livello globale e, ora, anche molti uccelli un tempo considerati comuni, e quindi diffusi, stanno subendo perdite sostanziali che interessano ogni regione del pianeta. La crisi della biodiversità è motivo di grande preoccupazione per la comunità scientifica e oggi la sfida per garantire la conservazione risulta più che mai urgente: senza interventi efficaci (e prendendo decisioni sbagliate) le estinzioni saranno inevitabili.
Il calo è allarmante e deve far riflettere, soprattutto in un periodo come questo: in Italia si discute del DDL caccia e il dibattito si infiamma attorno a un tema, come quello della tutela della biodiversità, che non dovrebbe lasciare spazio a dubbi o incertezze. Servono strategie e azioni concrete per garantire una conservazione efficace e consapevole, capace di tutelare il pianeta e le creature che lo abitano. Non sono opinioni ma considerazioni che si fondano sui dati scientifici, emersi e condivisi ora anche dalla recente revisione Status, threats and conservation of Earth’s migratory birds, pubblicata su Nature Reviews Biodiversity e firmata da un team di scienziati della Georgetown University, Washington DC, e dello Smithsonian's National Zoo and Conservation Biology Institute, dove è attivo il Migratory Bird Center, in collaborazione con una rete mondiale di ornitologi.
Si tratta della più completa valutazione globale sullo stato delle popolazioni di uccelli migratori e offre un nuovo quadro di riferimento per invertire il declino demografico, rintracciando le tendenze attuali, evidenziando le minacce e cercando soluzioni concrete da mettere in campo senza ulteriori attese. Sintetizzando decenni di ricerca, sforzi di monitoraggio, database globali sulla biodiversità e accordi di conservazione, lo studio individua le lacune di conoscenza e valuta quali azioni intraprendere per invertire il declino.
Gli uccelli migratori, scrivono gli autori in un articolo di approfondimento pubblicato su The Conversation, non sono solo incredibili viaggiatori, aspetto che già basterebbe a renderli straordinari, ma fanno molto di più, per il pianeta, il suo equilibrio presente e futuro: "Impollinano le piante, disperdono i semi, controllano i parassiti delle colture, trasportano nutrienti tra gli ecosistemi e sostengono le economie locali attirando appassionati di birdwatching ed ecoturismo. Il loro declino non rappresenta semplicemente una perdita di biodiversità, ma segnala un crescente deterioramento degli ecosistemi che sostengono sia la fauna selvatica che le persone".
Affrontare e invertire il declino
“Quello a cui stiamo assistendo è la prevedibile conseguenza di decenni di degrado ambientale, ma questi cali non sono inevitabili", spiega Peter P. Marra dell'Earth Commons Institute, Georgetown University, e primo autore con Nathan W. Cooper dello Smithsonian.
"La nostra revisione va oltre la documentazione della crisi, perché identifica le principali minacce evidenziando le lacune critiche nella conoscenza e fornendo inoltre un quadro scientifico per invertire il declino", attraverso strategie di conservazione capaci di affrontare le minacce lungo l'intero ciclo annuale e per tutte le rotte migratorie internazionali, piuttosto che in modo isolato.
"Analisi precedenti hanno portato all'attenzione globale la condizione degli uccelli migratori nordamericani ed europei, in diminuzione a ritmi allarmanti - aggiunge Cooper -, finora però non avevamo una valutazione accurata della situazione degli uccelli lungo tutte le rotte migratorie terrestri e marine del mondo". Non mancano gli strumenti tecnologici e le competenze per sfruttarli al meglio, molti interventi possono già rivelarsi preziosi: dai dispositivi di tracciamento miniaturizzati al monitoraggio acustico basato sull'AI, passando per le iniziative di citizen science.
Il monitoraggio è complesso
Nonostante l’interesse scientifico e pubblico permangono incertezze su quasi tutti gli aspetti dell'ecologia degli uccelli migratori, dai cicli annuali alle distribuzioni, dalla connettività migratoria alle tendenze demografiche e le cause del declino. Secondo i ricercatori, "le lacune sono più evidenti nel Sud del mondo e sono probabilmente attribuibili a minori investimenti nella ricerca, pregiudizi e barriere sistemiche e alle difficoltà di tracciare gli individui durante il ciclo annuale".
Senza dubbio, in generale, il monitoraggio degli uccelli migratori del pianeta risulta complesso. Gli sforzi di conservazione incentrati sulla protezione degli habitat e sulle minacce localizzate spesso non riescono ad affrontare tutte le esigenze di conservazione: sono necessari approcci incentrati sulla singola specie e in grado di coprire l'intero ciclo annuale, al fine di identificare e mitigare i fattori critici prima che le popolazioni subiscano il declino.
I limiti del monitoraggio sono evidenziati dai dati forniti da due database ornitologici globali, BirdLife International e BIRDBASE, che stimano numeri diversi di specie di uccelli migratori, rispettivamente 2.277 e 3.374. Combinando i dati di entrambi, si stima che il 31% delle specie di uccelli sulla Terra siano migratorie. I due database classificano in modo diverso lo stato migratorio di quasi duemila delle oltre undicimila specie di uccelli esistenti e si osserva una forte distorsione geografica, con la maggior parte delle discrepanze nello stato migratorio riscontrate principalmente in Sud America, Asia e Africa. Queste discrepanze potrebbero derivare dal fatto che alcuni tipi di migrazione tendono a essere flessibili, mostrano poca coerenza nei tempi o nei percorsi e si verificano su brevi distanze.
Il ruolo della Citizen Science
Ogni uccello conta: le tue osservazioni sono importanti! Questo il messaggio scelto nel maggio scorso, in occasione della Giornata mondiale degli uccelli migratori 2026, campagna globale di sensibilizzazione e promozione alla partecipazione, sostenuta dalle Nazioni Unite e coordinata da partner internazionali tra i quali la Convenzione sulla Conservazione delle Specie Migratorie degli Animali Selvatici (CMS). A differenza di altre ricorrenze ambientali, la giornata viene celebrata due volte l'anno, il secondo sabato di maggio e di ottobre, seguendo la natura ciclica della migrazione degli uccelli e considerando il fatto che il picco migratorio si verifichi in periodi diversi nell'emisfero settentrionale e in quello meridionale.
Con l'aumento, a livello globale, dell'uso di programmi di citizen science (scienza partecipata) come eBird, WikiAves e African Bird Atlas, con l'applicazione più equa della tecnologia di tracciamento e l'aggiornamento dei database globali, con una particolare attenzione alla letteratura precedentemente trascurata, il numero di specie migratrici riconosciute probabilmente aumenterà, così la conoscenza scientifica.
Cosa fare?
Oggi, più che mai, abbiamo gli strumenti per contrastare il pericolo di estinzione, ma vanno adottate mirate e concrete strategie di tutela e sensibilizzazione. Per invertire il declino è necessario integrare l'attenzione sulle singole specie con una migliore protezione degli habitat e, ancora, la riduzione delle minacce, una maggiore cooperazione e finanziamenti internazionali, azioni di prevenzione nonostante l'incertezza, una efficace comunicazione delle esigenze di conservazione e una ricerca interdisciplinare che integri prospettive ecologiche, sociali, economiche e di governance.
Road to Recovery è un'iniziativa ideata da Marra e ospitata alla Georgetown University e combina la dimensione umana, il rafforzamento delle scienze sociali, con gli aspetti scientifici e tecnologici. "Questi declini non sono inevitabili", precisa Marra. "Questa analisi dimostra che possediamo le conoscenze scientifiche necessarie per invertire molte di queste tendenze. La sfida ora è quella di riunire partnership, risorse e impegno politico e pubblico" attraverso l’espansione del monitoraggio e della comprensione scientifica, il rafforzamento delle scienze sociali di conservazione, la protezione degli habitat critici, la riduzione delle principali minacce, il miglioramento della cooperazione internazionale per sviluppare soluzioni di conservazione che siano efficaci tra Paesi, culture, economie e sistemi di governance. Proteggere i luoghi spesso non risulta sufficiente per la conservazione di specie il cui ciclo vitale si estende su continenti e oceani: è importante capire dove e quando le popolazioni sono maggiormente a rischio e affrontare tali problematiche lungo l'intero ciclo annuale degli uccelli.
Dal bobolink al gambecchio becco a spatola
Si stima che il bobolink (Dolichonyx oryzivorus) sia in declino a un tasso dal 22% al 28% negli ultimi dieci anni, secondo i dati del North American Breeding Bird Survey e di eBird Status and Trends, probabilmente a causa dei cambiamenti nell'uso del suolo in tutto il suo areale e di altre minacce sia nelle aree di riproduzione che in quelle di svernamento. Il gambecchio becco a spatola, noto anche come piovanello becco a spatola (Calidris pygmaea), risulta in pericolo critico di estinzione. La popolazione sta subendo un preoccupante declino, superiore al 25% in una generazione, e ha subito una riduzione demografica estremamente rapida nelle tre generazioni precedenti. Si evidenzia un lieve miglioramento recente, ma il calo rimane molto rapido e la specie è ancora classificata tra quelle in pericolo di estinzione. Diversi fattori stanno contribuendo al declino della specie, tra queste la perdita di habitat nelle aree di riproduzione, di passaggio e di svernamento, aggravata da disturbo, inquinamento e dagli effetti della crisi climatica. Inoltre, come viene riportato sulla piattaforma DataZone di BirdLife, si aggiunge l’impatto della caccia indiscriminata agli uccelli costieri, una minaccia immediata e grave. È probabile che l'attività di conservazione abbia contribuito a rallentarne il declino, ma è necessario fare molto di più per prevenire l’estinzione di questa e di molte altre specie in pericolo.