SOCIETÀ

Altre tre specie antartiche sono minacciate dal cambiamento climatico

Marzo è il mese in cui i ghiacci marini artici, verso la fine dell’inverno, raggiungono la loro massima estensione. Quest’anno però è rimasta del 5,7% inferiore alla media, “la più bassa mai registrata per questo mese” riporta l’agenzia europea di monitoraggio Copernicus.

Se si scende a latitudini più temperate, quelle comprese tra i 60° sopra e sotto la linea dell’equatore, le cose non vanno meglio: la temperatura superficiale delle acque marine ha sfiorato, a marzo 2026, la media di 21°C, un valore secondo solo a quello registrato a marzo 2024.

Se scendiamo ancora e cambiamo stagione, arriviamo in Antartide, dove le condizioni sono solo apparentemente migliori: qui, “l'estensione mensile del ghiaccio marino è stata del 10% inferiore alla media di marzo”, riporta Copernicus. Paradossalmente, si tratta del miglior valore degli ultimi 4 anni, durante i quali nello stesso periodo l'estensione è stata del 20% o anche del 30% inferiore alla media.

Questi dati non sono solo numeri su uno schermo. L’International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha di recente aggiornato la sua lista rossa delle specie a rischio di estinzione. Tra le nuove aggiunte ci sono tre specie che vivono proprio in Antartide: oggi il loro stato di conservazione non è minacciato dalla naturale competizione con altre specie, sottolineano gli esperti, bensì dall’aumento delle temperature del pianeta causato dalle emissioni antropiche di gas serra.

Pinguino imperatore

Il pinguino imperatore (Aptenodytes forsteri) è il più grande tra tutte le specie di pinguini. È anche la specie protagonista del film di animazione Happy Feet che ha vinto il premio Oscar e molti altri riconoscimenti nel 2006. Oggi il suo status è passato da “quasi minacciato” a “in pericolo”.

La sua popolazione in Antartide ha perso più di 20.000 individui adulti dal 2009 al 2018, circa il 10% del totale, e si stima che entro il 2080 potrebbe venire addirittura dimezzata. La principale causa è il riscaldamento globale che provoca lo scioglimento del ghiaccio marino (quello ancorato alla costa, al fondale oceanico o a iceberg incagliati), un habitat fondamentale per il pinguino imperatore, perché è qui che cresce i suoi pulcini e che trascorre la stagione della muta, quando non è ancora del tutto impermeabile.

Se il ghiaccio si scioglie troppo presto a primavera, intere colonie possono collassare in acqua, prima che i pulcini abbiano imparato a nuotare. Il pinguino imperatore è considerato una specie sentinella: senza riduzioni significative delle emissioni di gas serra, le loro popolazioni diminuiranno rapidamente nel corso di questo secolo.

L’otaria orsina

Un’altra specie che è passata direttamente da “rischio minimo” a “in pericolo” è l’otaria orsina (Arctocephalus gazella): negli ultimi 25 anni la sua popolazione infatti si è già dimezzata, passando da oltre 2 milioni a meno di un milione di individui. In questo caso l’aumento della temperatura della superficie dell’acqua marina spinge i krill, piccoli crostacei di cui questa specie si ciba, a profondità maggiori in cerca di temperature più fredde, riducendo così la disponibilità di risorse nutritive per l’otaria.

Gli effetti del riscaldamento globale nel caso di questa specie si sommano ad altre minacce, “come la predazione da parte delle orche e delle foche leopardo, e la competizione con le popolazioni in ripresa di balene dotate di fanoni che si nutrono dello stesso krill” si legge sul sito della IUCN.

L’elefante marino meridionale

Anche l’elefante marino meridionale (Mirounga leonina) è passato direttamente dallo stato di “rischio minimo” a “in pericolo” nell’ultimo aggiornamento della red list. Le conseguenze del riscaldamento globale si sono abbattute su questa specie sotto forma di malattia: la specie negli ultimi anni infatti è stata decimata da un’epidemia di influenza aviaria (Highly Pathogenic Avian Influenza – HPAI).

“Dalla fine del 2020 si è registrato un aumento significativo della diffusione dell’influenza aviaria a livello globale, che si è estesa anche ai mammiferi” riporta la IUCN. “La malattia ha colpito quattro delle cinque principali sottopopolazioni, uccidendo più del 90% dei cuccioli appena nati in alcune colonie e incidendo gravemente sulle femmine adulte, che trascorrono più tempo sulle spiagge rispetto ai maschi”.

L’aumento di diffusione di malattie di questo tipo è uno degli effetti attesi del cambiamento climatico, soprattutto (ma non solo) “nelle regioni polari, dove gli animali hanno avuto in passato una minore esposizione ai patogeni. Gli animali che vivono a stretto contatto e in colonie, come gli elefanti marini del sud, sono particolarmente colpiti dalle malattie”.

“Questi dati sono importanti e dovrebbero spingerci ad agire in tutti i settori e a tutti i livelli della società per affrontare con decisione il cambiamento climatico” ha dichiarato la dottoressa Grethel Aguilar, Direttrice generale dell’IUCN. “Il declino del pinguino imperatore e dell’otaria antartica, aggiunte alla Lista Rossa dell’IUCN, sono dei campanelli d’allarme sulla realtà del cambiamento climatico. Mentre i Paesi si preparano a riunirsi alla Riunione consultiva del Trattato Antartico a maggio, queste valutazioni forniscono dati essenziali per orientare le decisioni riguardanti questo maestoso continente e la sua straordinaria fauna selvatica” ha aggiunto. “Il ruolo dell’Antartide come guardiano ghiacciato del nostro pianeta è insostituibile: offre innumerevoli benefici agli esseri umani, stabilizza il clima e fornisce rifugio a una fauna unica”.

© 2025 Università di Padova
Tutti i diritti riservati P.I. 00742430283 C.F. 80006480281
Registrazione presso il Tribunale di Padova n. 2097/2012 del 18 giugno 2012