Dall’Uzbekistan nuove scoperte sulla storia della seta prima della Via della Seta
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La sericoltura (la produzione di seta) era diffusa in Asia centrale circa due millenni prima di quanto si credesse finora, ovvero in epoche precedenti alla famosa Via della Seta. Questo è il risultato principale di uno studio pubblicato di recente su Science Advances, condotto dalla Washington University di St. Louis in collaborazione con l’Accademia cinese delle scienze di Pechino e l’Accademia delle scienze della Repubblica dell'Uzbekistan.
La ricerca si basa sull’analisi di alcuni reperti trovati nel sito archeologico di Sapalli Tepe, nell’Uzbekistan meridionale, dove sono stati rinvenuti i resti di tre bozzoli di baco da seta databili a un periodo compreso tra il 1940 e il 1765 a.C. Si tratta delle testimonianze più antiche finora scoperte di bozzoli della specie Bombyx mori al di fuori della Cina.
Il sito in questione, attivo tra il 2140 e il 1800 a.C., si trova lungo il fiume Surkhan-Darya ed è stato scavato tra il 2017 e il 2019 da un team di ricerca cinese e uzbeko. Qui, insieme ai bozzoli, sono stati identificati anche alcuni resti carbonizzati di legno di gelso bianco, una pianta fondamentale per l’allevamento dei bachi da seta, che si nutrono delle sue foglie. Si tratta, anche quest’ultima, di una scoperta degna di nota, dal momento che il gelso bianco non è originario di questa regione; la sua presenza in Uzbekistan quattro millenni fa implica che fosse stato importato appositamente – probabilmente attraverso una rotta che passava lungo il versante meridionale dell'Himalaya – proprio per permettere la produzione della seta.
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Prima di questi ritrovamenti, la tesi più accreditata era che la sericoltura si fosse diffusa in Asia centrale e nel resto dell’Eurasia dalla Cina attraverso la Via della Seta, attiva sotto la dinastia Han dal 114 a.C. fino alla metà del XV secolo. Per secoli, lungo questa rotta (o meglio, questo insieme di rotte), viaggiarono verso l’Occidente prodotti come spezie, porcellane, tè e, naturalmente, seta. Secondo tale ricostruzione, le conoscenze e le tecniche della sericoltura si sarebbero diffuse fuori dalla Cina circa 2000 anni fa. I bozzoli scoperti a Sapalli Tepe retrodatano questa storia di altri due millenni.
Le analisi dei tre bozzoli hanno anche permesso di accertare la loro appartenenza alla specie Bombyx mori, la stessa domesticata nell’antica Cina a partire dal suo progenitore selvatico, il Bombyx mandarina, in un'epoca compresa tra gli 8500 e i 5000 anni fa.
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Vale la pena di considerare che non tutta la seta antica proveniva dall’allevamento del Bombyx mori. Nell’Asia meridionale erano diffuse anche altre tradizioni sericole, basate sull’utilizzo di specie diverse, da cui provengono alcuni tipi di seta prodotti ancora oggi, come le sete Tussar (ottenute dalle falene del genere Antheraea) e le Eri (dal genere Samia). Proprio l’esistenza di questa pluralità di tradizioni sericole nel mondo antico rende il ritrovamento di bozzoli di Bombyx mori a Sapalli Tepe particolarmente rilevante, perché suggerisce che la tradizione diffusa in questa regione fosse quella proprio cinese, nonostante le due aree non fossero ancora in contatto attraverso la Via della Seta. Dovevano esserci, quindi, altre rotte di connessione per il momento sconosciute.
L’ipotesi in questione sarebbe supportata anche da un altro ritrovamento, avvenuto meno di recente, nel sito di Sapalli Tepe. Qui, degli scavi condotti da un team di archeologi sovietici negli anni Settanta avrebbero portato alla luce un frammento di tessuto, oggi conservato al Museo Nazionale dell'Uzbekistan a Tashkent, che però non consente di effettuare analisi dirette del campione. Tuttavia, secondo la documentazione d'archivio disponibile, il frammento in questione sarebbe stato ottenuto con una tecnica di tessitura coerente con lo stile di produzione della seta cinese. Si tratterebbe dunque di un’indicazione ulteriore della presenza di questa tradizione nell’area di Sapalli Tepe.
Negli ultimi anni, altre ricerche hanno documentato l’esistenza di connessioni risalenti a più di 5.000 anni fa tra la Cina e l’Asia centrale e meridionale, tra le quali avvenivano scambi di cereali, frutta, metalli e bestiame. Il fatto che il continente eurasiatico fosse già interconnesso molto prima della Via della Seta supporta quindi l’ipotesi che tra i beni e le conoscenze che circolavano lungo queste rotte ci fossero anche quelle legate alla produzione dell’ambito tessuto.
Nella ricerca, comunque, si fa riferimento ad alcune domande ancora aperte. La prima riguarda le ragioni per cui, nonostante la sericoltura a base di Bombyx mori fosse diffusa fuori dalla Cina in epoche così remote, essa non si sia affermata in modo duraturo e storicamente documentato in Asia centrale. Inoltre, restano ancora da chiarire le modalità e le rotte specifiche attraverso le quali il gelso bianco è stato esportato in tutto il continente eurasiatico. Per trovare una risposta a questo interrogativo, gli autori segnalano la necessità di condurre ulteriori studi archeologici lungo i margini settentrionali e meridionali dell'altopiano tibetano.
Nel frattempo, i bozzoli conservati per millenni nel sito di Sapalli Tepe restano la prova più antica finora disponibile della sericoltura a partire dalla coltivazione del gelso e delle larve di Bombyx al di fuori dell'antica Cina. Suggeriscono, inoltre, che ci sia ancora molto da scoprire sulla storia di questo antico e prezioso tessuto, prima che il suo nome venisse associato a una delle più famose rotte commerciali dell’antichità.